Come funzionano le pluriclassi e perché possono rappresentare un vantaggio

Studiare insieme, nella stessa classe, con età diverse: ecco come le pluriclassi, da realtà di serie b, sono diventate esempi d'innovazione

Un tempo, le pluriclassi erano considerate un po’ delle realtà di serie b. Oggi si guarda a questa particolare forma didattica con attenzione, e si tende a considerarla come un laboratorio sperimentale che – in molti casi – presenta numerosi vantaggi.

Innanzitutto, cosa sono le pluriclassi? Trattasi di aule in cui studiano insieme alunni di età diverse. Il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) nel conta ad oggi 1681, sparse per tutta Italia. Non si parla più quindi di situazioni d’emergenza, di una scelta obbligata per tutte quelle località remote in cui i bambini sono pochi e i docenti ancora meno. Certo le pluriclassi si creano, soprattutto, in quelle realtà (tipicamente di montagna o sulle isole), in cui ogni anno nascono solamente due o tre bambini, e sarebbe impensabile creare una scuola primaria con una decina di alunni suddivisi tra la prima e quinta elementare. Ma ciò non significa che, quei bambini, siano penalizzati. Anzi.

Le pluriclassi sono viste come modelli didattici e pedagogici, come missioni sociali volte a favorire la scolarizzazione in zone ad alto rischio d’abbandono. Servono a preservare tradizioni e culture delle piccole località, e sono dei precursori della cosiddetta “nuova didattica”. Dal punto di vista dell’apprendimento, l’alunno viene seguito più da vicino con un’istruzione quasi personalizzata, può colmare in breve tempo le eventuali lacune, le sue potenzialità vengono espresse e le difficoltà superate. Motivo per cui, i ragazzini con difficoltà d’apprendimento, dalle pluriclassi possono trarre vantaggio grazie alla continua stimolazione. Ed è, questo, un dato di fatto: l’importanza del confronto anche tra bambini d’età diverse, la rottura degli schemi che prevede che – oltre alle classiche lezioni sui libri – vengano organizzate anche attività alternative e lezioni capaci di coinvolgere alunni tra i 5-6 e i 10-11 anni. Una didattica più libera, vantaggiosa, che persino le scuole tradizionali hanno deciso di adottare scegliendo di riunire studenti d’età diversa per determinate attività.

Le pluriclassi, infatti, s’avvicinano sempre di più all’idea di una scuola moderna: alternano lezioni in classe a passeggiate nei borghi storici, gite nella natura all’analisi di fiabe che – poi – portano ad affrontare importanti temi come quelli relativi al bullismo. E, chi le frequenta, arriva in genere alle scuole superiori che è autonomo, collaborativo, capace di rispettare il proprio tempo, il proprio materiale, il proprio turno e quello degli altri. A dimostrazione di come la preparazione delle pluriclassi siano una forma scolastica valevole ci sono anche le Prove Invalsi, che misurano risultati in linea con gli standard.

Ci sono poi pluriclassi che sono davvero degli esperimenti: a Forni Avoltri, in Friuli, non ci sono banchi e cattedre ma divani, postazioni informatiche e tavoli comuni. Una scuola media sui generis, in cui i ragazzi lavorano tutti insieme ma – gli insegnanti – si aspettano da ciascuno di loro reazioni e risultati diversi a seconda dell’età e delle competenze acquisite. A Urbe, in provincia di Savona, si organizzano lezioni in videoconferenza con scuole più grandi, mentre a Stroppo (in Piemonte), gli alunni hanno tutti un loro personale computer e viene adottata la tecnica della “flipped classroom“, che consiste nell’apprendere da soli con la tecnologia per poi confrontarsi tutti insieme.

Soluzioni innovative, forse non così immediate. Ma da cui, giurano gli esperti, i ragazzi traggono vantaggio.

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