Quarto Grado su Garlasco, le parole del fratello di Chiara Poggi dopo 19 anni di silenzio

"Hanno rovinato l'immagine di Chiara", le prime parole di Marco Poggi dalla tragedia di Garlasco. Cos'è successo a "Quarto grado" venerdì 5 giugno

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Giorgia Prina

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Marco Poggi sceglie Quarto Grado per parlare dell’omicidio della sorella Chiara dopo 19 anni. La sua intervista è andata in onda venerdì 5 giugno, su Rete 4. La puntata, condotta da Gianluca Nuzzi e Alessandra Viero, ha rappresentato un importante raddoppio. Giovedì e venerdì sono state infatti trasmessi due episodi consecutivi del programma in prima serata con interviste esclusive, retroscena e ospiti per la prima volta in studio.

L’intervento era particolarmente atteso perché il ragazzo non aveva mai parlato pubblicamente dei fatti di Garlasco. Inoltre, la Procura di Pavia ha appena chiuso la nuova indagine sull’omicidio della sorella accusando Andrea Sempio, compagno di scuola e amico di Marco Poggi.

Marco Poggi, le parole a 19 anni dalla tragedia di Garlasco

La voce comprensibilmente rotta dall’emozione, lo sguardo concentrato e le parole ben ponderate come è giusto che sia su un caso così doloroso e importante come quello dell’omicidio di Chiara Poggi. Il “Caso Garlasco” infiamma da anni la cronaca italiana tra accuse, nuovi indizi e dichiarazioni, ma mai prima d’ora era stato ascoltato in una pubblica intervista Marco Poggi, fratello minore della vittima 29enne. Il ragazzo, ormai 38enne, ha deciso di uscire dal silenzio mediatico che aveva scelto per 19 anni e in un’intervista a Quarto Grado andata in onda il 5 giugno su Rete 4 ha risposto per un’ora alle domande dell’inviata. “Ho deciso di parlare anche per far finire tutte le allusioni a questo alone di mistero che c’è sulla mia figura”, afferma a inizio intervista.

Marco Poggi è stato il primo a lasciare la villetta di Garlasco dove ha avuto luogo la tragedia. Da tempo vive infatti in Veneto, nel tentativo forse di allontanarsi almeno fisicamente da una sofferenza che non avrà mai fine. “Otto mesi dopo (ndr l’omicidio di Chiara Poggi) siamo rientrati in casa, i ricordi erano lì e noi volevamo tornare dove potevamo rivivere e alimentare questi ricordi”, ha raccontato.

Ma era da tanto tempo che voleva parlare, ha ammesso lui stesso a Quarto Grado. A convincerlo definitivamente a suo dire è stata la riapertura del caso con l’indagine su Sempio. “Io non hai sopportato tutta questa esposizione mediatica di quello che purtroppo è successo a Chiara. Da questa riapertura, la mia figura è stata molto più coinvolta ed è stata un po’ più chiacchierata. Era da diverso tempo che pensavo di parlare”.

La posizione di Sempio secondo Marco Poggi

L’intervista a Marco Poggi a Quarto Grado ha toccato tutti gli elementi salienti delle indagini. L’impronta 33, gli audio di Sempio che gli inquirenti considerano confessioni, i video intimi di Chiara che sia lui sia Sempio avrebbero visto. “Ho un po’ il ricordo che con gli amici siamo scesi alcune volte”, ha detto facendo riferimento al sangue trovato sul muro della scala che conduce alla cantina dove è stato trovato il cadavere di Chiara. “Mia sorella e Andrea non ricordo si siano mai incrociati in casa, non ho ricordi di Chiara con i miei amici“. Infine, Marco Poggi nega di aver visto i video intimi della sorella, “Sapevo solo che c’erano ma non ne ho mai parlato con nessuno amico”.

Non è mancato un momento dedicato alla figura di Alberto Stasi: “Non ci ha mai scritto, mai avuto nessun contatto con lui. All’inizio del 2007 non credevamo alla sua colpevolezza, poi ci siamo chiesti il perché di tante bugie”. Poi la convinzione dell’innocenza di Sampio e della colpevolezza di Stasi: “Sono convinto che la verità sia stata già accertata e che Sempio sia estraneo. Il convincimento nasce dall’aver seguito un po’ tutti i processi e le discussioni in aula”.

Un’unica vittima: Chiara Poggi

Marco Poggi non si è tirato indietro neanche sulle domande più dolorose e, alla fine, ha dedicato un pubblico amaro pensiero a Chiara e ai genitori: “La campagna mediatica pro Stasi ha rovinato il suo ricordo. E anche nei confronti dei miei genitori ci sarebbe voluto più rispetto”. In un altro passaggio dell’intervista ha dichiarato: “Ho sempre pensato che chi indagava potesse benissimo smorzare alcune piste, non solo la mia, ma anche tutte le altre su cui si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara“. Parole dure, ma che aprono una profonda ferita e un’altrettanto dura riflessione su anni di comunicazione mediatica sulle indagini di quello che rimane prima di tutto un omicidio di una giovane donna privata di una vita di possibilità.