Da Milva a Raffaella Carrà: i miti che ci hanno lasciato nel 2021

Da Milva a Raffaella Carrà, passando per Franco Battiato e Carla Fracci: nel 2021 ci hanno lasciato quattro indimenticabili mostri sacri

2021, l’anno della ripartenza. O almeno è questo ciò che tutti abbiamo pensato, provati da tanti mesi di pandemia che hanno messo a dura prova gli animi. Eppure sembra che il 2021 su cui tutti puntavamo stia aspirando a farsi ricordare come un anno da dimenticare: prima Milva, poi Franco Battiato e Carla Fracci, adesso si è portato via anche Raffaella Carrà.

Quattro personalità della musica e dello spettacolo che resteranno per sempre impresse nei nostri cuori, fautori – ciascuno a suo modo – di una rivoluzione culturale della quale siamo tutti figli. Artisti di questo calibro sono una rarità, di quelli che ne nascono pochi e vengono al mondo per illuminare un’intera epoca, lasciando un’impronta indelebile che sarà sempre ricordata dalle generazioni future.

Milva la “Rossa”, la “Pantera di Goro” com’era stata soprannominata negli anni Sessanta. Un decennio che è stato fucina di talenti irripetibili per la musica italiana e lei, al secolo Maria Ilvia Biolcati, ne sarà sempre un indimenticabile e fulgido esempio. Aveva 81 anni quando ad aprile 2021 si è spenta nella sua casa di Milano e da tempo lottava contro una malattia che non le ha lasciato scampo e che, già da qualche anno, l’aveva costretta ad abbandonare le scene.

Graffiante, impegnata ed eclettica come poche, Milva ha fatto innamorare i più grandi compositori del secolo con la sua voce inimitabile e quel talento da istrione che l’ha sempre caratterizzata. Tra questi c’era anche Franco Battiato, anche lui scomparso in questo funesto 2021. Il cantautore siciliano se n’è andato in quell’angolo di paradiso che aveva costruito per sé a Milo, alle falde dell’Etna, che non era soltanto una residenza ma il “laboratorio” intimo e privato in cui si dedicava alla sua arte.

Battiato ha lasciato un vuoto incolmabile, lui che ha letteralmente sconvolto (nel senso più che positivo del termine) la musica italiana, tra inedite sonorità elettroniche ed estasi mistiche. Un “guru” che a suon di note e parole ha aperto i nostri orizzonti, spiegandoci che la musica può essere lo specchio della nostra anima più profonda, ma anche sfoggio di cultura e di intelligente goliardia.

Musica e parole sono parte fondante della nostra cultura, su questo non c’è alcun dubbio. Eppure una piccola e all’apparenza fragile donna ci ha insegnato che sulle punte si può fare la differenza. Carla Fracci è l’altra, grandissima perdita di questo 2021, la “Prima Ballerina” per antonomasia. Parlare dei suoi successi alla Scala di Milano è quasi ridondante, piuttosto ci piace ricordarla per ciò che è stata e sempre sarà realmente: un simbolo di forza, femminilità nel senso più profondo del termine. Carla ha fatto innamorare proprio tutti ed è stata di ispirazione per tante bambine che, ammaliate dalla sua grazia e da quei grandi occhi scuri, hanno deciso di dedicare la propria vita alla danza.

Rigore, disciplina, studio e impegno, senza però dimenticare che nella vita conta anche realizzarsi negli affetti. La Fracci è stata pioniera di un nuovo modo di concepire la danza e ha aperto la strada a tante donne che – come consuetudine imponeva – avrebbero dovuto sacrificare la propria intera esistenza per la carriera. Ma Carla non ci stava, lei voleva a tutti i costi una famiglia e vivere la gioia della maternità, ed è così che ha fatto in barba a chi le diceva che sarebbe stato un errore.

In ultimo, la notizia che nessuno si sarebbe mai aspettato. Come un fulmine a ciel sereno se n’è andata Raffaella Carrà, non una soubrette né una semplice cantante: un’icona. Quel caschetto biondo, l’ombelico in bella vista, le movenze ritmiche e iperfemminili, ma sempre composte e mai sopra le righe. E poi quell’inimitabile risata che non smetterà mai di riecheggiare nelle nostre orecchie.

Un mito, una regina, una vera rivoluzionaria. E di lei ci mancherà tutto, così come degli altri mostri sacri che non potremo più ammirare dal vivo. Ci restano i ricordi delle loro performance, l’emozione di un brano o di quei passi di danza che continuano a farci sognare. Raffaella, Milva, Carla e Franco non erano nostri parenti né amici, eppure ci hanno lasciato l’eredità più importante che potessimo desiderare: la vera bellezza.

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