Addio a Letizia Battaglia: raccontò la mafia e le donne di Palermo con le sue fotografie

Si è spenta a 87 anni Letizia Battaglia, donna forte, fotografa d'eccezione, che è rimasta attiva fino alla fine: ha raccontato la mafia

Fotoreporter, donna di carattere, figura di riferimento per la Sicilia negli anni delle stragi della mafia, e anche dopo. Si è spenta Letizia Battaglia a 87 anni, ed è uno di quegli addii che non si vorrebbero mai proferire. La fotogiornalista palermitana ha raccontato la lotta alla mafia, ma non solo: con i suoi scatti ha immortalato bellezza e decadenza della città di Palermo. Ha sempre lottato per la condizione femminile.

Letizia Battaglia è morta a 87 anni

Combattete, combattete per qualche cosa“. Cominciava a essere stanca, ad avvertire il peso dei suoi 87 anni, trascorsi sempre con la macchina fotografica in mano. Eppure, non si è mai arresa, Letizia: non ha mai voluto posare la sua fidata amica. Qualche acciacco, il tempo che avanza. La malattia, che da tempo la affliggeva.

Per noi, la speranza che persone così sostino sulla Terra il più a lungo possibile. Eppure, purtroppo, Letizia Battaglia ha ceduto, ha salutato tutti noi, nella tarda serata del 13 aprile 2022.  “Tutto è accaduto all’improvviso”, ha raccontato la figlia, Patrizia Stagnitta. “Non ci ha dato il tempo di capire che se ne stava andando“.

Gli inizi da fotografa e la scelta di raccontare la sua Sicilia

A 27 anni, Letizia Battaglia ebbe l’occasione di incontrare Ezra Pound: fu proprio lui ad avvicinarla alla poesia. Agli inizi della sua carriera, lavorò al quotidiano L’Ora di Palermo – era il 1969 – per poi trasferirsi a Milano. Tra fotografie e parole, raccontò anche gli anni di piombo, con un occhio critico e una professionalità magistrale. Ma la Sicilia la richiamò a sé nel 1974, dove aprì l’agenzia Informazione Fotografica insieme a Franco Zecchin.

Ed è proprio in quegli anni che la Battaglia vestì i panni di osservatrice attenta e fedele alla realtà: le sue fotografie erano crude, reali, vere. Non c’era finzione: del resto, la mafia imperversava in Sicilia. Sempre con la sua fidata macchina fotografica in mano, riuscì a catturare momenti che entrarono nella storia. Fu proprio lei a scattare una foto a Piersanti Mattarella il 6 gennaio 1980: arrivò per prima sulla scena. Negli anni compì l’impresa più ardua: fermare il tempo, immortalando eventi di mafia in bianco e nero. Crudeltà che non si possono dimenticare.

Il sostegno alle donne di Palermo, alla ricerca del riscatto

Dietro ai suoi scatti c’era sempre una storia, come fossero un piccolo sentiero da seguire per arrivare alla verità, all’essenza della realtà. Una cantrice d’eccezione, con lo sguardo anche rivolto al futuro, a offrire sostegno e aiuti ai palermitani e alle donne di Palermo. Ed era proprio il riscatto del genere femminile che ricercava, chiedendo a gran voce di migliorare la condizione delle donne.

Sarebbe tuttavia sbagliato ricordare Letizia Battaglia unicamente per le fotografie in cui ha raccontato la mafia e la Sicilia. Una fotoreporter conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, che è stata insignita di premi e riconoscimenti prestigiosi. Del resto, è stata la prima donna europea a ricevere il Premio Eugene Smith – ex aequo con Donna Ferrato. E per gli appassionati di fotografia, ha realizzato il laboratorio D’If negli anni ’80.

Il ricordo della figlia Patrizia Stagnitta

Patrizia Stagnitta ha voluto ricordare gli ultimi momenti di vita della madre, che ci rimandano il ritratto di una donna forte e lucida, attiva fino alla fine, nonostante fosse costretta a utilizzare la sedia a rotelle. “Mia madre non si fermava mai. Malgrado le sofferenze della malattia e le difficoltà di movimento, continuava ad avere tanti contatti, a partecipare a incontri anche all’estero e ad affrontare persino lunghi viaggi. Proprio la settimana scorsa era andata a Orvieto per partecipare a un workshop. La grande voglia di vivere non le era mai passata“.

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