Covid-19, così la pandemia ha cambiato il nostro sonno

Il diffondersi del virus ha modificato le nostre abitudini con un incremento dei disturbi del sonno. I consigli per tornare a riposare bene

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Metteteci l’ansia del lockdown e la necessità di mutare le abitudini. Aggiungete i timori che nascono per le difficoltà sul lavoro. Miscelate il tutto con i quotidiani bollettini e i conseguenti impatti sulla psiche, più o meno pronta a recepire paure o anche atteggiamenti negazionisti che non hanno significato. Ecco il “cocktail” che si può creare sull’organismo e che si riflette su una delle attività che invece, proprio per i ritmi biologici che ogni persona ha, dovrebbe essere preservata: il sonno. A fare il punto sull’impatto della pandemia sul riposo notturno è una ricerca presentata al convegno “Sleep” e condotta dagli studiosi dell’Università di Ottawa.

C’è anche chi sta di più a letto

Non crediate che le “nuove” abitudini indotte dall’avanzata del virus Sars-CoV-2 si traducano immediatamente con l’impossibilità di prendere sonno, un aumentato consumo di sonniferi o risvegli notturni che lasciano con gli occhi spalancati nel buio. Secondo l’indagine, realizzata con un’analisi attraverso questionari su oltre 5000 adulti di ogni età, l’unica certezza è che il diffondersi dell’infezione e le conseguenti ripercussioni sulla psiche hanno modificato le abitudini, con un incremento dei disturbi del sonno.

In particolare, se prima di Covid-19 più o meno una persona su tre dichiarava disturbi del sonno, il controllo in epoca di pandemia ha rivelato che poco della metà degli intervistati ha dichiarato nuove abitudini nel rapporto con Morfeo.

In primo luogo ci sono persone che, non avendo evidentemente molto da fare durante la giornata, sono rimasti ben più a lungo delle abitudini sotto le coperte. C’è poi chi ha, in modo quasi automatico e non per scelta, ridotto le ore di sonno, coricandosi più tardi e trovandosi poi sveglio all’alba. Infine, c’è chi avendo difficoltà a chiudere le palpebre la sera ha semplice spostato in avanti le lancette dell’orologio per coricarsi e poi è rimasto più a lungo a letto la mattina. In molti casi, in ogni modo, ci sono stati disturbi nei normali ritmi.

Se per chi ha riposato più a lungo la situazione non appare mutata di molto, come spiegano i ricercatori, i problemi sono sicuramente maggiori per chi ha alterato le abitudini. In pratica andare sotto le lenzuola sempre più tardi si tradurrebbe in una sorta di “jet-lag”, simile a quello che si verifica dopo un viaggio in aereo che richiede il passaggio di diversi fusi orari. Chi ha fatto questa esperienza sa che poi riprendere i ritmi non è semplice e purtroppo, col tempo, pare proprio che le abitudini mutate a causa della pandemia possano aver creato anche queste situazioni, favorendo l’insonnia e quindi la sonnolenza diurna.

Rispettare i cicli biologici

Ognuno di noi, col tempo, si abitua a chiudere gli occhi in determinate ore della giornata, così come si sveglia quasi sempre intorno alla stessa ora. Ogni persona ha infatti dei ritmi che vanno rispettati. In questo senso, la pandemia e lo stress correlato hanno creato una serie di alterazioni che in qualche modo possono farci “passare” più tardi attraverso le cosiddette “porte” del sonno, ovvero quei momenti in cui il corpo è più predisposto al riposo. Riconciliare l’organismo con questi ritmi non è semplice.

Detto che non bisogna pensare subito ai farmaci – non basta qualche notte agitata, magari in un periodio di intenso stress, per farsi la diagnosi di insonnia – è meglio ricordarsi alcune buone abitudini. L’obiettivo al momento potrebbe essere quello di puntare sulla qualità del sonno e non solo sulla quantità, per aver modo di sentirsi più riposato al risveglio, e di affrontare la giornata senza le palpebre che cadono irrimediabilmente.

Qualche buona abitudine? Il caffè prima di dormire può facilitare il risveglio precoce, la nicotina della sigaretta e l’eccesso di alcolici riducono la possibilità di entrare nel sonno profondo e quindi di sentirsi riposati. Quindi fate attenzione a fumo e alimentazione. Per il resto, non dimenticate che dormire in una stanza rumorosa o con la luce che entra dalle finestre rende più difficile il riposo, anche se magari non ci si sveglia completamente.

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