Zelig 30, le pagelle della prima puntata: Vanessa Incontrada irresistibile (9), Aldo, Giovanni e Giacomo caotici (10)

L'operazione amarcord per i 30 anni di Zelig è un susseguirsi di gag esilaranti che ci ricordano quando in tv si rideva di gusto

Foto di Giorgia Sdei

Giorgia Sdei

Giornalista pubblicista, esperta di spettacolo

Laureata in Scienze Filosofiche con master in comunicazione per lo spettacolo è giornalista pubblicista dal 2023. Scrive di tutto quello che passa per uno schermo, grande o piccolo che sia.

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Zelig compie trent’anni e decide di festeggiare come si deve, con quattro appuntamenti in prima serata su Canale 5 e la coppia che più di tutte è il simbolo del programma: Claudio Bisio e Vanessa Incontrada. Perfetti padroni di casa, non hanno perso un briciolo della chimica che avevano un tempo, al contrario sono più affiatati che mai e rendono il programma un tuffo nel passato gradevolissimo (e caotico). L’idea è chiara fin dalla puntata di debutto: non un semplice revival, ma una dichiarazione d’amore alla comicità italiana e al pubblico che l’ha seguita, amata e fatta crescere.

Zelig 30 celebra la propria storia riportando sul palco dello Studio 20 di Cologno Monzese volti famosissimi e quelli meno noti, numeri ormai iconici e quell’energia da teatro che oggi manca spesso alla tv generalista. Alcune assenze si fanno sentire, su tutte Checco Zalone che non ha potuto partecipare alla puntata d’esordio, ma che abbiamo potuto rivedere in uno dei primi sketch nel programma che lo ha lanciato. Il risultato è una festa riuscita che fila liscia fino all’ultimo minuto.

Vanessa Incontrada bellissima, spontanea e con una risata che conquista. Voto. 9

Vanessa Incontrada è una delle anime di Zelig, lo è sempre stata. In questa prima puntata per i trent’anni del programma la si vede a suo agio, coinvolta, sinceramente divertita da quello che succede sul palco. Ride di gusto (e noi con lei), reagisce alle provocazioni, si lascia sorprendere dai comici e dal caos che si crea in studio senza mai dare l’idea di seguire un copione. Insieme al suo partner in crime accompagna sketch e improvvisazioni ed è uno di quegli elementi che fanno sentire subito il pubblico “a casa”.

Il look poi è perfetto per la serata. Lo slip dress nero in raso, con spalline sottili impreziosite da cristalli e linea morbida le sta benissimo. Punto. È un abito femminile e luminoso, e l’abbinamento con il nuovo caschetto scalato, portato naturale e leggermente ondulato, la rende sbarazzina al punto giusto. I tacchi ci sono e sono vertiginosi, ma nel finale la vediamo ballare a piedi nudi e non possiamo che amarla ancora di più. Più di tutto, funziona il suo modo di stare in scena: si prende in giro, si lascia trascinare dall’energia dei comici, diventa bersaglio e complice delle battute con un’autoironia rarissima.

Aldo, Giovanni e Giacomo: il tempo passa, loro no. Voto: 10

Aldo, Giovanni e Giacomo entrano in studio e l’atmosfera già cambia, si carica di aspettative che non verranno deluse. D’altronde sono reduci dal grande successo del loro documentario Attitudini: nessuna che ci ha ricordato (come se lo avessimo dimenticato) la loro grandezza. A Zelig 30 parte subito l’applauso, lungo e sentito, ma soprattutto parte un siparietto tra il trio e i conduttori che non riuscirà ad arrestarsi nemmeno con enorme sforzo. Tutta colpa degli sgabelli. Dopo un accenno al balletto dei Bulgari sono loro ad accendere la miccia del caos totale: Giacomo che non riesce a salire, Aldo che gira su se stesso fino a stare male, Giovanni che rischia di cadere trascinando Vanessa Incontrada. “Sto sudando”, dice lei. È confusione pura, figlia di un’intesa che non ha bisogno di essere spiegata. Riportare la “serietà” è impossibile ma ci si prova con un RVM (che non è una moto, come dice Aldo) del 1991 e il primo sketch embrionale di Pdor, figlio di Kmer.

Zelig 30 e l’amarcord che funziona: i ritorni storici. Voto: 7

Sul palco, lo accennavamo, tornano alcuni dei volti che hanno segnato la storia di Zelig. Personaggi familiari che, più di altri, raccontano cosa è stato il programma nel suo periodo d’oro e che il pubblico associa immediatamente a un’epoca precisa della tv comica. Il risultato è un amarcord che, pur con qualche inevitabile differenza rispetto al passato, riesce a funzionare ancora oggi facendoci sorridere di dolcezza.

Ad aprire la sequenza è il Mago Oronzo, il primo a entrare in studio trent’anni fa e il primo a farlo ora… ma in modo diverso. A introdurlo è un divertente gioco di specchi: quello che vediamo è il Mago Forrest, vestito come l’Oronzo di Raul Cremona che entra subito dopo. Il confronto è immediato, leggero, costruito sull’ironia e sulla “sfida” fra i due maghi televisivi per eccellenza.

Subito dopo tocca a Marco Della Noce, che dopo anni torna nei panni del capo meccanico della Ferrari. Il pubblico lo accoglie con affetto sincero: la comicità non ha forse la stessa forza di un tempo, ma rivederlo su quel palco ha un valore che va oltre la singola gag. È un ritorno che emoziona, anche per la storia personale dell’artista e per il suo legame profondo con Zelig.

Arriva quindi il momento del cinema polacco, con Kripstak e Petrektek. Un segmento surreale, fatto di nonsense e battute stranianti (“Ti desidero come Trump desidera la Groenlandia”), che riporta in scena una comicità assurda e riconoscibile. Chi non li ha conosciuti all’epoca forse non li avrà apprezzati a dovere, ed è un peccato.

Segue il ritorno del Mago Forrest, questa volta nel suo ruolo più classico, con il repertorio che il pubblico conosce bene. Le battute, per sua scelta, sono quelle di trent’anni fa così come il costume di scena e se allora “erano avanti”, oggi funzionano principalmente grazie al gioco continuo con Bisio e Incontrada, disturbatori dichiarati. Ma in fondo lo sketch in sé è proprio questo: creare il panico in studio, e Michele Foresta ci riesce benissimo.

Enrico Bertolino invece arriva, spara a zero su Milano con un discorso da boomer che però, inspiegabilmente, funziona. Ci ritroviamo a essere d’accordo con lui quando parla di città che cambiano e non si riconoscono, di stranieri che non sono veramente stranieri (“Nasci in Italia, sei italiano punto e basta”). Sarà il modo così visceralmente milanese, o l’omaggio “indegno” (dice lui) a Ornella Vanoni… però ci piace.

Last but not least, Silvano il mago di Milano (ancora Raul Cremona). Basta il suo ingresso, con il celebre “Sim sala bim”, per riattivare immediatamente la memoria. Le battute arrivano secche, riconoscibili, e il personaggio funziona proprio perché resta fedele a se stesso. E perché prende in giro Claudio Bisio.

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