Come le interazioni sui “Social” influenzano la nostra vita

I rapporti umani all'interno dei "social media" sono ben diversi da quelli reali, non rendersene conto può creare false aspettative

Dott. Massimo Vidmar

Dott. Massimo Vidmar Psicologo, Psicoterapeuta

Periodicamente vengono pubblicate ricerche che analizzano l’impatto che i social media hanno sulla salute psicologica dei giovani. L’ultima di queste, della Royal Society for Public Health britannica, fa emergere che Instagram sarebbe la piattaforma che maggiormente ingenera ansia, depressione e fomo (“fear of missing out” – l’ansia e il panico generati dal non poter avere notifiche e aggiornamenti quando si è off-line).

Le immagini e gli standard proposti dai “profili vip” possono generare nei più giovani sentimenti di inadeguatezza, nel paragonare la loro esperienza ai risultati, irraggiungibili, che appartengono a quegli utenti che hanno migliaia di followers. Dimenticando che spesso gli “scatti” proposti sono distanti dalla realtà (foto modificate, migliorate e frutto del lavoro di staff di consulenza di immagine).
Tutti sui social media cercano di dare di sé la migliore immagine possibile. Ciò è comprensibile, ma è un’arma a doppio taglio, perché più la rappresentazione che si dà di sé è distante da quella reale, più grande sarà il peso di doverla sostenere.

I risultati di questa, e altre ricerche, come il libro di Patracia Wallace “la Psicologia di Internet” (di recente pubblicazione) mi danno lo spunto per far riflettere le lettrici, su quanto spesso ci si dimentica, o non si dà particolare peso al fatto, che l’interazione su un social media presenta degli aspetti che la rendono molto differente dai rapporti umani nella realtà fisica.
Tutti quanti noi, e gli adolescenti soprattutto, dovremmo essere consapevoli dello strumento con cui ci andiamo a interfacciare, per non avere troppe aspettative o costruire la nostra stima sulla base della nostra popolarità su di un social media.

Limiti dell’interazione sui social
1 Innanzitutto c’è la mancanza di un feed-back immediato nella comunicazione: il messaggio che vogliamo veicolare alla nostra cerchia di contatti (un “like”, un commento, una approvazione o una disapprovazione, un contenuto audio/video), non trova un riscontro immediato. Anche quando l’attesa fosse di pochi secondi, rimane il fatto che manca, paradossalmente, l’interattività (tipica della comunicazione faccia a faccia), dove, nel momento in cui comunico il mio messaggio ricevo contemporaneamente un feed-back dal mio interlocutore, col quale stabilisco un contatto immediato. Senza di esso, si rimane sospesi, appesi, in balia di ciò che accadrà.

2 Anche quando il feed-back fosse immediato, manca degli elementi caratteristici della comunicazione verbale: il tono della voce, il ritmo della conversazione, l’espressione del viso, il contatto oculare, la mimica. Elementi che sono propri di una comunicazione “faccia a faccia” e che permettono di entrare meglio in relazione con l’altro, soprattutto a livello emotivo. Infatti, vi è spesso nelle comunicazioni nei social network, una emotività polarizzata (senza sfumature): grande entusiasmo, grande rabbia, grande sorpresa, o, estrema distanza, rifiuto, indifferenza. Le nostre reazioni emotive non sono contenute e quindi sono spesso eccessive.

3 Infine, affinché un’esperienza possa essere piena e completa, necessita anche del canale corporeo, oltre a quello visuale e uditivo. La gestione della distanza spaziale dall’interlocutore, i movimenti del corpo, la nostra postura, l’eventuale contatto fisico, sono tutti aspetti che arricchiscono notevolmente la comunicazione e il rapporto interpersonale.
Quando invece un monitor filtra (elimina o appiattisce) tutti questi elementi e la nostra partecipazione nello scambio è caratterizzata solo da piccoli movimenti (quelli delle dita su una tastiera) e da un’attenzione puntiforme (limitata appunto ad uno schermo, escludendo uno spazio e un contesto dove la relazione avviene) è solo l’aspetto cognitivo della comunicazione a essere mediato e lo scambio ne risulta molto impoverito.

La mia non vuole essere una critica a priori al sistema dei social media. Essi ci hanno aperto ad orizzonti che fino a 30 anni fa erano inimmaginabili: la possibilità di metterci in comunicazione con persone che condividono i nostri interessi, desideri e attitudini (che difficilmente avremmo incontrato nel nostro territorio), la circolazione di un numero così grande di informazioni e conoscenze che non avremmo mai immaginato di poter avere a disposizione, conoscere culture e luoghi del mondo che neanche sapevamo esistessero.

Vorrei solo far riflettere sul fatto che, ogni volta che instauro rapporti su un “social media”, ho un filtro che limita e altera questi rapporti. Tutto ciò, per chi è nato in questo millennio, non sempre è chiaro: per loro la piattaforma digitale risulta essere la principale forma di socializzazione, il luogo dove costruire amicizie, rapporti di lavoro, esprimere il proprio sé, non avendone sempre la consapevolezza dei limiti.

Come le interazioni sui “Social” influenzano la nostra vita

Dott. Massimo Vidmar Psicologo, Psicoterapeuta Esperto nella Valutazione e Gestione dello Stress e in Tecniche di Rilassamento. Si occupa inoltre di Demenze Senili, Coaching, Psicologia dello Sport. Conduce Training Motivazionali per lo Sviluppo dell' Assertività e del proprio Potenziale.

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