Nella stessa settimana in cui il suo nome è rimbalzato nelle aule dell’Alta Corte di Londra, Andrea Mountbatten-Windsor ha “incassato” anche un assegno. Poco più di 300.000 sterline, 302.000 per l’esattezza, versate dalla Crown Estate, l’ente che amministra il patrimonio immobiliare legato alla Corona. Una cifra che oltremanica ha fatto alzare parecchi sopraccigli, considerato il momento: l’ex Duca di York, privato dei titoli lo scorso anno, resta sotto indagine per i suoi rapporti con Jeffrey Epstein. Da dove arrivano, allora, quei soldi?
Royal Lodge, il contratto che ha fruttato 302.000 sterline all’ex Principe Andrea
Per oltre vent’anni la sua casa è stata Royal Lodge, residenza da una trentina di stanze immersa nel Windsor Great Park. Andrea la occupava grazie a una locazione lunghissima, 75 anni, firmata nel 2003 con un canone simbolico, il celebre “peppercorn”. In cambio si era accollato una ristrutturazione da circa 7,5 milioni di sterline, spesi nei primi anni per rimettere in sesto la villa.
Ed è da lì che proviene il risarcimento. Il contratto conteneva una clausola precisa: se l’inquilino avesse lasciato la casa entro i primi 25 anni, gli sarebbe spettata una compensazione, per tenere conto di quell’investimento iniziale. E l’ex Principe, di anni, ne ha lasciati sul tavolo più di cinquanta. L’uscita, del resto, gli era stata imposta dopo lo scandalo Epstein: a febbraio ha traslocato a Marsh Farm, una casa con cinque camere nella tenuta di Sandringham, proprietà privata del fratello, Re Carlo.
Il conto finale ha comunque sorpreso molti. Lo scorso dicembre la stessa Crown Estate aveva spiegato alla commissione parlamentare che vigila sui conti pubblici che, una volta sottratti i lavori di ripristino, difficilmente gli sarebbe spettato qualcosa. Mancava però la perizia di un esperto sullo stato della proprietà, e la villa, secondo i giornali britannici, si presentava piuttosto malconcia. Stando all’ente, Andrea ha sborsato circa 1,8 milioni di sterline per riparazioni e ripristino. Per Royal Lodge, intanto, si apre un nuovo capitolo. La Crown Estate valuterà come utilizzarla.
Perquisizioni annullate, ma l’indagine va avanti
Il tempismo, come dicevamo, è curioso. L’8 ottobre l’Alta Corte di Londra ha dato ragione ad Andrea su un punto tecnico ma tutt’altro che marginale: i mandati di perquisizione usati dalla polizia della Thames Valley per entrare in due delle sue abitazioni sono stati annullati. A riconoscere l’errore è stata la polizia stessa, ammettendo di averli richiesti in base alla legge sbagliata. Il giudice Nicholas Hilliard ha parlato di uno sbaglio importante da parte degli investigatori, chiarendo però un aspetto decisivo: l’annullamento non comporta la chiusura delle indagini.
Il caso risale al 19 febbraio, giorno del suo 66esimo compleanno. Quel giorno Andrea è stato arrestato con l’ipotesi di cattiva condotta in un pubblico ufficio, legata, secondo gli inquirenti, alla possibile condivisione di informazioni riservate con Epstein negli anni in cui era inviato commerciale del Regno Unito. Dopo circa undici ore di interrogatorio è stato rilasciato, senza accuse formali ma ancora indagato. Lui ha sempre respinto qualsiasi addebito. Resta da capire che fine faranno gli oggetti sequestrati durante le perquisizioni. La polizia ha chiesto di poterli trattenere e il giudice si pronuncerà più avanti.