Rania e Noor, le due Regine di Giordania

La monarchia giordana ha trovato continuità anche grazie a due donne nate fuori dalle corti reali: Noor e Rania, protagoniste della Corona hashemita

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Gilda Faleri

Giornalista e Royal editor

Royal Watcher toscana laureata in comunicazione. Scrive principalmente di famiglie reali e ha fondato uno dei primi blog italiani a tema royals.

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Due commoner con una brillante carriera avviata, ignare di ciò che il destino avrebbe riservato loro. Le due donne che più hanno incarnato il ruolo di regina nel mondo arabo contemporaneo, Noor e Rania, non erano nate per regnare. Non provenivano da famiglie reali, non erano cresciute a corte, non avevano ricevuto un’educazione pensata per il trono. Eppure, entrambe sono diventate simboli fortissimi, in patria e nel mondo.

Due borghesi alla corte hashemita

Simili nella vita precedente alla corona e nella svolta che ha cambiato per sempre il loro destino, ma profondamente diverse nel modo di interpretare il ruolo di regina.

Noor di Giordania

Quando Lisa Najeeb Halaby incontra Re Hussein di Giordania, lavora come direttrice della Pianificazione e Progettazione delle Strutture presso Alia Airlines. La sua famiglia paterna è siriana, quella materna svedese-americana; è nata negli Stati Uniti, a Washington, ha studiato architettura e urbanistica alla Princeton University, parla più lingue e ha una visione del mondo moderna e occidentale. Non appartiene all’aristocrazia, non frequenta ambienti reali e non immagina un futuro a palazzo.

Eppure, nel 1978, diventa regina con il nome di Noor al-Hussein, “luce di Hussein”. Il Sovrano, rimasto vedovo della Regina Alia, morta tragicamente in un incidente in elicottero, la conosce durante un appuntamento di lavoro. Dopo un corteggiamento in gran parte riservato, i due si sposano. Noor cresce i tre figli rimasti senza madre e dalla loro unione nasceranno altri quattro figli. Hussein ha altri tre figli, tra cui Abdullah, avuti dai primi due matrimoni.

Re Hussein di Giordania e sua moglie, la Regina Noor nel 1995
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Re Hussein di Giordania e sua moglie, la Regina Noor nel 1995

Rania di Giordania

Anche Rania Al-Yassin non nasce principessa. Figlia di una coppia palestinese, cresce tra il Kuwait e l’Egitto, studia economia aziendale e lavora nel settore bancario e tecnologico. Quando conosce il Principe Abdullah, è una giovane donna indipendente, con una carriera avviata e una mentalità internazionale. Nel 1993 si sposano, ma nessuno immagina che pochi anni dopo lei diventerà regina.

Il marito, figlio maggiore di Re Hussein e della seconda moglie Antoinette Avril Gardiner – conosciuta come Muna, da cui il sovrano aveva divorziato anni prima – è allora soltanto un principe, lontano dalla linea di successione. In quel momento sul trono siede proprio Hussein, accanto alla sua quarta moglie, la Regina Noor. L’erede designato non è Abdullah, bensì il fratello del re, il Principe Hassan.

Nei sei anni che separano il matrimonio dalla morte di Hussein, avvenuta nel 1999, Rania e Abdullah vivono una vita relativamente defilata, osservati più per il loro fascino che per un ruolo politico, dal momento che non sono destinati a regnare.

Rania e Abdullah di Giordania
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Rania e Abdullah di Giordania

Poi, improvvisamente, tutto cambia. Poco prima di morire, Re Hussein decide di modificare la linea di successione, escludendo il fratello Hassan e nominando erede il figlio Abdullah. Due settimane dopo il sovrano si spegne. Il 7 febbraio 1999, a soli 37 anni, Abdullah sale al trono di Giordania, trasformando Rania, quasi senza preavviso, nella nuova regina del regno hashemita.

In questo, Noor e Rania si assomigliano più di quanto sembri: entrambe entrano nella monarchia da outsider, entrambe devono imparare a muoversi in una corte che non conoscono e che non hanno mai frequentato prima.

Un destino simile per due regine

C’è un altro elemento che le unisce profondamente: nessuna delle due era destinata a regnare.

Noor diventa regina perché Hussein la sceglie come moglie in un momento molto delicato. Ha 27 anni e si inserisce in un regno già consolidato, segnato da equilibri politici complessi e dalla presenza ancora molto forte della figura della Regina Alia, amatissima dal popolo. Non mancano, infatti, le resistenze nei suoi confronti, anche perché Noor è la prima americana a diventare regina di un Paese arabo.

Riesce però a imporsi come regina consorte in senso pieno, sostenendo il sovrano in anni cruciali per il Medio Oriente. Rimane al suo fianco fino alla morte di Hussein, avvenuta per tumore a soli 63 anni, lasciando il trono al figlio.

Rania, invece, sposa un uomo che non è l’erede al trono. Diventa regina senza preparazione né un percorso prestabilito. “È stato un grande shock per me”, racconterà anni dopo. “Prima di tutto, perdere il re, che tutti amavamo così tanto. E poi, l’altra cosa”.

Noor è una regina più istituzionale, Rania è chiamata a costruire una nuova immagine della monarchia.

Le Regine Noor e Rania di Giordania nel 2004
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Le Regine Noor e Rania di Giordania nel 2004

La regina del silenzio e quella della comunicazione

Noor incarna la regalità classica. La sua è una presenza misurata e diplomatica. Lavora in modo discreto al fianco del marito su temi come lo sviluppo, l’istruzione, i diritti umani e la cooperazione internazionale. Dopo la morte di Re Hussein, resta in Giordania e continua a sostenere progetti umanitari, senza mai cercare un ruolo politico di primo piano.

Rania, al contrario, diventa il volto pubblico della monarchia del XXI secolo, comunica e si espone. Usa i social network quando ancora pochi leader lo fanno, raccogliendo milioni di follower, racconta la Giordania al mondo, porta la questione dell’educazione, dei diritti delle donne e dei giovani sul palcoscenico del mondo. È una regina che parla direttamente alle persone, che costruisce una narrazione moderna del potere.

Ma c’è un episodio che ribalta i ruoli.

La frattura dinastica: il figlio di Noor e il marito di Rania

Il Principe Hamzah, figlio di Noor e di Re Hussein, viene nominato principe ereditario alla morte del padre, nel 1999. Ma nel 2004 Abdullah II gli revoca il titolo, assegnandolo al proprio primogenito, Hussein.

Per anni Hamzah resta una figura popolare nel Paese, molto simile al padre nel carisma. Nel 2021 il suo nome torna improvvisamente al centro dell’attenzione internazionale, quando le autorità giordane parlano di un tentativo di “destabilizzazione interna”. Hamzah viene posto agli arresti domiciliari e diffonde un messaggio durissimo in cui denuncia corruzione e cattiva gestione del Paese.

Il Re Abdullah II di Giordania, la Regina Rania e la Regina Noor al matrimonio del Principe Hamzah e di Basma Bani Ahmad Al-Atoum nel 2012
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Il Re Abdullah II di Giordania, la Regina Rania e la Regina Noor al matrimonio del Principe Hamzah e di Basma Bani Ahmad Al-Atoum nel 2012

In quei giorni, la Regina Noor prende pubblicamente posizione in difesa del figlio. È un gesto raro, fortissimo, che rompe il tradizionale silenzio della regina nelle questioni di Stato e rende visibile una frattura familiare mai del tutto sanata.

Rania, invece, resta in silenzio. La sua posizione è quella della regina in carica, rappresentante dell’istituzione e madre dell’erede al trono. Non c’è uno scontro diretto tra le due regine, ma la distanza appare evidente.

I punti in comune delle due regine

Le due donne, pur comunicando in modo diverso, condividono molte battaglie. Noor fonda la Noor Al Hussein Foundation e la King Hussein Foundation International, promuovendo iniziative di pace in Giordania e in Medio Oriente. Temi che stanno a cuore anche a Rania, impegnata da anni a livello internazionale per attirare l’attenzione sui conflitti della regione, in particolare su quello israelo-palestinese.

La famiglia reale di Giordania nel 2024
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La famiglia reale di Giordania nel 2024

Un altro terreno comune è l’attenzione verso giovani e donne: entrambe lavorano da anni per favorire l’emancipazione femminile e l’accesso all’istruzione, sostenendo progetti educativi e iniziative sociali.

Al di là del ruolo istituzionale, ogni regina interpreta la propria funzione secondo la personalità e il tempo storico in cui vive. Noor e Rania, con linguaggi e stili differenti, rappresentano due fasi della stessa istituzione, dando continuità e forza alla figura della regina consorte nella monarchia giordana.