Peste polmonare, cosa sta accadendo, cosa resta da chiarire e i rischi per l’Italia

Le informazioni che arrivano dalla Siberia lasciamo pensare a un incidente. Per gli esperti la malattia è "seria", ma oggi esistono terapie efficaci

Foto di Eleonora Lorusso

Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

5 min di lettura

Le autorità sanitarie locali hanno rassicurato, sminuendo il rischio che si crei una pandemia e che questa possa varcare i confini della Siberia. Ma le notizie che arrivano Irkutsk, la località in cui è morta Darya Shipilova, una 28enne che lavorava come esperta tecnica di laboratorio presso l’istituto antipeste, continuano a destare preoccupazione. La malattia è “seria”, avvertono anche diversi esperti italiani, mentre rimangono ancora molti punti da chiarire sulla dinamica del contagio fatale. Al momento sono 5 gli ospedali dove è scattata la quarantena, insieme ad altre misure di sicurezza, come l’obbligo di indossare le mascherine. Ma a fornire alcuni dati ufficiali è anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Cosa dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità

Secondo quanto riferito dall’OMS in questi giorni, i casi sospetti di peste polmonare tra 2019 e il 2025 in 10 Paesi sono stati 3.84 con 423 decessi. Il tasso di mortalità, dunque, è pari all’11%. La maggior concentrazione di episodi è avvenuta nella Repubblica Democratica del Congo e in Madagascar, dove la peste rimane endemica in alcune aree. Ma “la peste può manifestarsi anche in Paesi che non segnalano casi, e il numero annuale di casi varia a seconda della tempistica, della localizzazione e dell’entità delle epidemie”, spiega in una nota la stessa OMS. A confermare le indicazioni internazionali è stato anche Antonio Cascio, Professore di Malattie infettive presso l’Università di Palermo, Direttore di Malattie infettive e del Centro di Riferimento Regionale Aids presso il Policlinico Giaccone di Palermo e membro della Società italiana di Malattie infettive Simit. “In un solo anno nel 2018 mi risultano 248 casi il 98% dei quali in Madagascar e in RDC”, ha sottolineato al Sole 24 Ore.

Cos’è la peste polmonare

A spiegare di che malattia si tratta, invece, è il virologo Fabrizio Pregliasco, Direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi statale di Milano: “È una forma particolarmente grave della peste, un’infezione batterica causata da Yersinia pestis, lo stesso microrganismo responsabile delle grandi epidemie del passato”. Oggi, però, la situazione è molto cambiata, come conferma Pregliasco: “Conosciamo il batterio, disponiamo di sistemi diagnostici e soprattutto di antibiotici efficaci. Quindi la parola ‘peste’ fa comprensibilmente paura, ma non siamo certo di fronte alla peste medievale, come conferma l’Organizzazione mondiale della sanità”.

Come si trasmette

Nel caso della Siberia, stando alle informazioni ufficiali, la ricercatrice avrebbe avuto un contatto diretto con una provetta, contenente il batterio della peste, che si sarebbe rotta. La trasmissione, come chiariscono gli esperti, avviene generalmente per contatto diretto con animali o persone infette, ad esempio tramite la manipolazione, anche nel caso di una carcassa. Può avvenire, però, anche tramite gocce di saliva infette, come il droplet, sempre da animale o persona a sua volta già contagiato. Più raramente può accadere che ci si ammali se si mangia carne di animali infetti. “La peste è una zoonosi, significa che il batterio circola soprattutto tra animali e, nello specifico, piccoli mammiferi e pulci. La particolarità della forma polmonare è che, quando l’infezione interessa i polmoni, può esserci anche una trasmissione diretta, proprio da persona a persona, attraverso le particelle respiratorie emesse da un malato, soprattutto in caso di contatto stretto. Come conferma l’OMS, è questo che rende la peste polmonare più delicata dal punto di vista della sanità pubblica”, sottolinea Pregliasco.

I sintomi della peste polmonare e perché va adottata cautela

“È sicuramente una malattia seria. Se la peste polmonare non viene trattata, può evolvere molto rapidamente ed essere fatale anche nell’arco di 18-24 ore. Va tenuto presente, quindi, che l’esordio può essere molto rapido: febbre alta, brividi, forte malessere, debolezza, mal di testa e soprattutto tosse, difficoltà respiratoria e una polmonite che può peggiorare velocemente sono i campanelli d’allarme. Nei casi più gravi possono comparire insufficienza respiratoria, sepsi e shock. Proprio la rapidità dell’evoluzione rende fondamentale riconoscerla tempestivamente”, spiega il virologo, che però rassicura sul fronte delle cure.

Diagnosi e cure

A differenza della peste bubbonica dei tempi raccontati da Alessandro Manzoni ne I promessi sposi, nel caso della peste polmonare, dunque, i sintomi sono diverso ai linfonodi al collo e all’ascella. Ciò che accomuna le forme, però, è la rapidità dell’evoluzione della malattia: “È questo il punto importante da sottolineare: se viene riconosciuta precocemente e trattata subito, gli antibiotici sono efficaci e le possibilità di guarigione aumentano nettamente – chiarisce il virologo – La terapia è con antibiotici specifici, che devono essere iniziati il più presto possibile, senza aspettare necessariamente tutte le conferme di laboratorio quando il sospetto clinico ed epidemiologico è forte. A questo si aggiungono naturalmente le terapie di supporto nei pazienti più gravi. È fondamentale che si proceda con un contact tracing: una volta identificate le persone venute a contatto con la persona infetta, vanno sorvegliate e, se indicato, sottoposte a loro volta a profilassi. Per gli operatori sanitari che assistono direttamente pazienti con peste polmonare sono previste specifiche precauzioni e profilassi antibiotica”.

I rischi di epidemia e per l’Italia

Il fatto che l’episodio sotto i riflettori sia accaduto in una remota regione della Siberia e che siano immediatamente scattate le misure di sicurezza dovrebbe permettere di circoscrivere eventuali altri casi. “Sappiamo che una giovane dipendente dell’Istituto anti-peste di Irkutsk è morta dopo una gravissima polmonite e diverse fonti hanno parlato di una possibile peste polmonare. Circa 200 contatti sono stati posti sotto osservazione. Tuttavia le autorità sanitarie russe, almeno per ora, parlano ufficialmente di una ‘polmonite di eziologia sconosciuta’ e sostengono che la situazione epidemiologica è stabile. Quindi è vero che abbiamo un sospetto importante che giustifica tutte le precauzioni adottate, ma non dobbiamo trasformarlo automaticamente in un’epidemia confermata”. I rischi in Italia e in Europa, di conseguenza, sono al momento molto limitati: “In astratto nessuna infezione trasmissibile conosce confini, ma sulla base delle informazioni disponibili non vedo oggi un motivo di allarme per l’Italia. La peste polmonare richiede generalmente un contatto ravvicinato con una persona malata e, una volta individuato il caso, isolamento, tracciamento dei contatti e antibiotici sono strumenti molto efficaci per interrompere la catena di trasmissione. Allo stato attuale, quindi, parlare di rischio pandemico sarebbe del tutto prematuro. Però è corretto seguire con attenzione quello che accade in Siberia e chiedere la massima trasparenza sui risultati delle indagini. Il problema non è evocare la peste nera, ma verificare rapidamente se siamo davvero davanti a Yersinia pestis, individuare tutti i contatti e interrompere qualsiasi eventuale catena di trasmissione”, conclude Pregliasco.