Separati in casa: l’inferno tra le mura domestiche

L'unica cosa che ci tiene uniti davvero è la paura di quel salto nel vuoto che però è necessaria per tornare a vivere

Alcuni scelgono di farlo per il bene dei figli, come se poi fosse davvero un bene per loro assistere alle continue discussioni o agli sguardi di dissenso che ci sono tra partner, a quei baci forzati dati quasi con disgusto e a quella messa in scena che, nonostante tutto, deve andare avanti. Altri lo fanno perché così è più comodo, perché conviene. Perché separarsi costa e così si evitano tutta una serie di problematiche legate alla casa, ai beni materiali, a chi resta e a chi va. Ma al benessere personale chi ci pensa davvero?

È vero, a volte la separazione è consensuale e arriva nel momento stesso in cui ci si rende conto che andare avanti potrebbe arrecare più danni che benefici, ma la verità è che qualsiasi storia d’amore finita, in un modo o nell’altro, lascia i suoi strascichi.

Lascia il sapore amaro del fallimento e i rimpianti. Dà vita a ripensamenti, sensi di colpa e tormenti su tutto ciò che è stato e che poteva essere. L’elaborazione di una fine, anche se estremamente personale e soggettiva, ha bisogno di tempo e di rispetto negli spazi. E vivendo sotto lo stesso tetto, è evidente che questi vengono a mancare.

Ecco perché vivere da separati in casa può trasformarsi un inferno e provocare in entrambi i partner un malessere diffuso che non farà bene a nessuno, figuriamoci ai figli che diciamo di voler proteggere. Perché poi lo sappiamo che l’ambiente domestico è anche il nostro rifugio. E invece così non fa altro che trasformarsi nel luogo del dolore, dei ricordi e dei rimpianti.

E poi che succederà quando questi si manifesteranno in tutta la prepotenza? Quando la voglia di ricominciare, di vivere nuove storie, avventure e amori si manifesterà prepotente e dovrà fare i conti con la presenza ingombrante dell’altro? Come si può guardare davvero al futuro se viviamo fianco a fianco con il nostro passato e con lui condividiamo gli spazi e le giornate?

La verità è che quella che sembra una scelta folle da fuori e rassicurante da dentro, è destinata a trasformarsi in un inferno in cui le fiamme non possono che diventare sempre più ardenti. Anche quando le motivazioni che si nascondono sono apparentemente forti, queste sono destinate a vacillare.

Parliamo del bene dei figli, per esempio. È davvero questo quello che vogliono loro? Vedere giorno dopo giorno i propri genitori che si consumano per costruire un castello fatto di finzioni e menzogne pronte a crollare da un momento all’altro? No, i nostri bambini non vogliono vedere la perfezione che gli costruiamo intorno, loro hanno bisogno di vederci felici, seppur imperfetti.

E quell’assurda normalità che ci sforziamo di tenere da ambedue le parti non può minimamente rappresentare qualche forma di felicità o quella libertà che ci promettiamo di insegnare proprio ai nostri bambini. E questa forse dovrebbe essere la più grande motivazione che ci spinge a uscire da questa situazione.

Ed è vero che a volte le cose sono così complicate, che si preferisce rimanere in un inferno che già conosciamo, piuttosto che uscire lì fuori senza sapere cosa ci aspetta. Ma la verità  è che quella paura di fare un salto nel vuoto, che forse è l’unica cosa che ci tiene ancora uniti al nostro ex partner, ci impedisce di tornare a vivere.