Laura Pausini replica per la prima volta alle critiche sull’Inno di Mameli a Milano-Cortina 2026

Laura Pausini ha cantato l'Inno di Mameli alla Cerimonia d'apertura delle Olimpiadi ma non tutti hanno apprezzato: la sua risposta

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Martina Dessì

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Il prestigio del Quirinale, l’emozione di un incontro con il Presidente della Repubblica e il rumore, talvolta graffiante, delle polemiche social. Laura Pausini, volto e voce della musica italiana nel mondo, si è concessa in questi giorni a un momento di riflessione sulle sue ultime esibizioni, replicando per la prima volta a chi, nelle ultime settimane, aveva messo nel mirino la sua performance durante la Cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026.

L’occasione è stata l’incontro ufficiale tra Sergio Mattarella e i protagonisti del Festival di Sanremo 2026. Tra i velluti del Colle, la cantante romagnola non si è sottratta alle domande incalzanti dei media, affrontando temi che spaziano dall’impegno politico alla difesa della propria identità artistica.

La musica oltre le etichette politiche

Incalzata da Enrico Lucci sulle presunte inclinazioni politiche degli artisti italiani, Laura Pausini ha ribadito una posizione che mantiene da anni: il rifiuto di essere incasellata. E, ancora, ha spiegato come la sua immagine venga percepita in modi diametralmente opposti a seconda del confine geografico che attraversa.

“Non chiedetemi di politica”, ha esordito con fermezza, sottolineando come la complessità di gestire emotivamente e culturalmente l’appartenenza a una direzione piuttosto che a un’altra non faccia parte del suo percorso. Laura Pausini ha però tenuto a rimarcare un valore fondamentale,  quello della libertà di pensiero. In un Paese democratico, secondo l’artista, ognuno dovrebbe essere libero di esprimere le proprie idee, ma la sua missione resta quella di unire attraverso il mestiere che porta avanti con successo da oltre 30 anni.

La risposta alle polemiche sull’Inno Nazionale

Il vero punto di frizione degli ultimi giorni è stata l’interpretazione dell’Inno di Mameli. Alcuni critici hanno giudicato “troppo personali” le variazioni vocali apportate dalla cantante durante l’evento olimpico. La replica è arrivata proprio dal Quirinale, dove si trovava per l’evento legato al Festival di Sanremo di cui è co-conduttrice per 5 serate.

L’artista ha dichiarato apertamente di dare peso solo ai pareri di chi stima profondamente e che possiede la competenza tecnica per giudicare. Nomi del calibro di Céline Dion e Vasco Rossi sono i suoi unici punti di riferimento. Proprio il “Blasco” nazionale è sceso in campo con un post al vetriolo in sua difesa, rivendicando il diritto (e il dovere) di una star internazionale di reinterpretare un brano con il proprio talento, senza dover sottostare a esecuzioni scolastiche.

L’elogio della musica pop al Quirinale

Il momento più alto della giornata è stato senza dubbio il faccia a faccia con il Presidente Sergio Mattarella. Laura Pausini ha voluto ringraziare il Capo dello Stato per aver nobilitato la musica pop, spesso considerata un genere “minore” rispetto alla cultura accademica. Si tratta di una prima volta per gli artisti di Sanremo: nessuno prima d’ora aveva avuto l’onore di essere ricevuto dal Presidente della Repubblica.

“Noi facciamo musica, non facciamo guerra”, ha dichiarato con orgoglio, ricevendo il plauso di Mattarella che ha definito la musica leggera un pilastro fondamentale del patrimonio culturale italiano. Un riconoscimento che sembra chiudere il cerchio: tra critiche feroci e grandi onori istituzionali, Laura Pausini continua a volare alto, protetta dalla sua voce e dalla stima di chi la musica la vive davvero.