Georgina McNamara era in Sri Lanka, in viaggio con il compagno. Mentre si trovava davanti uno dei paesaggi più belli che avesse mai visto, pensava già a come raccontarlo su Instagram: quale foto scegliere, quale didascalia scrivere e, soprattutto, quante persone avrebbero reagito.
Una volta tornata a Londra, ha pubblicato gli scatti e ha cominciato a controllare i like che, però, erano meno di quelli che si aspettava. E così, invece di conservare il ricordo di quel viaggio, si è ritrovata a chiedersi che cosa ci fosse di sbagliato nei suoi post.
È stato allora che ha deciso di cancellare Instagram. Un cambio di rotta digitale che avrebbe dovuto durare solo un mese, ma che si è trasformato in una pausa di quasi un anno.
Georgina McNamara cancella Instagram e torna alla vita offline
Alcuni momenti sembrano diventare più belli quando sappiamo di poterli mostrare anche agli altri. Un viaggio, un tramonto, oppure una cena speciale: basta una fotografia e una giusta didascalia per ricevere i primi like e sapere che dall’altra parte dello schermo qualcuno apprezza quello che facciamo.
Ma quando iniziamo a pensare a come apparirà la nostra vita agli occhi di chi ci guarda, rischiamo di perdere qualcosa proprio mentre stiamo cercando di raccontarla.
“Ho scaricato Instagram per la prima volta a 17 anni e ne sono diventata dipendente come la maggior parte delle persone si innamora: lentamente, e poi all’improvviso” ha raccontato Georgina parlando del suo primo approccio ai social.
Non ha mai avuto un pubblico enorme, né migliaia di follower da intrattenere, ma quelle poche centinaia di persone erano diventate una presenza costante nei suoi pensieri. Si preoccupava sempre più spesso di quali contenuti potessero interessarli e di come reagivano a quello che pubblicava.
Il problema, ha raccontato, è che questa attenzione ha iniziato a seguirla anche lontano dallo schermo. Quasi senza accorgersene, le sue abitudini avevano cominciato a cambiare: il tempo dedicato alla lettura e alla scrittura lasciava spazio alla ricerca della fotografia perfetta.
Ma è proprio durante il viaggio in Sri Lanka, quando il pensiero dello schermo era più prepotente dell’emozione vissuta in tempo reale, che si è accorta che qualcosa doveva cambiare, e che il desiderio di piacere a quel pubblico invisibile stava prendendo troppo spazio.
Nel giro di due giorni, ha deciso di cancellare Instagram dal telefono. Inizialmente soltanto per un mese, con l’idea di interrompere quell’abitudine e ritrovare un rapporto più sereno con i social.
La vita senza Instagram: cosa è cambiato per Georgina
Quel mese senza social sono poi diventati tre, e poi sei. Quando Georgina ha scelto di raccontare la sua storia sul Guardian, era ormai vicina a festeggiare un anno dalla decisione di allontanarsi dall’applicazione.
Nei mesi vissuti offline, Georgina ha però continuato a scattare fotografie. La differenza è che non ha più sentito il bisogno di pubblicarle. Poteva conservare un’immagine perché le ricordava un bel momento senza dover pensare a una didascalia o a quante persone avrebbero messo un like.
Ha ricominciato anche a dedicare più tempo alla lettura e alla scrittura: “Questo non significa che sia diventata produttiva ogni minuto di ogni giorno. Non è successo. Ma il rumore di fondo si è ridotto notevolmente. È stato liberatorio tornare a vivere la mia vita in privato”.
Il peso del giudizio degli altri sui social
Nonostante l’attaccamento ai social sia spesso attribuito principalmente alle celebrità, è innegabile che chiunque può sentire il bisogno di quel genere di approvazione che il web promette passivamente di regalare.
Anche un profilo seguito da poche centinaia di persone può diventare uno spazio in cui cercare conferme, confrontarsi con gli altri e misurare, attraverso le loro reazioni, quanto sia interessante la propria esistenza.
È un meccanismo che conosciamo bene. Guardiamo le fotografie degli altri e ci confrontiamo con viaggi, relazioni, successi e momenti felici che sembrano sempre avere qualcosa in più dei nostri. Poi scegliamo cosa mostrare di noi, cercando di restituire un’immagine che ci faccia apparire interessanti, felici, realizzati. Il giudizio degli altri finisce così per influenzare entrambi i lati dello schermo: ciò che guardiamo e ciò che decidiamo di condividere.
Il rischio è cominciare a vivere anche le esperienze più personali pensando a come verranno percepite. Come se una giornata avesse bisogno di essere raccontata per essere ricordata, o un momento felice di ricevere il giusto numero di like per avere davvero valore. Ma è davvero così importante, o è forse il valore che sentiamo noi l’unico metro di giudizio di cui dovremmo tenere conto?