L’ansia delle spunte blu e quel “scusa se rispondo solo adesso”

Così quella frase sincera è diventata una frase fatta per giustificarci dalle continue mancate risposte di fronte a un messaggio già visualizzato

Sabina Petrazzuolo Lifestyle editor e storyteller Scrittrice e storyteller. Scovo emozioni e le trasformo in storie. Lifestyle blogger e autrice di 365 giorni, tutti i giorni, per essere felice

Nonostante non ci siano dei dati scientifici e ufficiali sul numero preciso di persone che hanno scelto di disabilitare la conferma di lettura dei messaggi di Whatsapp, sono certa che si tratti di un fenomeno più grande di quanto possiamo immaginare. E vi confesso, che in quel numero, ci sono anche io.

Sì, ho scelto di non cedere a quelle fatidiche, temute e quasi ansiogene spunte blu che hanno diviso il mondo, distrutto relazioni e compromesso i rapporti. Credete io stia esagerando?

In realtà scegliere di non mostrare e non visualizzare le spunte blu non è stata una scelta prettamente egoistica, quanto più di sopravvivenza. Non solo per quei  soffocanti “Perché non rispondi”, ma anche per evitare che io finissi esattamente come gli altri. Quelli che restano con lo smartphone in mano ad attendere che il messaggio inviato sia visualizzato, quelli che si torturano sulla mancata risposta.

Perché non ha risposto ancora? È successo qualcosa? È arrabbiato con me? Queste sono solo alcune delle domande che balenano nella testa della maggior parte delle persone ogni qualvolta un messaggio resta così, sospeso. E questo accade tra amici, tra colleghe di lavoro e tra fidanzati, soprattutto quando la frequentazione è agli albori.

In quella snervante attesa viene naturale domandarci le motivazioni che si nascondono dietro a un messaggio visualizzato e senza risposta. È successo anche a me, di stare da una parte e dall’altra. E non è stato bello.

Così ho scelto di spuntare quella casellina che ha risolto ogni mio problema (o quasi). Perché il dramma dei messaggi senza risposta esiste ancora, ed è reale. Perché anche se non ci sono le spunte blu è naturale chiedersi perché le persone impiegano ore e a volte anche giorni prima di rispondere quando sappiamo benissimo che non si separano mai dal loro smartphone.

Ma perché tutto questo ci provoca ansia sociale? Forse la risposta sta nel fatto che, in qualità di esseri umani, abbiamo bisogno di relazionarci con gli altri e per farlo dobbiamo instaurare dei dialoghi, non di monologhi. Però certo, essendo soggetti pensanti dobbiamo anche considerare che nonostante questi nuovi strumenti di comunicazione siano concepiti come istantanei, è tutto nostro il diritto di scegliere di non rispondere, per una serie di motivazioni più o meno valide.

Siamo occupati, non abbiamo ancora visto il messaggio oppure, semplicemente non ne abbiamo voglia. Siamo da incolpare per questo? Io dico di no. Soprattutto se consideriamo il fatto che, se da una parte c’è chi ha l’ansia di una non risposta, dall’altra c’è anche chi quell’ansia ce l’ha perché si sente quasi obbligato a dover rispondere immediatamente (sì, quella sono io).

Perché è questa la società che abbiamo creato, quella in cui le persone sono consapevoli che viviamo a 5 centimetri, o poco più, di distanza dal nostro smartphone. E aspettarsi una risposta nel minor tempo possibile è quello che tutti facciamo, salvo poi perderci in quel “Scusa se ti rispondo solo ora” che, da messaggio sincero, è diventato una risposta quasi automatica.

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