Diagnosi precoce del tumore dell’ovaio, speranze dal Pap-test

Ad accenderla ci ha pensato uno studio, da verificare su numeri più ampi, pubblicato su Jama Network Open

Federico Mereta Giornalista Scientifico

5.200 nuovi casi ogni anno, con circa 50.000 donne che convivono con la malattia. Queste le cifre del tumore dell’ovaio in Italia. La malattia, purtroppo, è difficile da individuare precocemente perché provoca disturbi molto generici e questo porta ad un ritardo nella diagnosi e a maggiori difficoltà di cura.

Ora però una ricerca italiana, da verificare su numeri più ampi, apre la porta alla speranza. Grazie al semplice Pap-test, si potrebbe riconoscere molto prima la presenza delle cellule neoplastiche ed agire di conseguenza.

Una “spia” invisibile fa riconoscere il nemico

La scoperta si basa sul Pap-test, che consiste nel prelievo di cellule dal collo dell’utero e dal canale cervicale. Con questo esame del tutto indolore, è possibile diagnosticare i tumori dell’ovaio in fase precoce attraverso l’impiego di nuove tecnologie di sequenziamento del DNA.

La scoperta è frutto di una ricerca, pubblicata su Jama Network Open, condotta dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS di Milano, in collaborazione con l’Ospedale San Gerardo di Monza e l’Università di Milano-Bicocca, con il supporto della Fondazione Alessandra Bono Onlus.

L’ipotesi di partenza è consistita nel fatto che dalla tuba di Falloppio, dove nascono la maggior parte dei carcinomi sierosi di alto grado dell’ovaio (che rappresentano circa l’80% dei tumori maligni a carico delle gonadi femminili), si potevano staccare, fin dalle fasi precoci, delle cellule maligne che, raggiunto il collo dell’utero, potevano essere prelevate con un test di screening come il Pap-test.

Fin dalle prime fasi della trasformazione tumorale, le cellule acquisiscono nel loro DNA delle peculiari mutazioni a carico della proteina Tp53, un gene che funge da guardiano del genoma che, una volta alterato, guida le successive fasi della trasformazione maligna della cellula tumorale.

Lo studio, sottolineano i ricercatori, deve essere considerato con prudenza perché attuato in pochi casi, ma i dati sono estremamente convincenti e incoraggianti.  “Il dato più interessante – afferma Maurizio D’Incalci, che dirige il Dipartimento di Oncologia dell’Istituto Mario Negri e ha guidato queste ricerche – è che abbiamo dimostrato la presenza di DNA tumorale, che deriva dal carcinoma ovarico, in Pap-test prelevati in pazienti affette da tumore ovarico anni prima della diagnosi di carcinoma dell’ovaio. Questo ci indica che già sei anni prima le analisi molecolari messe a punto oggi avrebbero potuto consentire teoricamente di diagnosticare il tumore. Credo che l’applicazione di questo test possa salvare moltissime vite umane”.

In alcuni casi in cui erano disponibili diversi Pap-test eseguiti 6 e 4 anni prima alla stessa paziente, è stata identificata in modo inequivocabile la stessa mutazione clonale della proteina p53 che si ritrova nel tumore: questo rafforza l’idea che si tratti di alterazioni molecolari specifiche alla base dello sviluppo della malattia.

Arrivare presto è fondamentale

Il carcinoma ovarico è il sesto tumore più diffuso tra le donne ed è il più grave per la sua alta mortalità; rientra tra le prime cinque cause di morte per cancro tra le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni.

L’innovativa procedura riveste una grande importanza in quanto la maggioranza delle pazienti con carcinoma dell’ovaio non presenta sintomi specifici e la diagnosi della malattia avviene in fase tardiva, quando il tumore è avanzato e molto difficile da curare.

Se il tumore ovarico viene diagnosticato in stadio iniziale, la possibilità di sopravvivenza a 5 anni è del 75-95%; nel caso delle neoplasie diagnosticate in stato avanzato, la percentuale sopra citata scende al 25.  Robert Fruscio, Professore Associato di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Milano-Bicocca e responsabile clinico della sperimentazione presso l’Ospedale San Gerardo di Monza, sottolinea che “l’importanza dei risultati ottenuti da questo progetto è straordinaria, in quanto l’applicazione di questo test potrà permettere di diagnosticare precocemente il carcinoma dell’ovaio. Nelle pazienti che hanno mutazioni di BRCA1 o 2, con un’alta probabilità di ammalarsi di carcinoma dell’ovaio, una raccolta prospettica di Pap-test è già iniziata e questo ci consentirà di verificare la validità della metodica in tempi ragionevolmente brevi”.

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