Da assistente occasionale, l’IA è diventata la nostra migliore amica. Quando non sappiamo cosa scrivere a un ragazzo, o chiediamo alle nostre amiche, o ChatGPT accorre in nostro soccorso.
È la comodità di poter chiedere tutto ciò che vogliamo all’Intelligenza Artificiale che ci spinge ad utilizzarla così tanto.
Insieme alla comodità, è arrivata anche una domanda più scomoda: se le macchine iniziano a fare tutto meglio e più velocemente di noi, che posto avremo nel futuro?
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Dall’entusiasmo al panico: quando l’IA smette di essere divertente
Immagina di poter chiedere o fare qualsiasi cosa tu voglia direttamente dal tuo telefono. Vuoi photoshoppare la tua amica vicino al ragazzo che le piace? O preferisci fare un’analisi psicologica del ragazzo che ti scrive solo alle 2 di notte?
Con l’Intelligenza Artificiale puoi. Alzi la mano chi ha installato sul proprio telefono ChatGPT.
Sembra davvero di parlare con una persona reale, ed è comoda e funzionale. Ed è entusiasmante vedere quanto riesca ad adattarsi alle nostre esigenze.
Non ci sorprendiamo per la sua diffusione, viste le innumerevoli comodità che offre. Oggi è integrata anche nei servizi di Google e Microsoft. Benché l’IA sia nata negli anni ‘50, è solo nell’ultimo paio di anni che è arrivata nella nostra vita quotidiana, con il lancio della nostra amica e confidente ChatGPT. Ora quasi ogni sito web dispone dell’Intelligenza Artificiale.
E il problema è proprio questo.
La rapida diffusione dell’IA ha coperto l’entusiasmo iniziale con una nuova forma di ansia da IA. Leggiamo spesso online che, un giorno, l’IA potrebbe prendere il posto dell’umano in ambito lavorativo.
Ciò ci genera incertezza sul futuro: non potremo più svolgere il lavoro dei nostri sogni perché l’Intelligenza Artificiale è stata messa all’opera? All’inizio eravamo entusiaste perché tutto era possibile, ora abbiamo paura che tutto sia davvero possibile.
L’ansia da IA e la paura di essere sostituiti
Noi siamo sempre spettatrici quando qualcosa di più grande di noi si diffonde a macchia d’olio.
L’IA è uno strumento davvero comodo e siamo in grado di apprezzarne le qualità. Ma non siamo capaci di prevedere il futuro e quanto le sue capacità di elaborazione di dati potrebbero trasformare il mondo del lavoro.
Il passaggio da entusiasmo a paura è normale durante una rivoluzione tecnologica. Non sappiamo quanto impatto avrà, assistiamo solo a cambiamenti sempre più repentini.
È normale provare pressione, poiché ci sentiamo in dovere di saper utilizzare l’IA qualora un lavoro lo richiedesse. Ma la tecnologia corre veloce e noi abbiamo anche paura di non riuscire a tenere il passo. Il risultato è un senso costante di pressione: tutto intorno a noi sembra accelerato mentre noi tentiamo di restare aggiornate.
Proprio perché l’IA ci fornisce migliaia di input, ci troviamo sempre in una situazione di sovraccarico di informazioni: è bello poter risolvere ogni nostro dubbio, ma avere troppe nozioni in testa non fa altro che consumare le nostre energie mentali.
E mentre le macchine imparano a scrivere, organizzare, analizzare e perfino creare, noi iniziamo a chiederci cosa resterà davvero umano.
Gli standard irrealistici che sta diffondendo l’IA
Come detto sopra, l’Intelligenza Artificiale è in grado di compiere davvero moltissime operazioni. Se abbiamo un’idea in testa e vogliamo concretizzarla, l’IA può essere il mezzo attraverso cui farlo.
Su TikTok si stanno diffondendo sempre più foto e video, generati artificialmente, che sembrano talmente reali da domandarci quanto oltre si stia spingendo la tecnologia. Ci sentiamo quasi ingenue a non distinguere una foto vera da un fotomontaggio di ChatGPT. Eppure il problema non siamo noi, ma quanto la realtà si stia fondendo con la tecnologia. Menomale che, a volte, sotto alle foto fake c’è la didascalia “Contenuti generati dall’IA”, così che ci sia chiarezza.
Le immagini che vediamo le immagazziniamo subito, perciò se non è molto riconoscibile l’uso dell’Intelligenza Artificiale, finiamo per prenderle come reali. Si crea così confusione sui social ma anche standard irrealistici.
Siamo cresciute con l’idea di perfezione e, ad oggi, raggiungere gli standard creati dall’IA è davvero impossibile per un essere umano.

Forse il vero problema è il ritmo dell’IA
L’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nei posti di lavoro non è necessariamente una decisione negativa per noi lavoratrici. Forse, ciò che ci spaventa davvero è il ritmo con cui stanno cambiando le cose.
Una rivoluzione tecnologica è un cambiamento radicale della società causato dall’introduzione di nuove tecnologie. Ed è proprio la velocità del cambiamento a lasciarci spaesate.
Abbiamo paura del futuro perché non abbiamo nemmeno fatto in tempo ad abituarci al presente. Gli scenari futuri noi non li possiamo conoscere e ciò ci impaurisce, perché cosa succederebbe se non riuscissimo a mantenere il passo?
C’è sempre una novità dietro l’angolo e per noi che stiamo ancora imparando a inserirci nel mondo del lavoro, risulta complicato capire fino in fondo come usare l’IA.
Inoltre, è un esempio perfetto di burnout digitale. Usare troppo l’Intelligenza Artificiale può causare inquietudine e incertezza, perché ci avviciniamo attivamente al problema.
È proprio la sua totale disponibilità il problema, poiché non ci dà modo di darci dei limiti (ma forse non vogliamo nemmeno imporceli). Quando tutto scorre veloce e noi ci sentiamo spettatrici, nasce l’esigenza di delineare dei limiti da non superare. Ma quando ciò che ci spaventa è ormai diffuso a macchia d’olio in ogni sfera della società, diventa difficile rallentare.
Come avere un rapporto sano con l’IA
L’ambivalenza emotiva può esistere: possiamo essere entusiaste e riconoscere la comodità dell’Intelligenza Artificiale, ma anche essere consapevoli dei danni che un uso eccessivo può causare. Possiamo decidere di utilizzarla solo per compiti specifici, come operazioni ripetitive o di analisi numerica. No, per sapere perché il ragazzo che ci piace ci ha ghostate, chiediamo alle nostre amiche fidate, non a una macchina.
L’IA non può fare tutto, perciò concentriamoci sul migliorare ciò in cui non può sostituirci: il pensiero critico, le emozioni, e le relazioni interpersonali. Non serve imparare a usarla nella sua interezza, ma capirne i punti deboli per farne i nostri punti di forza.
E soprattutto, rallentare si può. L’efficacia con cui lavorano le macchine ci fa vivere spesso situazioni di multitasking per ottimizzare il tempo. Concentrandoci, invece, su un solo compito alla volta, potremmo uscire dalla spirale di burnout digitale e lavorare come preferiamo.
Lo sviluppo dell’IA nella nostra vita quotidiana riflette la nostra paura dei cambiamenti: troppo spesso ciò che ci circonda muta completamente, e col passare del tempo non siamo impauriti della novità, ma dal dubbio di non riuscire a tenere il passo.
Forse non abbiamo davvero paura dell’Intelligenza Artificiale. Abbiamo paura di vivere in un mondo che accelera continuamente, mentre noi stiamo ancora cercando di capire chi vogliamo diventare.