Chi è Paolo Santo, il figlio di Biagio Antonacci

Paolo Antonacci, alias Paolo Santo, è il figlio del celebre cantautore, nonché nipote del mitico Gianni Morandi. Il talento è una questione di famiglia

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Nicoletta Fersini

Giornalista, Content Editor, SEO Copywriter

Giornalista ed evocatrice di parole: appassionata di lifestyle, tv e attualità. Inguaribile curiosa, osserva il mondo. Spesso sorseggiando un calice di vino.

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Ha scelto lo pseudonimo Paolo Santo il primogenito di Biagio Antonacci e Marianna Morandi, nonché nipote del mitico Gianni Morandi. La sua è sempre stata una presenza silenziosa e discreta, vissuta all’ombra di un cognome importante, talvolta ingombrante, ma che non gli ha impedito di sbocciare come uno degli autori più brillanti e sensibili del pop nostrano. Oggi, in una veste artistica del tutto nuova, Paolo Antonacci ha deciso di metterci faccia e voce, rivelando il suo talento da cantautore in cui riversa le ferite e il percorso umano che lo hanno portato a essere ciò che è.

Crescere in una famiglia di artisti

Classe 1995, Paolo Antonacci è cresciuto letteralmente a pane e musica. Una imponente eredità familiare si è rivelata fin dall’adolescenza una medaglia a doppia faccia, anche considerata la sua scelta di costruire una carriera proprio nel mondo della musica, nonostante il percorso accademico che lo ha portato a laurearsi in Scienze della Comunicazione.

L’artista ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera quanto sia stato difficile convivere con l’etichetta di “figlio d’arte”. Nei rapporti personali e sentimentali, il peso del suo cognome si faceva sentire in modo doloroso: ha raccontato di aver sofferto molto in amore perché le ragazze si avvicinavano a lui spesso attratte dal riflesso della popolarità di suo padre, Biagio Antonacci.

Questa mancanza di autenticità lo ha spinto per anni a nascondersi dietro le quinte, cercando una strada tutta sua per dimostrare il proprio valore unicamente attraverso il merito e la scrittura, che tanto ama.

I problemi di salute

I successi non sono mancati nella carriera di Paolo Antonacci, oggi Paolo Santo, ma lui stesso ha raccontato di aver vissuto un periodo di estrema vulnerabilità a causa di un grave disturbo ossessivo-compulsivo. Aveva vent’anni e per lui è stato un momento buio, superato grazie a un percorso terapeutico non privo di ostacoli.

L’artista ha rivelato che, quando decise di interrompere un primo ciclo di cure, il medico gli prospettò il rischio del cosiddetto “effetto rebound”, ovvero un ritorno acuto dei sintomi che avrebbe potuto lasciarlo in uno stato di totale apatia emotiva. Fortunatamente, grazie all’incontro con nuovi specialisti e a un cambio di terapia, è riuscito a riprendere in mano la propria vita e a canalizzare le sue ossessioni nella musica.

Il re dei tormentoni

Non tutti sanno che dietro alcuni dei tormentoni che in questi ultimi anni ci hanno accompagnato, soprattutto in estate, c’è proprio la firma di Paolo Antonacci. Basti pensare ai testi di Sinceramente, Bellissima e Mon Amour di Annalisa, ma anche Tango di Tananai, I P’ me, tu p’ te di Geolier e la travolgente La Dolce Vita, cantata da Fedez, Mara Sattei e Tananai.

Nonostante i numerosi dischi d’oro e di platino accumulati come autore, a un certo punto è diventato sempre più rumoroso il bisogno di fuggire da quella che definisce una “scrittura algoritmica”, nata solo per compiacere le logiche radiofoniche. Così, sotto il nome di Paolo Santo, ha così una “purificazione artistica”, concedendosi il lusso (e il divertimento) di scrivere e cantare brani più intimi e privi di compromessi commerciali.

La metamorfosi in Paolo Santo

A catturare l’attenzione del pubblico non è stato solo il cambio di nome: non è passato inosservato il suo sorprendente cambiamento estetico. Capelli lunghi e fluenti, una barba folta che richiamano immediatamente l’iconografia classica di Gesù. Fa sorridere che la sua non sia stata una scelta ponderata con lo stylist al fianco, ma il risultato casuale nato durante i mesi di isolamento per la pandemia di Covid-19.

Piacendosi, ha deciso di mantenere questa nuova immagine, giocando con ironia e grande rispetto sulle analogie sollevate dal pubblico. Tra l’altro si tratta di un’estetica che si sposa perfettamente con la sua profonda passione infantile per l’opera rock Jesus Christ Superstar, col suo immaginario hippie che è diventato parte integrante del suo nuovo progetto musicale, l‘album d’esordio Paolo Santo Superstar.