Alle nozze di Giorgia Cardinaletti, sabato 10 ottobre a Fabriano, il vero padrone di casa era morto da 239 anni. Gli sposi si sono detti sì nella Cattedrale di San Venanzio, dove è sepolto, poi hanno festeggiato nella villa di campagna che porta il suo nome. Lui era Onofrio del Grillo, il Marchese che per mezza Italia ha la faccia di Alberto Sordi. E anche senza il cinema aveva una biografia abbastanza movimentata da farsi ricordare.
La cerimonia è cominciata intorno alle 16, sotto una pioggia leggera. Giorgia Cardinaletti, volto del Tg1, aveva un bouquet di rose bianche ed eucalipto. Francesco Bechis, giornalista del Messaggero, l’aveva preceduta in un completo blu. Intorno a loro, una chiesa dove tra ori, affreschi e personaggi illustri c’è parecchio da guardare, anche quando all’altare non si sposa nessuno di famoso.
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La Cattedrale di San Venanzio, dove il barocco si è preso parecchio spazio
A giudicare dagli interni, qui nessuno aveva paura di esagerare con le decorazioni e non era certamente un architetto del 2026 che non vede l’ora di costruire l’ennesima palazzina grigia con “ampi” bilocali da 50mq. Qui, nella Cattedrale di San Venanzio, non si è badato al brutto, ma al bello. Stucchi e fregi dorati sono opera del ticinese Francesco Selva, mentre la ricostruzione della chiesa, tra il 1607 e il 1617, porta la firma dell’architetto urbinate Muzio Oddi. Il gusto era quello barocco e San Venanzio lo racconta senza particolare timidezza, con tele, affreschi e una buona dose di sfarzo.

La sua storia, però, comincia molto prima di tutto quell’oro. Dedicata al martire di Camerino, la chiesa ha origini che risalgono almeno ai decenni intorno al Mille ed è la chiesa madre di Fabriano dal Duecento. Per diventare ufficialmente cattedrale ha dovuto aspettare il 1728, quando la città ha ottenuto la sede vescovile. Insomma, aveva già diversi secoli di servizio quando le hanno aggiornato il titolo.
Per trovare il Medioevo basta girarle intorno: l’abside poligonale in pietra bianca è uno dei resti del cantiere trecentesco, insieme al chiostro e alla cappella di San Lorenzo, a destra degli stalli del coro. Qui il fabrianese Allegretto Nuzi dipinse intorno al 1360 le storie del santo. Poco più in là sopravvivono quelle della Croce, realizzate tra il 1415 e il 1416 da Giovanni di Corraduccio, pittore di Foligno. Il Seicento ha cambiato parecchie cose, ma per fortuna non ha fatto piazza pulita di tutto quello che c’era prima.
Orazio Gentileschi e una pinacoteca con l’acquasantiera
Tra le cappelle laterali, l’impressione di essere finiti in un museo è piuttosto giustificata. La Cattedrale custodisce opere manieriste e barocche e può permettersi di mettere in elenco Orazio Gentileschi, padre di Artemisia e pittore caravaggesco. A Fabriano lavorò per sei anni, dal 1613 al 1619, e qui si trovano la sua Crocifissione su tela e le Storie della Passione.
Nel 2019, infatti, il Duomo è entrato nel percorso della mostra La luce e i silenzi, dedicata a Gentileschi e alla pittura caravaggesca nelle Marche. La Pinacoteca civica aveva così una sede in più, già abbondantemente attrezzata quanto a opere e cornice. Con il vantaggio che, finita la mostra, quei dipinti sono rimasti al loro posto.

Il Marchese del Grillo, prima che ci mettesse mano Sordi
Il personaggio più curioso legato alla Cattedrale resta comunque lui. Onofrio del Grillo nacque a Fabriano il 5 maggio 1714, in un ramo cadetto della famiglia: il cognome era quello giusto, i soldi un po’ meno. Dopo la laurea in legge a Urbino, la morte della madre e una situazione economica poco brillante lo spinsero a Roma, dal parente Bernardo del Grillo. Fu lui a lasciargli titoli e beni nel 1757.
Alla corte pontificia Onofrio cominciò come sediario e si fece conoscere per un carattere decisamente eccentrico. Sulle sue burle, poi, la fantasia popolare ha lavorato parecchio, attribuendogli probabilmente anche scherzi combinati da altri membri della famiglia. C’è però un capitolo che di divertente ha ben poco: da Conservatore di Roma inasprì le tasse sul Ghetto, finché gli abitanti riuscirono a ottenerne la rimozione.
Il cinema si è preso altre libertà, a cominciare dal calendario. Nel film di Mario Monicelli del 1981, Il marchese del Grillo, Alberto Sordi combina i suoi scherzi nel 1809, sotto Pio VII. Peccato che a quella data il vero Marchese fosse sepolto a Fabriano già da ventidue anni. Anche la battuta più famosa ha una paternità diversa: viene da un sonetto di Giuseppe Gioachino Belli del 1831. A Onofrio, insomma, abbiamo attribuito un bel po’ di cose.

La tomba contesa tra Roma e Fabriano, documenti alla mano
Per parecchio tempo gli è stata attribuita anche una sepoltura sbagliata. A Roma, nella basilica di San Giovanni dei Fiorentini, c’è la cappella di famiglia dove riposa Cosimo del Grillo, il primo Marchese. Più di un racconto sulla Roma papalina aveva sistemato lì anche Onofrio, finché il suo atto di morte, ritrovato nell’archivio diocesano di Fabriano, ha chiarito la questione. In una città che produce carta almeno dal Duecento, alla fine è servito proprio un foglio per rimettere le cose a posto.
Secondo questa ricostruzione, la tomba si troverebbe davanti alla cappella del Santissimo Sacramento. Il 7 luglio 2023, su iniziativa dell’associazione Marchese Onofrio del Grillo Fabriano, in Cattedrale è stata scoperta una targa commemorativa. Un modo per presentare ai visitatori l’uomo vero, visto che sul personaggio interpretato da Sordi siamo tutti molto più preparati.

Il ricevimento nella villa del Marchese, con affreschi e cantine
Ma torniamo al matrimonio dei due giornalisti dorati. Dopo la cerimonia, sposi e invitati si sono spostati a Rocchetta Bassa, pochi chilometri fuori città, al Relais Marchese del Grillo. Cambiava l’indirizzo, ma il Marchese continuava a essere di casa: la villa è legata a Onofrio dal 1771 e qui trascorse gli ultimi anni, alternandola al palazzo di famiglia in Piazzetta del Podestà, nel centro di Fabriano.
Oggi è un hotel con affreschi d’epoca e antiche cantine, e sabato sera ha ospitato la festa di Giorgia e Francesco. Della cerimonia restano le foto delle nozze sotto la pioggia e i dettagli dell’abito da sposa chic e minimal, in una giornata passata praticamente da una pagina all’altra della storia del Marchese.