Diabete, perché il cuore e le arterie della donna sono più a rischio

Le donne col diabete sono più a rischio scompenso cardiaco degli uomini. Quali sono le conseguenze della malattia e come bisogna agire

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Toglietevi dalla testa che il diabete sia una malattia degli uomini: purtroppo, complici anche gli stili di vita errati (ci muoviamo sempre meno, controlliamo poco il peso, fumiamo e a volte dimentichiamo le regole della dieta mediterranea) l’innalzamento della glicemia interessa anche e soprattutto le donne. 2,1 milioni di decessi l’anno nel sesso femminile. Circa 1,8 nei maschi.

Proprio nelle donne, peraltro, sarebbero più frequenti le complicazioni di tipo cardiovascolare, come infarto o ictus, pur se magari si presentano in età più avanzata. A dirlo è una ricerca apparsa sull’European Journal of Preventive Cardiology, che vede tra gli autori Elisa Del Canto ed Antonio Ceriello.

Diabete e scompenso cardiaco: la donna rischia di più

Quando si presenta il diabete, nel tempo, si possono creare le cosiddette complicanze. Si tratta di situazioni che si concentrano soprattutto sui grandi e sui piccoli vasi arteriosi, comportando pesanti ripercussioni nella circolazione del sangue, ad esempio a carico dei reni, degli occhi o, appunto, del cuore.

Stando a quanto riporta la ricerca, che ha preso in esame un gran numero di informazioni, sul fronte delle patologie a carico delle arterie coronariche, quelle che irrorano il cuore, una donna con diabete ha un rischio 1,81 volte più elevato di decesso per infarto rispetto ad una coetanea con ha la glicemia sotto controllo.

Come se non bastasse, il sesso femminile in caso di diabete aumenta di molto il rischio di andare incontro allo scompenso cardiaco, ovvero all’incapacità del cuore di “pompare” normalmente il sangue destinato all’intero organismo. Il risultato di questa situazione è che progressivamente il cuore diventa sempre meno efficace, la qualità di vita cala e ogni sforzo, anche il più banale, diventa un ostacolo insormontabile.

Ciò che più preoccupa, comunque, è che nella donna l’aumento del rischio appare così elevato, mentre nell’uomo con diabete la probabilità di sviluppare insufficienza cardiaca è “solo” due volte maggiore. Capire come mai il diabete possa indurre risposte così diverse nei due sessi è difficile. In ogni caso pare che proprio nelle donne che hanno il diabete esista una particolare tendenza a sviluppare una particolare forma di scompenso cardiaco. Ma non bisogna dimenticare che in caso di infarto la donna tende ad arrivare alle cure più tardi del maschio: pur se supera la lesione, quindi, rischia di avere un danno sul cuore più esteso.

Bisogna identificare presto  la malattia

La diagnosi precoce dell’innalzamento dei valori della glicemia, l’inquadramento del diabete e la presa in carico, fatta di buone abitudini sul fronte degli stili di vita ed eventualmente di farmaci se il medico li considera, rappresenta un’arma fondamentale per limitare i rischi che nel tempo i vasi sanguigni vengano “deteriorati” dalla patologia metabolica.

“Non si parla mai abbastanza di quanto sia fondamentale la diagnosi precoce perché più precocemente agiamo – dice Simona Frontoni, docente di Endocrinologia all’Università di Roma “Tor Vergata” e Direttore U.O.C. Endocrinologia e Diabetologia Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma – e più possibilità abbiamo. Noi siamo passati da un’epoca in cui avevamo a disposizione solo sulfaniluree, metformina ed insulina ad un’epoca in cui abbiamo un ventaglio di opzioni terapeutiche molto ampio. Abbiamo il dovere di scegliere per ogni singolo paziente la terapia più idonea. Perché non è importante solo ridurre la glicemia ma è importante come la riduciamo in quel singolo paziente. Inoltre, c’è anche il dovere di scegliere in sicurezza e, cioè, ridurre con efficacia la glicemia abbassando il rischio di crisi ipoglicemiche“.

Prosegue l’esperta: “L’arrivo di un nuovo SGLT2 inibitore, ertugliflozin, rappresenta un’arma in più e per noi diabetologi avere a disposizione un farmaco in più in questa classe è davvero molto importante. Ma attenzione: perché una corretta informazione, anche attraverso i canali non convenzionali, è di primaria importanza”.

In questo senso va segnalata una campagna che mira a ricordare come nel diabete di tipo 2 tenere sotto controllo la glicemia sia importante ma non basti. Serve mantenere un adeguato stile di vita e gestire il diabete a 360° prendendo in considerazione anche importanti fattori di rischio cardiovascolare quali obesità e pressione arteriosa. Ma non solo, si deve sempre più rinsaldare l’alleanza paziente-diabetologo, fondamentale in un percorso di cura. La campagna si chiama “#spingersioltre” e parla a chi già si confronta con il diabete di tipo 2 ma anche a chi vuole prevenirlo. È online sui principali social di MSD Salute: Facebook, Instagram e Twitter.

Così il diabete “complica” il benessere

Il rischio cardiovascolare (e non solo) nella persona con diabete va ovviamente valutato considerando l’eventuale presenza di altri “nemici” della circolazione, come il fumo, l’aumento di colesterolo nel sangue o l’ipertensione. Ma può essere comunque utile ricordare come il diabete possa influire sul benessere dei vasi:

  • Chi fa i conti con il diabete è a maggior rischio di infarto del miocardio, perché la patologia favorisce lo sviluppo di aterosclerosi nelle arterie. Per lo stesso motivo cresce anche il pericolo di ictus cerebrali.
  • La nefropatia diabetica, cioè la complicazione della malattia a carico dei reni, porta ad una progressiva riduzione della capacità dei reni di “ripulire” il sangue. E quindi le sostanze nocive che dovrebbero essere eliminate rimangono nel sangue stesso, danneggiando l’organismo.
  • Sistema nervoso. Se la glicemia è molto alta si modifica la sensibilità dei nervi, con la comparsa di percezioni errate. In più lo scarso afflusso di sangue danneggia i reni, dando luogo a fortissimi dolori.
  • Per il danno ai nervi il piede del diabetico è meno sensibile, e il carente afflusso di sangue per i restringimenti delle arterie riduce l’ossigenazione del piede stesso. Per cui si va più facilmente incontro a ferite non percepite, che tendono a non rimarginare e ad andare incontro a infezioni.
  • Occhi. Chi soffre di diabete rischia una specifica alterazione della retina, la parte dell’occhio che recepisce gli stimoli visivi, legata alla modificazione dei vasi sanguigni che la irrorano. Ma l’iperglicemia aumenta anche il rischio di cataratta.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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Diabete, perché il cuore e le arterie della donna sono più a rischio