Caso di difterite a Padova, 22enne ricoverato in gravi condizioni

Il giovane è ricoverato. Scattata la profilassi per altre 100 persone, rintracciate tra i suoi contatti e ora sotto antibioticoEleono

Foto di Eleonora Lorusso

Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

4 min di lettura

È stato ricoverato in condizioni serie ed è in isolamento il 22enne, originario del Bangladesh, a cui è stata diagnosticata una difterite. Al momento si trova nel reparto di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedale Università di Padova. Circa 100 persone sono state poste a profilassi antibiotica a loro volta: si tratta dei contatti stretti del giovane che rischiano di essere contagiati o di trasmettere l’infezione, se già in incubazione. È il secondo caso grave nell’arco di meno di due mesi: nel primo, che si era verificato in Sicilia, la malattia infettiva era stata fatale per una bambina di 4 anni, che i genitori avevano scelto di non vaccinare.

Il 22enne ricoverato con la difterite

Non appena accertata la diagnosi di difterite, i sanitari del nosocomio veneto hanno attivato tempestivamente e in via preventiva la richiesta del siero antitossico per contrastare la malattia, tramite il Centro Antiveleni di Pavia. Il trattamento è stato somministrato sabato, non appena il 22enne si è rivolto al Pronto Soccorso e dopo le prime analisi effettuate dalla Uoc Microbiologia e Virologia. La conferma microbiologica dell’infezione è arrivata il giorno successivo, domenica 11 ottobre. dell’ospedale padovano. Al momento il giovane sta seguendo anche una terapia antibiotica e rimane ricoverato per proseguire il trattamento e il monitoraggio delle condizioni cliniche.

Il tracciamento e l’isolamento dei contatti

Il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica (SISP) dell’Ulss 6 Euganea, competente a livello territoriale, ha anche ha avviato l’indagine epidemiologica per tracciare la rete dei contatti della persona che ha contratto l’infezione. Una volta terminata sono state individuate circa cento persone, tra contatti stretti e persone che hanno avuto scambi in ambito lavorativo. Per tutti è stata disposta la profilassi antibiotica preventiva che durerà complessivamente 7 giorni.

Il precedente recente: la bambina morta ad agosto

Il caso del 22enne a Padova, però, non è isolato. A fine agosto anche una bambina di quattro anni aveva contratto la malattia infettiva a Palermo. La piccola era poi deceduta e si era scoperto che i genitori non avevano voluto vaccinarla subito dopo la nascita, come invece previsto dai protocolli sanitari. Secondo il racconto di madre e padre della bambina, avrebbero avuto paura di un nesso tra la vaccinazione e l’autismo, di cui è affetto un cugino.

La tonsillite scambiata per difterite

Nel caso in Sicilia, la bambina aveva iniziato a manifestare sintomi di malessere il 13 agosto, in particolare febbre, vomito e inappetenza. Le sue condizioni, però, era peggiorate in poco tempo e avevano spinto i genitori a rivolgersi al Pronto soccorso dell’Azienda ospedaliera Villa Sofia Cervello dove la prima diagnosi era stata di tonsillite. Una volta dimesse e nonostante la terapia, però, la piccola non era migliorata. Per questo i genitori erano tornati due giorni dopo, il 15 agosto, quando i medici avevano deciso per il ricovero in osservazione breve intensiva, indicando la causa delle condizioni sanitarie in una faringo tonsillite essudativa. Il giorno dopo, dal momento che il quadro clinico continuava a peggiorare, si era optato per l’intubazione e il trasferimento presso la rianimazione pediatrica dell’ospedale dei bambini di Palermo, dove i tentativi di salvare la piccola, però, erano stati vani, nonostante un ulteriore trasferimento nel reparto di Cardiochirurgia e il ricorso all’Ecmo, ossia la macchina per la circolazione extra corporea.

Il cugino si è salvato grazie alla vaccinazione

Diverso il decorso per il cugino della bambina che, nonostante avesse contratto la malattia a sua volta, si è salvato grazie alla vaccinazione. Anche lui ricoverato all’ospedale dei bambini e con gli stessi sintomi della cugina, non era in gravi condizioni ed è successivamente guarito. I tre fratelli della bimba sono poi stati vaccinati, mentre la Procura di Palermo aveva aperto un’indagine per accertare come sia potuto accadere che la bambina sia sfuggita alla vaccinazione, obbligatoria per legge. Rientra, infatti, tra le immunizzazioni che sono effettuate nel primo anno di vita.

La vaccinazione contro la difterite

Si tratta di un ciclo di tre iniezioni che avvengono a 3 mesi, 5 mesi e 12 mesi. È poi consigliato di fare un richiamo anche in età adulta ogni 10 anni. Come chiarisce l’Istituto Superiore di Sanità, “La vaccinazione rappresenta oggi il principale strumento di prevenzione della difterite. Il calendario vaccinale prevede la vaccinazione dei bambini nel primo anno di vita con il vaccino esavalente che protegge da tetano, pertosse, difterite, epatite B, polio, ed Haemophilus influenzae di tipo b (DTaP-IPV-HepB-Hib). È previsto un richiamo al sesto e al dodicesimo anno di vita. Successivamente, è raccomandato un richiamo ogni dieci anni con la formulazione trivalente antidifterica, antitetanica, antipertosse per adulti (dTap)”. La vaccinazione dTap è raccomandata anche alle donne in gravidanza, indipendentemente dalle vaccinazioni o dai richiami effettuati in precedenza.

 L’importanza delle coperture vaccinali

Se una persona non è vaccinata, può godere del cosiddetto “effetto gregge”, cioè immunità diffusa nel resto della popolazione, ma solo se non calano le coperture vaccinali. “Il vaccino antidifterico protegge soprattutto dalla malattia clinica tossino-mediata e dalle sue complicanze, ma non assicura necessariamente l’eliminazione della colonizzazione faringea o della trasmissione; per questo restano essenziali l’isolamento, la ricerca dei contatti e la profilassi antibiotica”, spiega ancora l’ISS.

Cos’è la difterite

“La difterite è una malattia infettiva altamente contagiosa, potenzialmente fatale, con obbligo di notifica al Ministero della Salute”, come chiarisce lo stesso Ministero sul proprio sito. Tra le complicanze gravi sono ricordate “miocardite, neuropatie periferiche e danno renale”. “Oltre ad infezioni respiratorie (faringite essudativa senza le pseudomembrane, polmoniti), possono essere responsabili di batteriemie, e più raramente, di infezioni invasive o sistemiche quali endocarditi e infezioni articolari e artrite settica”, spiega ancora il portale del Ministero.