Il Lido si prepara ad accogliere con tutti gli onori del caso una sue star più amate. Dal 2 al 12 settembre l’83esima Mostra del Cinema avrà un ospite d’onore d’eccezione: a George Clooney va infatti il Leone d’Oro alla carriera. A deciderlo è stato il consiglio della Biennale, dietro proposta del direttore artistico Alberto Barbera. La reazione dell’attore? Come sempre, non si è risparmiato una dose di ironia.
Leone d’Oro a George Clooney, la sua reazione
George Clooney non si è mai preso troppo sul serio, e anche stavolta non si è smentito. Alla notizia del riconoscimento, la star ha commentato con una battuta: “Ho vissuto tantissimi momenti straordinari a Venezia. La Mostra è senza dubbio il mio festival preferito, e ricevere il Leone d’Oro è un onore immenso. Probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così”.
Del resto, il legame tra l’attore e la Serenissima va ben oltre il tappeto rosso. Clooney al Lido è di casa da decenni (ha presentato proprio in laguna titoli come Le idi di marzo e, più di recente, Jay Kelly, la sua ultima fatica firmata Netflix). Ma c’è un dettaglio che rende Venezia un capitolo speciale anche della sua vita privata: proprio qui, nel 2014, aveva pronunciato il fatidico “sì” con Amal, in nozze da sogno che avevano incantato il mondo intero. Difficile, dunque, immaginare cornice più adatta per celebrarne la parabola.
Un artista a 360 gradi, tra grande cinema e attivismo
Perché di parabola luminosa si tratta. A tesserne le lodi è stato lo stesso Barbera, che ha descritto Clooney come “un artista completo e carismatico, appassionato e originale, che ha trasformato una profonda vocazione in una delle traiettorie di carriera più luminose del cinema contemporaneo”. Un percorso partito senza scorciatoie, tra piccole parti televisive e ruoli minori, prima della svolta con il dottor Ross di ER, il camice che lo ha reso un volto familiare in tutto il pianeta.
Da lì, un’ascesa costruita saltando da un genere all’altro, ma sempre con disinvoltura. Il cinema d’inchiesta e di guerra di Three Kings e Syriana, la tensione del thriller in Michael Clayton, l’eleganza scanzonata della saga di Ocean’s Eleven, la fantascienza filosofica di Gravity e Solaris, fino alle commedie agrodolci. Senza dimenticare l’altra metà del suo talento, quella dietro la macchina da presa, con regie ambiziose e fuori dagli schemi.
Durante la sua carriera ha anche collezionato due statuette agli Oscar, una da attore per Syriana e una da produttore per Argo, oltre al primato di figurare tra i pochissimi artisti mai candidati all’Academy in sei categorie diverse. E la sua vena creativa non conosce sosta: appena lo scorso anno ha debuttato a Broadway sempre con Good Night, and Good Luck, nei panni del giornalista Edward R. Murrow. A completare il ritratto, l’impegno umanitario e civile che da sempre lo accompagna, elemento che la Biennale ha voluto richiamare tra le motivazioni del premio. Nel frattempo l’attesa cresce in vista del 23 luglio, quando verrà svelato il programma completo della Mostra. Ma una cosa è già certa: Clooney tornerà a calcare il red carpet da vincitore.