Il video condiviso da Giuseppe Giofrè per salutare per l’ultima volta l’amato nonno “Stidda” dice tutto: il nonno è vestito elegante, poi uno sguardo in camera, un sorriso. Un momento fermato per sempre. Sotto, la dedica di Giuseppe: “Sei la stella più luminosa che il cielo possa custodire adesso, ma nel mio cuore sei ancora qui, vicino a me… ciao nonno”. Poche righe per commemorare la persona che lo ha reso ciò che è oggi.
Giuseppe Giofrè, l’addio all’amato nonno “Stidda”
Nonno Peppe se n’è andato, e Giuseppe Giofrè lo ha salutato così: con un video privato diventato pubblico, con una frase che porta dentro di sé tutto il dolore per la perdita. L’ex giudice di Amici non ha mai nascosto quanto questo legame fosse centrale nella sua vita, e non solo dal punto di vista affettivo. Nonno Peppe era un punto di riferimento, una bussola, la persona a cui Giuseppe deve una parte importante di chi è diventato.
Il soprannome “Stidda” – stella, in dialetto – non era casuale. Quegli occhi azzurri sempre puntati verso il cielo, quella generosità silenziosa, quella capacità di insegnare senza mai alzare la voce: tutto questo ha lasciato un segno che Giuseppe ha portato con sé dai vicoli di Gioia Tauro fino ai palcoscenici di tutto il mondo. E quando ha deciso di scrivere il suo primo libro, non c’era altro titolo possibile: Stidda – Il coraggio di un sogno, dedicato proprio a lui.
Il legame con il nonno
Giuseppe Giofrè ha raccontato più volte, nel corso degli anni, di quanto non fosse semplice ballare a Gioia Tauro vent’anni fa. Un sogno grande in un luogo che non sempre lo capiva, cadute – letterali e metaforiche – e la sensazione di dover dimostrare qualcosa a tutti, compresi quelli che non credevano in lui. In mezzo a tutto questo, c’era nonno Peppe.
“Non è stato molto facile ballare all’inizio a Gioia Tauro”, aveva raccontato Giofrè. “Nonostante le cadute alla fine sono tanto contento per come ne sono uscito e quello che ho vissuto mi ha aiutato a sognare in grande. Se ce l’ho fatta io possono farcela tutti”. Parole che portano dentro di sé la voce del nonno, quel modo di guardare il mondo.
Nel libro, Giofrè riavvolge il nastro e parte proprio da lì, da “Stidda”: “Si è preso questo soprannome per via degli occhi azzurri e bellissimi che ha, sempre puntati verso il cielo. Senza volerlo, mio nonno mi ha spronato fin da piccolo a cercare, con lo sguardo, la verità delle cose, i piccoli segreti che custodiscono, le storie che nascondono. Mi ha insegnato a guardare le stelle. E a combattere per difendere la mia”.
Nel frattempo Giuseppe Giofrè ha lavorato con i più grandi nomi dello spettacolo internazionale, ha fatto il giudice ad Amici, ha ballato negli stadi di tutto il mondo. Ma a Verissimo, quando Silvia Toffanin gli aveva chiesto di raccontarsi, è tornato sempre lì: a Gioia Tauro, al nonno, a “Stidda”. Adesso il nonno non c’è più, ma la sua stella, come ha scritto Giuseppe, è ancora lì, e per sempre lo sarà.