Mal di testa, quanto l’uso dello smartphone può peggiorarlo

Una ricerca studia la relazione tra mal di testa e utilizzo massiccio del telefonino: i risultati non definitivi mostrano un aumento di rischio

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Esiste un’associazione tra continuo utilizzo dello smartphone e comparsa, o peggioramento, di cefalea? Ce lo chiediamo spesso, quando, dopo essere rimasti per ore al telefono, sentiamo aumentare quella fastidiosa sensazione di cerchio alla testa che ci mette ko e ci sembra impossibile da sopportare.

Ebbene, la risposta per il momento non c’è. Ma forse potrebbe essere positiva, soprattutto per chi soffre di questo problema, almeno a quanto riporta una ricerca pubblicata su Neurology, secondo cui pare proprio che l’overdose di collegamento sullo smartphone possa aumentare i rischi.

In questi giorni di permanenza a domicilio causa limitazioni legate all’infezione da coronavirus Sars2-CoV-2019, la cosiddetta Covid-19, utilizzare il dispositivo può essere fondamentale per mantenersi in contatto. Ma per prevenire la cefalea, è meglio non esagerare!

Cosa dice lo studio

La ricerca ha preso in esame 400 persone con una cefalea primaria, definizione che comprende sia forme più gravi, come la classica emicrania, sia cefalea tensiva, condizione molto più diffusa.

Sono stati valutati sia i tempi di utilizzo quotidiano dello smartphone sia la storia del mal di testa e dell’impiego di farmaci contro il disturbo.

Il risultato è stato molto interessante: chi sta sempre al telefono avrebbe un maggior rischio di utilizzare farmaci per il mal di testa e, soprattutto, di andare incontro ad una minore riduzione dell’intensità del fastidio rispetto a chi invece si tiene abbastanza lontano dal dispositivo o proprio non lo utilizza.

In particolare, mettendo a confronto i questionari raccolti,  si è visto che l’impiego di farmaci era più frequente in chi utilizzava lo smartphone (96 per cento), rispetto a chi invece ne faceva a meno (81 per cento) e che l’effetto delle cure poteva essere completo o comunque soddisfacente per l’84 per cento dei soggetti abituati a stare al telefono, contro il 94 per cento di chi non lo utilizzava o faceva solo chiamate occasionali.

Al momento, ovviamente, non si possono trarre conclusioni definitive, sia per il limitato numero di soggetti considerati sia per la genericità dei dati raccolti. Ma secondo Deepti Vibha, il ricercatore indiano che ha condotto lo studio, potrebbero esiste meccanismi ad oggi sconosciuti in grado di chiarire i motivi di questa associazione, che dovranno essere indagati con future ricerche.

Occhi e collo sotto pressione

Pur se non si sa ancora come lo smartphone possa interferire con la comparsa o il peggioramento della cefalea, ci sono comunque ipotesi affascinanti che collegano non solo alcuni organi di senso ma anche la posizione che si assume quando si sta davanti allo schermo potrebbero giocare un ruolo.

Ad esempio l’affaticamento oculate legato alla successione delle immagini sullo schermo e alla necessitò di mettere a fuoco costantemente, magari perché si tiene il cellulare troppo vicino agli occhi, potrebbe in qualche modo favorire o peggiore la sensazione di mal di testa. Ed anche la particolare posizione del “collo” tanto che si parla a volte di collo da smartphone, appare importante, soprattutto per il dolore che si produce intorno alla nuca.

Se il collo viene tenuto troppo a lungo iperesteso, magari rimanendo sdraiati sul cuscino a chattare su What’s App, Facebook o discutere su Skype, oppure perché si tiene il capo in avanti per guardare sull’I-Pad o sullo Smartphone, il rischio del collo da telefonino appare più importante.

La condizione si lega alla necessità di mantenere il capo flesso per un periodo prolungato: alla fine può comparire il dolore appena so riprende la normale posizione.

Se si continua a mantenere piegato, oltre a indurre lo stress della posizione fissa alla muscolatura, col tempo si cambia la fisiologica curvatura, e iniziano dolori e fastidi. I fasci muscolari, infatti, debbono sostenere una struttura che pesa almeno quattro chili: per cui mantenere il collo piegato, su un lato oppure in avanti, significa indurre uno sforzo che, alla lunga, si paga con l’insorgenza del dolore.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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