Anemia da carenza di ferro: sintomi, cause e cosa fare

L’anemia da carenza di ferro è legata soprattutto all’alimentazione e il suo sintomo più frequente è la stanchezza. Cosa fare?

Roberta Martinoli Medico Nutrizionista Dopo una Laurea in Scienze Agrarie e un Dottorato di Ricerca in Fisiologia dei Distretti Corporei, consegue una Laurea in Scienze della Nutrizione Umana e in Medicina e Chirurgia.

Cos’è

L’anemia da carenza di ferro (anche nota come anemia da carenza marziale o anemia sideropenica) è una condizione determinata da una ridotta disponibilità di ferro che porta all’inadeguata sintesi del gruppo eme. Questo è a sua volta necessario per la formazione dell’emoglobina. Si tratta di una forma di anemia molto frequente che colpisce in particolare le persone che seguono una dieta inadeguata e le donne in età fertile nelle quali l’apporto alimentare di ferro non riesce a compensare le perdite legate al ciclo mestruale.

Ogni individuo adulto in buone condizioni di salute dispone in totale di 3-5 g di ferro (Fe) distribuiti sotto forma di:

  • Fe emoglobinico (65%);
  • Fe mioglobinico (3,5%);
  • Fe di deposito: ferritina e emosiderina (27%);
  • Fe di trasporto: transferrina (0,1%);
  • Fe tissutale: coenzima di perossidasi, catalasi, citocromi (0,2%);
  • Fe del pool labile: costituente di membrana ed intra-citoplasmatico (2,5%).

Nel plasma, il Fe viene veicolato dalla transferrina e trasportato verso gli organi di deposito e a livello del midollo osseo. Dal momento che la quota libera è trascurabile, con il termine di sideremia ci si riferisce al ferro di trasporto.

Cause della carenza

Una diminuzione della sideremia può essere legata a:

  • un ridotto apporto di Fe
  • un aumento delle richieste (gravidanza, allattamento, infanzia),
  • un ridotto assorbimento (celiachia)
  • un’aumentata perdita (malattie emorragiche, meno-metrorragie, ematuria)
  • malattie infettive
  • neoplasie
  • carenza di vitamina C e B6

Di fronte ad un’alterazione della sideremia sarà in primo luogo opportuno porre una corretta diagnosi. Una volta posta la diagnosi, si imposterà una terapia adeguata che non potrà prescindere dalla corretta gestione delle scelte alimentari.

L’anemia sideropenica può sopraggiungere anche nel caso in cui la dieta sia adeguata in termini di apporto di ferro. Molto spesso questa condizione è legata ad un deficit di assorbimento. L’assorbimento del ferro è influenzato dalle condizioni della mucosa gastroenterica. Più nello specifico potremmo dire che una diminuzione della superficie assorbente, le alterazioni a carico delle cellule che rivestono i tessuti e i disturbi della motilità intestinale sono tra le caratteristiche della mucosa enterica in grado di contrastare l’assorbimento del ferro.

È importante sottolineare il fatto che il ferro presente nell’organismo deriva dall’apporto dietetico che deve essere in grado di compensare le perdite fisiologiche di questo prezioso elemento. Poiché però la quantità di ferro assorbibile presente nella nostra dieta è appena sufficiente, qualunque incremento delle perdite o qualunque fattore in grado di contrastarne l’assorbimento può portare ad uno stato carenziale e all’esaurimento delle riserve corporee.

Nel deficit di ferro incidono anche le perdite, che possono determinare una carenza. Il ferro viene escreto attraverso le urine, le feci e il sudore. Una quota importante viene persa attraverso l’eliminazione delle cellule intestinali che vanno incontro ad un ricambio molto accelerato. Vi è poi la desquamazione delle cellule cutanee che accompagna la sudorazione. Le donne sono più soggette ad andare incontro ad anemia sideropenica per via delle perdite legate ai flussi mestruali e alle gravidanze. Un normale flusso mestruale comporta la perdita di circa 20 mg di ferro mentre nel corso di una gravidanza la madre cede al feto circa 300 mg.

Sintomi

Lo sviluppo di un’anemia da carenza di ferro è lento. L’organismo ha il tempo di adattarsi alla presenza di livelli di emoglobina più bassi della norma. Questo fenomeno rende conto del fatto che le forme più lievi sono associate ad un quadro sintomatologico poco significativo. Talora anche valori inferiori a 5g/dl risultano discretamente tollerati. Nelle forme sintomatiche compaiono:

  • Astenia (sensazione di debolezza generale)
  • Affaticabilità
  • Irritabilità
  • Insonnia
  • Cefalea
  • Difficoltà a concentrarsi
  • Vertigini, specie nel passaggio dalla posizione sdraiata a quella in piedi
  • Lingua arrossata
  • Ragadi e fissurazioni a livello della commissura labiale, ovvero in corrispondenza degli angoli formati dall’unione del labbro inferiore col superiore (cheilite angolare)
  • Disfagia (sensazione di deglutizione difficoltosa)

Diagnosi

La diagnosi dell’anemia da carenza marziale si fonda sugli aspetti clinici. Se il paziente lamenta i sintomi di cui sopra sarà opportuno eseguire alcune fondamentali ricerche di laboratorio. Sarà importante determinare lo stato delle riserve di ferro dell’organismo. Per questo motivo il medico curante prescriverà oltre all’esame emocromocitometrico anche il dosaggio della sideremia, della ferritina e della transferrina.

Cosa fare?

Le cose da fare per risolvere un’anemia da carenza di ferro sono le seguenti:

  • Consumare carne rossa un paio di volte a settimana dal momento che questa contiene la forma più facilmente assorbibile di Fe (Fe eme);
  • Valutare la necessità di una supplementazione di vitamina C dal momento che essa promuove l’assorbimento del Fe. Per la stessa ragione condire carne e verdure con succo di limone;
  • Ridurre il più possibile l’assunzione di grassi saturi perché questi combinandosi con il Fe danno luogo alla formazione di radicali liberi in grado di danneggiare il DNA (reazione di Fenton);
  • Consumare con regolarità frutta e verdura: il loro potere antiossidante riduce la produzione di radicali liberi. Attenzione però alle verdure a foglia larga: gli spinaci con i loro ossalati contrastano l’assorbimento del Fe in essi stessi contenuto. Bisogna considerare inoltre che il Fe della frutta e della verdura, noto come Fe non-eme, non è così facilmente assorbibile come il Fe contenuto nei prodotti animali;
  • Tenere conto del fatto che frutta secca, cereali integrali e legumi sono tutti alimenti ricchi in ferro ma nei quali l’elevato contenuto in fibre è in grado di contrastarne l’assorbimento;
  • Limitare il consumo di the e caffè che in virtù del loro elevato contenuto in tannini possono ridurre l’assorbimento del Fe non eme.

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