Paolo Virzì si è ritrovato protagonista di una battaglia legale con l’erede di una nobile casata fiorentina. Una sceneggiatura che mai avrebbe voluto scrivere. Al centro della contesa c’è il suo ultimo film, Cinque secondi, uscito nelle sale nell’autunno 2025 e interpretato da Valerio Mastandrea. Quella che doveva essere “solo” un’opera d’arte si è trasformata in un caso diplomatico tra set e palazzi storici, ricordandoci che a volte la realtà supera di gran lunga la finzione.
La denuncia di Stefano Guelfi Camaiani
Tutto è iniziato quando Stefano Guelfi Camaiani, erede di una delle casate più antiche di Firenze, ha riconosciuto nel film Cinque secondi un dettaglio che lo ha fatto letteralmente sobbalzare dalla poltrona: il nome di sua zia, la contessa Matilde Guelfi Camaiani. E no, non è stata una piacevole sorpresa.
Nel film di Paolo Virzì, si racconta di una “nobiltà decaduta” e travolta da debiti, problemi psichiatrici e vicende decisamente poco nobili legate alle sostanze stupefacenti. Per l’erede, vedere il proprio cognome associato a tali scene ma anche vedere il nome della zia usato senza alcuna autorizzazione è stato un colpo al cuore e all’onore, al punto da spingerlo a fare causa alle società di produzione e distribuzione, per bloccare il film e ottenere un risarcimento danni.
Stefano Guelfi Camaiani si è detto “estremamente seccato” e infastidito, sottolineando come nessuno dalla produzione lo avesse contattato per chiedere il permesso di usare quel nome così “ingombrante”. Ma dove finisce l’ispirazione e dove inizia l’offesa?
Le “scuse” social di Paolo Virzì
Il regista non è rimasto in silenzio e ha deciso di porgere le sue scuse a Stefano Guelfi Camaiani, con un velo di ironia che non è passato di certo inosservato.
“Mi dispiace che il signor Guelfi Camaiani, che scopro essere vicepresidente dell’Istituto del Sacro Romano Impero, nonché redattore dell’Albo d’Oro delle Famiglie Nobili e Notabili Europee, si sia sentito disonorato perché un mio personaggio immaginario avrebbe lo stesso nome di una sua zia Matilde defunta nel 1930 – ha scritto su Instagram, a corredo di un suo disegno -. Mi scuso di nuovo molto con lui, e però ringrazio di cuore tutti gli Adriano Sereni e le Beatrice Morandini, i Piero Mansani e le Susi Susini, i Giancarlo Jacovoni e le Marisa Mazzalupi che esisteranno senz’altro e dei quali ignaro ho utilizzato nomi e cognomi ma che per fortuna non si sono sentiti offesi”.
Il Tribunale di Firenze, almeno in questa prima fase, ha dato ragione a Virzì. La giudice Carolina Dini ha respinto la richiesta di bloccare il film, spiegando che Cinque secondi è chiaramente un’opera d’invenzione, punto confermato tra l’altro dal classico disclaimer nei titoli di coda (quello che ci rassicura sul fatto che ogni riferimento a persone reali è puramente casuale). La causa per il risarcimento danni va avanti, ma il film è salvo.