Tamponi per Covid-19 nei bambini, come comportarsi

In attesa dei test sulla saliva, tutto quello che c'è da sapere sul tampone nei bambini

Federico Mereta Giornalista Scientifico

La speranza è che al più presto arrivino i test sulla saliva, per identificare la presenza del virus Sars-CoV-2. Dal punto di vista dell’esecuzione, potranno essere sicuramente più semplici. Ma al momento per prelevare il materiale da analizzare occorre il tampone naso-faringeo. State tranquille: anche per i bambini l’esame è a volte fastidioso, ma in ogni caso non è pericoloso. Gli ipotetici danni per i più piccoli, paventati soprattutto sul web, non hanno motivo di essere considerati.

Il prelievo dura pochissimo

“Un prelievo di sangue è sicuramente più traumatico – segnala il pediatra di famiglia Alberto Ferrando”. Basta questo dato, riportato da chi segue giornalmente i bambini, per capire come il prelievo attraverso il tampone possa essere considerato una realtà sicura. A ricordarlo è anche la Società Italiana di Pediatria (SIP). In genere l’esecuzione del tampone richiede pochi secondi e, questo è molto importante, sia nei grandi che nei più piccoli occorre che il test sia eseguito da operatori sanitari specificamente preparati e che abbiano una precisa conoscenza dell’anatomia delle prime vie respiratorie. Per essere efficace, infatti, il prelievo con il “batuffolo” che raccoglie quanto poi dovrà essere analizzato va fatto in alto, e non alla base delle narici o nella prima porzione del naso. E deve essere la struttura anatomica stessa del naso a guidare il piccolo bastoncino pieghevole che risale lungo le narici.

A fare da guida è infatti il pavimento del naso, che diventa una sorta di “strada” nella risalita che deve proseguire fino al naso-faringe, quindi in alto, più o meno in corrispondenza dell’orecchio. Anche se può essere meno fastidioso, quindi, un prelievo fatto più in basso può essere del tutto inutile proprio perché è in quella zona che il virus tende a riprodursi e quindi può essere identificato direttamente, come avviene per il test molecolare, o attraverso specifiche proteine che produce, come invece accade per i cosiddetti test antigenici, altresì definiti rapidi. Secondo Ferrando, l’importante è che il bambino sia tenuto con il capo ben fermo: è fondamentale infatti che eviti di muovere il capo, come può accedere in modo del tutto non voluto quando il sondino risale lungo il naso.

I “bastoncini” sono su misura

L’importante, quindi, è che i genitori sappiano bene cosa sta facendo l’operatore che ha il compito di eseguire il tampone sui più piccoli. Ci vuole la giusta spiegazione che deve venire dall’operatore stesso e prima ancora dal pediatra di famiglia, anche per evitare che le immagini che si possono trarre dal web possano ingannare, anche in termini di dimensioni del bastoncino utilizzato. È importante quindi sapere anche che lo strumento che si inserisce nella cavità nasale, per i bambini, è diverso da quello dell’adulto.

Il tampone è infatti molto sottile e particolarmente morbido, non presenta rischi di rottura perché il punto in cui è più fragile rimane comunque “indietro” lungo la risalita e soprattutto rappresenta un’arma fondamentale per svelare se un bambino ha contratto l’infezione e potrebbe diventare, in modo ovviamente involontario, un “diffusore” del virus anche in presenza di disturbi molto limitati o del tutto assenti. In attesa ovviamente che siano a disposizione test comunque meno “disturbanti”, sui quali la scienza sta lavorando.

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