Non mi sento all’altezza delle altre donne

Sentirsi inferiori e pensare di non reggere il confronto con le altre è un modo tossico di affrontare la vita. Ecco come uscirne, cambiando prospettiva

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Marina Mannino

Giornalista e Blogger

Esperta di affari di cuore e pasticci quotidiani, sono stata la caporedattrice di una famosa rivista per ragazze e ho lavorato nella produzione musicale. Sono laureata in Lettere e scrivo per diverse testate.

Ho 32 anni, sposata da due, senza figli. Lavoro come ragioniera in una piccola azienda. Più il tempo passa, meno mi sento all’altezza delle altre donne. Incontro amiche che fanno lavori soddisfacenti e remunerativi mentre io ho a che fare solo con i numeri e ho uno stipendio modesto. Poi loro sono carine, curate, alla moda mentre io sono scialba e anonima. Non reggo il confronto con le altre. E ho paura di non riuscire a tenermi il mio compagno, che lavora in un posto dove ci sono tante donne interessanti (e con figli) al contrario di me. Misty

Che gran confusione regna nell’animo dell’amica che ci ha scritto – e in quello di tante che si sentono “misty” come lei, ovvero annebbiate, confuse, indistinte. È una situazione di frustrazione che intossica la mente e il cuore. Sentirsi perdenti nel confronto con le altre è doloroso e crudele. Perché ci infliggiamo da sole questo tormento? Forse perché abbiamo una pessima idea di noi stesse. Ci focalizziamo su ciò che ci manca e che invece gli altri hanno, invece che su ciò che abbiamo e ci può rendere felici. E facciamo dei paragoni insostenibili, perché confrontiamo i nostri difetti con i pregi delle altre.

Per superare questa condizione di infelicità che ci tarpa le ali, ci vuole un piccolo sforzo di volontà: forziamoci a ignorare gli highights delle nostre amiche, ovvero i loro “punti salienti”, e diamo spazio a ciò che ci fa stare bene, come le piccole cose che ci danno serenità e allegria: un collega che ha la battuta pronta, il golfino che abbiamo comprato con un bello sconto, la pasta al forno che abbiamo fatto domenica scorsa, un traguardo raggiunto, anche minimo.

Coccole per l’autostima

Ogni volta che ci viene la tentazione di fare il confronto con qualcuna che ci appare “super” dirottiamo i nostri pensieri verso altri argomenti più luminosi e limpidi, che siano come “coccole” per la nostra autostima. Non pensiamo “Lei ha un lavoro migliore del mio” ma “Sono fortunata ad avere un lavoro” (e se non ci piace impegniamoci per trovarne un altro che ci soddisfi di più). Se ci viene in mente “Lei si veste meglio di me” diciamoci “Io sono originale con le mie cose semplici e low cost che lei snobba… poverina!”. L’accettazione di sé è il primo passo verso l’armonia interiore.

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Dobbiamo imparare ad apprezzare la nostra unicità, come ha detto Drusilla Foer nel suo bellissimo monologo al Festival di Sanremo 2022, “Per comprendere la propria unicità – ha affermato – è necessario capire di cosa è composta (…) Di cose belle: le ambizioni, i valori, le convinzioni, i talenti (…) Si prendono per mano tutte le cose che ci abitano e si portano in alto in un grande abbraccio innamorato e gridiamo: “Che bellezza! Tutte queste cose sono io!”. Siamo tutti “pezzi unici” e questa è la nostra forza.

Noi siamo uniche

Non definiamoci dunque per quello che non siamo, ma per ciò che siamo e che ci rende uniche. Inoltre, ricordiamoci che dietro alla felicità degli altri possono nascondersi problemi che non possiamo conoscere. Cerchiamo quindi di essere più indulgenti con noi e più obiettive con il prossimo. E se vogliamo migliorarci è tutto di guadagnato, ma non facciamolo per la paura di apparire inferiori alle altre o di perdere le persone amate.

Se ci sentiamo sbagliate perché ancora non abbiamo bambini, ragioniamo con calma sul problema. Se siamo davvero sicure di volere un figlio, consideriamo che ogni donna ha i suoi tempi: più siamo ansiose di raggiungere l’obiettivo, meno il nostro corpo si renderà accogliente. Quindi impariamo ad ascoltarci davvero e a essere le migliori alleate di noi stesse. E anche questo progetto si realizzerà. Non “come le altre”, ma a modo nostro: né migliore né peggiore, ma unico.