Torna uno dei temi cari a La Volta Buona, dopo le diete: le truffe. Nello specifico si torna a discutere dei rischi dei finti Vip, italiani e stranieri, che contattano persone suscettibili per ottenere denaro.
A volte si instaurano quasi delle relazioni, che mirano ovviamente a ottenere versamenti digitali. Una donna, ha raccontato Caterina Balivo nell’introduzione del programma, ha di fatto regalato ben 17mila euro a un finto Umberto Tozzi. Vite distrutte e situazioni a rischio, che non vedono gli stessi Vip indenni.
Laura Efrikian truffata “dal nipote”. Voto: 7
Una terribile esperienza, quella vissuta da Laura Efrikian. Una telefonata improvvisa, con una voce dall’altra parte che sosteneva d’essere suo nipote Jacopo (voce clonata con l’intelligenza artificiale), figlio di suo figlio Marco. Proprio quest’ultimo era in guai seri, ecco il pretesto usato per chiedere del denaro.
Come per ogni truffa, l’effetto urgenza ha giocato il proprio ruolo. La somma andava garantita in tempi rapidissimi, così da evitare il peggio. Una truffa da 5mila euro, ovvero i contanti che aveva in casa per donarlo a una causa benefica: “Non ragionavo. Sembrava che il mio cervello fosse in tilt”.
Un’operazione gestita al meglio, con tutti i telefoni occupati, anche quello della sua amica e vicina di casa. Nessuno poteva chiedere aiuto, dunque, o tentare di informarsi sulle sorti di Marco in altra maniera. Una storia da raccontare, utile per mettere in guardia tutti, soprattutto i più anziani.
La colpa alle vittime. Voto: 0
Parlare di truffe non è semplice, dal momento che occorre porsi nei panni della vittima, comprenderne lo stato nel momento specifico o in quella fase della vita. Ciò che ad alcuni può apparire palesemente come un tentativo di raggiro, per altri è altamente credibile.
Viene così mandata in onda l’intervista a una donna, a volto coperto, che per un anno ha chattato con Umberto Tozzi, o almeno così credeva. Una lunga frequentazione via messaggi, che ha portato dopo molto tempo a una prima richiesta di denaro. Alla fine la donna ha perso ben 17mila euro.
Il primo commento è di Rosanna Banfi, che pensa bene di esordire così:
“Ma come si fa a pensare di star chattando con Brad Pitt (riferimento ad altre truffe). Tra i più belli al mondo e ricchissimo. Vanno proprio a pescare… (non completa la frase ma viene da pensare volesse dire che vengono poste nel mirino persone fin troppo credulone, ndr). Umberto Tozzi canta da 50 anni. Magari gli stai parlando davvero, ma ti chiede soldi?”.
La prima cosa fare è schernire le vittime, giusto?
Il principe truffato. Voto: 4
Lui è il principe Giacomo Bonanno di Linguaglossa, lei la modella bielorussa Tanya Yashenko. Un tempo fidanzati e ora impegnati in un caso giudiziario. Lui sostiene d’essere stato truffato, raggirato e costretto a donazioni fino a circa 1 milione di euro.
La versione di lei è differente. Sostiene d’essere stata ingannata sentimentalmente, sognando una famiglia che non è mai stata creata. I regali ricevuti, dice, sono stati in parte sequestrati. Una porzione però, non si sa quanto ingente, è nelle mani di un suo ex fidanzato: “Ho commesso un errore. Mi sono spaventata, trovandomi sola. Non sapevo a chi rivolgermi”.
Una storia che colpisce, considerando come l’uomo sveli d’aver vissuto momenti di grande fragilità (“mia moglie era da poco scappata in America con i miei due figli minori”). Si ha però l’impressione di un eccessivo accanimento, andando a caccia quasi del patetico con quest’ennesimo confronto. Di fatto non si intravede più il servizio all’utente, ma solo la voglia di mercificare il dolore in funzione degli ascolti.
La nuova vita di Alberto Ravagnani
Quella di Alberto Ravagnani, ex prete, è una figura molto discussa online. Tanto presente sui social quando era ancora don, ha mostrato un lato differente della vita da religioso. Non sembrava fosse intenzionato a privarsi di nulla e, dopo aver ottenuto una certa popolarità, ha dato l’annuncio: l’addio al ruolo, a causa di scelte in contrasto con quel percorso.
Oggi è nuovamente presentissimo sui social, in altra veste, e si gode la sua carriera da content creator, lanciata quando aveva qualcosa di diverso da dire rispetto agli altri. Una strategia di marketing estrema? Per molti sì. In studio, che è per lui l’ennesima vetrina, racconta la sua versione dei fatti (per l’ennesima volta).
A Caterina Balivo dice d’aver lasciato perché fin troppo costretto dalle regole dell’istituzione cristiana. Qualcosa che di fatto allontana anche i giovani, che oggi può raggiungere più facilmente col messaggio di Gesù (parole sue).
Si passa poi al tema del celibato, che rappresenta un po’ la bandiera del suo discorso social. È il topic che gli conferisce maggior visibilità, come l’intervista al New York Times dimostra: “Non volevo sostenere quell’ipocrisia”.
Al di là del fatto che si fa una gran fatica a credere alla buona fede di questo influencer, è altrettanto difficile digerire una frase come quella della Balivo: “Da cattolica, vorrei che l’unico rapporto che avesse il mio prete fosse con Dio”. Come se il celibato obbligatorio nella Chiesa Cattolica fosse tanto antico quanto i testi che la religione cristiana venera.
Presente in studio anche Don Cosimo Schena, che evidenzia i dubbi di tanti: “C’è stata una comunicazione perfetta. Lo conosco da anni ed è un gran comunicatore. Dall’annuncio al libro, passando per il podcast. Fossi stato in lui, l’avrei annunciato in maniera più silenziosa. Non ha pensato ai tanti giovani impegnati nel percorso, soprattutto puntando il dito contro il celibato”.
Il figlio segreto di Adriano Celentano. Voto: 7
Prosegue la vicenda che vede protagonista Antonio Segatori, che ritiene d’essere figlio di Adriano Celentano. Il cantante ha negato, ironicamente, ogni coinvolgimento, ma è stato poi costretto ad affidarsi a un importante legale per difendersi.
La storia non si concluderà con un nulla di fatto come 50 anni fa, ha spiegato il direttore di Nuovo, Signoretti, collegamento con Caterina Balivo. Il team legale del cantautore e presentatore dovrà prendere una decisione: dire sì al test del DNA (oggi decisamente accurato e vicino al 100% di garanzia) o rifiutarsi. Un giudice potrebbe però decretare la paternità in caso di rifiuto, supponendo le ragioni che hanno spinto a tale scelta. Non è da escludere, però, che si possa prendere tempo. Magari per trovare un accordo privato, come pare sia accaduto in passato con il nonno dell’uomo.