Quando si dice Striscia la Notizia è inevitabile pensare a Gabibbo, Veline e Tapiri: simboli indiscussi di un programma che ha fatto la storia di Mediaset e che, ora, si prende il suo spazio in prima serata con servizi, ospiti e inviati di ogni genere.
Un marchio televisivo che con satira, scoop e momenti surreali, è entrato nel linguaggio comune e continua a rinnovarsi senza rinnegare le proprie radici. La versione settimanale non rinuncia alla sua identità: meno routine quotidiana, più “evento”, ma la stessa ironia tagliente di sempre.
E in questa nuova versione settimanale, al timone torna la coppia Enzo Iacchetti ed Ezio Greggio, conduttori che anche nella puntata di giovedì 5 febbraio hanno ribadito che Striscia può cambiare vesti, ma non perde mai, nel bene o nel male, il suo gusto per la provocazione. Le nostre pagelle.
Samira Lui, da uno studio a un altro (7)
Gli spettatori non hanno fatto in tempo a salutarla accanto a Gerry Scotti che l’hanno ritrovata già al centro dello studio di Striscia, tra Enzo Iacchetti ed Ezio Greggio. Samira Lui, co-conduttrice di serata e ormai spalla ufficiale delle figure più riconoscibili di Mediaset, si muove con disinvoltura e accetta di buon grado le punzecchiature dei padroni di casa.
Tra battute sui presunti ritocchini (che lei nega con sorriso diplomatico) e improvvisati karaoke napoletani, Samira ribadisce di sentirsi “a casa” e di considerare un onore far parte della squadra di Striscia.
Una sicurezza che si vede non solo nel modo in cui sta in scena, ma anche nell’outfit: un completo simil smoking coordinato con quello dei conduttori, perfettamente in linea con lo spirito del programma. La sensazione è che Samira, ormai, sia diventata una sorta di jolly televisivo: la metti accanto a Gerry, a Striscia o in qualunque studio, e funziona
Laura Pausini, un Tapiro non le basta (8)
Laura Pausini in questo periodo sembra essere al centro di tutto: l’imminente Sanremo, un album di cover in uscita e una serie di polemiche che, suo malgrado, sembrano non volerla lasciare in pace. E come se non bastasse, Valerio Staffelli la raggiunge proprio in un negozio mentre è insieme alla mamma perché, si sa, Striscia non perdona nemmeno le commissioni di famiglia.
Con il Tapiro tra le mani, Laura però non si scompone. “Sono troppo contenta, questo mi mancava. Come mai?” dice sorridendo, pur ammettendo che i motivi potrebbero essere diversi: le tensioni con Gianluca Grignani, ma anche le polemiche sulla cover di Mengoni.
Non solo non si chiude, ma rilancia: “Spero che a Sanremo avremo la possibilità di capire cosa è successo” dice riferendosi a Gianluca mentre confessa di essere felice di presentarlo sul palco dell’Ariston.
Tra una battuta e l’altra svela qualche segreto della sua dieta, poi si lascia andare a un mini concerto improvvisato in mezzo alla strada: perché Laura Pausini, anche intercettata a sorpresa, non rinuncia mai a cantare. E alla fine lo ribadisce, quasi sfidando Striscia: “Non mi sento attapirata… anzi, vorrei altri Tapiri”.
Lillo, velino d’eccezione (10)
A questo punto possiamo dirlo senza paura: Lillo è davvero un artista completo. Comico, supereroe improvvisato, co-conduttore sanremese e, in questa puntata, anche insospettabile uomo delle coreografie di Striscia la Notizia. Entra in studio con la sua solita faccia serafica e, in un attimo, si ritrova a provare passi di danza con le Veline, mentre Enzo ed Ezio provano a stargli dietro con poco successo.
Il risultato è un caos prevedibile: movimenti scomposti, nomi improbabili dei passi, risate a cascata e quella sensazione che nessuno, lì dentro, abbia davvero capito cosa stesse facendo.
Un comico a cui è impossibile voler male: del nonsense ha fatto il suo marchio di fabbrica e, anche quando sembra fuori posto, finisce per essere il cuore della scena.
Chissà se, dopo Sanremo, non lo vedremo davvero sgambettare come ballerino da Maria De Filippi. E diciamolo, non sarebbe poi così sorprendente.
Raoul Cremona, (ancora) Mago Oronzo (5)
Sulla scia di una nostalgia di cui, forse, non sentivamo davvero il bisogno, entra in studio Mago Oronzo, storico personaggio di Raoul Cremona che negli anni è rimasto fedele a se stesso nel bene e nel meno bene.
Capita spesso che alcuni personaggi comici riescano a non invecchiare e a restare sorprendentemente attuali. Purtroppo, Mago Oronzo sembra invece fermo a un tipo di satira che oggi fatica a coinvolgere davvero.
Un peccato per Cremona, che tra canottiera, finta pancia e tormentoni già sentiti avrebbe avuto tutto per giocare con il personaggio in modo più fresco e, invece, si è affidato un po’ troppo all’usato sicuro.
Iacchetti e Greggio, la fotografia di una “Striscia” passata (6)
È comprensibile che, nello spostare Striscia la Notizia in prima serata, Mediaset abbia deciso di puntare sui cavalli vincenti. Enzo Iacchetti ed Ezio Greggio sono un duo indivisibile e rodatissimo: anche senza bancone, tirati a lucido in abiti da gran galà (e circondati addirittura da sei Veline) continuano a restituire quel sapore inconfondibile di Striscia che conosciamo a memoria.
La loro alchimia è intatta, i tempi comici funzionano, le battute scorrono con naturalezza. Sono rassicuranti, familiari, e per molti spettatori rappresentano una sorta di comfort televisivo che difficilmente delude. Li guardi e sai esattamente cosa aspettarti nel bene e nel male.
Allo stesso tempo, proprio questa prevedibilità fa riflettere. Striscia è cambiata di collocazione, ha allungato il formato, ha puntato su ospiti e servizi più “evento”, ma sul fronte della conduzione sembra quasi cristallizzata. Iacchetti e Greggio tengono la scena con mestiere, certo, ma danno anche l’idea di una fotografia perfetta di un’epoca televisiva che non c’è più.
Lo stesso vale per alcune rubriche: i Nuovi Mostri, gli scivoloni, i saluti improbabili degli anziani che tentano di pronunciare i nomi dei conduttori. Funzionano, fanno ridere e mantengono vivo il DNA del programma ma raramente sorprendono davvero.
Resta però una domanda: forse, oltre all’orario, Striscia potrebbe permettersi di cambiare qualcos’altro. Non i conduttori, che restano una certezza, ma il modo di fare ironia, che in alcuni momenti appare ancora troppo legato a un linguaggio e a ritmi di un’altra stagione.