Simona Ventura è stata assolta, la sua reazione: “È finito un incubo”

Simona Ventura è stata assolta dall'accusa di evasione fiscale: su Facebook, la conduttrice si è lasciata andare in un lungo commento di felicità

Per Simona Ventura, è finito un incubo. Nel periodo che va dal 2012 al 2015, era stata accusata di evasione fiscale per circa 500 mila euro. Su Facebook, la conduttrice ha fatto sapere che finalmente la sentenza è arrivata: il giudice della sezione di penale di Milano l’ha assolta. Per l’occasione, la Ventura si è lasciata andare a uno sfogo sui social, raccontando parte del suo vissuto degli ultimi anni e di quanto abbia sofferto in attesa della sentenza.

Simona Ventura assolta dalla presunta evasione fiscale

“Oggi è finito un incubo lungo tre anni e mezzo. Essere accusata di elusione fiscale, di frode, è stato duro da sentire e da incassare, anche perché, se ho avuto una colpa, è stata quella di fidarmi totalmente delle persone che non lo meritavano, affidando loro la mia vita”. Assolta con formula piena, poiché il fatto non sussiste, poco dopo la sentenza è intervenuto in merito anche l’avvocato, Jacopo Pensa.

“Simona è sollevata dopo l’assoluzione in un processo che durava da tre anni e la teneva sotto scacco”. Ha ammesso che la conduttrice è stata molto in ansia all’idea di un’eventuale condanna e di essere stata sotto stress. L’accusa l’aveva portata in tribunale per aver omesso contributi per 500 mila euro tra il 2012 e il 2015 riguardo ad alcuni contratti per lo sfruttamento dei diritti di immagine.

Il lungo sfogo della Ventura su Facebook

L’incubo è finalmente finito per la Ventura, che ora può andare avanti e ricominciare. Un periodo lunghissimo, che l’ha vista protagonista di accuse e di recriminazioni, anche e soprattutto da parte di chi avrebbe dovuto starle vicino. Dopo la sentenza, non ha resistito: ha voluto riversare un fiume di parole sui social, parlando con il cuore ai fan e raccontando la sua sofferenza.

“Ho sempre nutrito profonda fiducia nel sistema giudiziario italiano, fatto di tre gradi di giudizio, che permettono ad una persona di difendersi. Non ho mai commesso nessun reato. Il fango che, in fase preliminare, mi è arrivato addosso dal mondo dei social e dei blog, mi ha ferito nel profondo. Quando uno è indagato, scatta immediatamente la presunzione di colpevolezza, mentre quella di innocenza non viene mai considerata. Ho sofferto e lottato perché la verità emergesse e questo l’ho fatto grazie ad un gruppo di avvocati e professionisti straordinari. Male non fare paura non avere, diceva mia nonna, anche se, al giorno d’oggi la calunnia, più che un venticello, è un uragano. Grazie anche a voi, che mi state sempre vicino”.

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