Emanuele Filiberto di Savoia, il racconto delle trasgressioni: “Abbiamo infranto la legge”

Il Principe Emanuele Filiberto di Savoia conferma: "Abbiamo trasgredito la legge diverse volte. Ma avevano violato i nostri diritti"

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Federica Cislaghi

Royal e Lifestyle Specialist

Dopo il dottorato in filosofia, decide di fare della scrittura una professione. Si specializza così nel raccontare la cronaca rosa, i vizi e le virtù dei Reali, i segreti del mondo dello spettacolo e della televisione.

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Emanuele Filiberto di Savoia si racconta con sincerità, come fa sempre del resto, e ha confermato che negli anni dell’esilio la sua famiglia ha violato spesso la legge. Ma precisa anche che è stata una conseguenza del fatto che “ci avevano violato i diritti”.

Emanuele Filiberto di Savoia conferma il racconto di Gustav Thoni

La confessione di Emanuele Filiberto di Savoia, fatta al più noto quotidiano milanese, è nata da un aneddoto raccontato da Gustav Thoni nel suo ultimo libro, Una scia nel bianco, dove narra dell’incontro con il Principe Vittorio Emanuele e sua moglie Marina Doria nel 1974. “Dopo il Gigante di Sankt Moritz, nel 1974, venne a trovarmi il Principe”. E prosegue: “Vennero qui, a Trafoi. In albergo. Vollero incontrare tutto lo staff. Ci lasciarono in dono un orologio da tavola”.

Un ricordo apparentemente innocente, se non fosse che all’epoca ai membri maschi di Casa Savoia era assolutamente vietato l’ingresso in Italia. Infatti, l’esilio decadde nel 2002 e nel marzo 2003 i Savoia rientrarono definitivamente nel nostro Paese.

Emanuele Filiberto non solo ha confermato quanto scritto da Thoni, ma ha anche ammesso che ci sono stati diversi sconfinamenti in Italia e ha spiegato il perché al Corriere.

“Nel caso specifico, se Gustav lo racconta e lo scrive, è sicuramente vero. Un racconto magnifico. Mio padre era un grande appassionato di sport. E non potendo entrare in Italia, la voglia di incontrare un campione come lui era ancora più forte dell’esilio. Avrà preso una macchina e sarà andato a complimentarsi, un gesto stupendo. Le frontiere non possono esistere quando lo sport è bello e importante. Era giusto fare uno strappo”.

Emanuele Filiberto di Savoia, la confessione: “Abbiamo violato la legge”

Il Principe ha quindi confessato senza troppe remore che la sua famiglia ha violato più volte la legge. “Gli sconfinamenti sono stati tanti. Io stesso sono entrato più volte in Italia con mio padre. In Valle d’Aosta per vedere il Castello di Sarre, a Torino per pranzo, in Sardegna. Piccoli viaggi. Andavamo nei ristoranti”.

Malgrado fossero ancora in esilio, non ebbero mai problemi a rientrare in Italia. Anzi, “i carabinieri facevano proprio il saluto”.

Durante queste brevi trasferte, suo padre incontrava anche dei politici: “Era tutto molto semplice. E tutti erano felici di incontrarlo”. Il tempo trascorso in Italia era sempre piacevole, tra cene piemontesi a base di bagna cauda o gite in barca in estate in Sardegna.

Ma Emanuele Filiberto ci tiene a precisare: “Prima che noi infrangessimo la legge – sottolinea – ci avevano violato i diritti. La Corte europea ce lo ha riconosciuto. Era normale fare questi strappi”.

Emanuele Filiberto di Savoia, il ricordo del padre

Proprio il 3 febbraio, Emanuele Filiberto ha voluto ricordare il padre Vittorio a due anni dalla morte con un lungo post su Instagram: “Oggi sono due anni che mio padre non è più con noi. Eppure non passa un solo giorno, non passa un solo momento, senza che io pensi a lui. Mi manca la sua voce, mi manca il suo sorriso, mi manca il suo modo di guardare la vita con forza, orgoglio e amore per la nostra famiglia. Mi manca come uomo, come padre, come guida.

Il tempo non cancella l’assenza, ma insegna a portarla nel cuore. E nel mio cuore lui è sempre presente, in ogni scelta, in ogni ricordo, in ogni battito. Ciao papà, continua a vegliare su di me, come hai sempre fatto. Ti voglio bene, oggi e per sempre”.