Cristina Parodi: “Il tumore al seno? Dobbiamo impegnarci per renderlo sempre più curabile”

Cristina Parodi, madrina AIRC, ci parla del suo impegno accanto alle donne per sconfiggere il tumore al seno. Ma ci rivela anche il segreto dei suoi abiti di seta

Cristina Parodi quest’anno è la madrina della campagna AIRC Il nastro rosa incompleto contro le forme più aggressive di cancro al seno.

I progressi della ricerca per la diagnosi e la cura del cancro al seno hanno portato oggi fino all’87% la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi. L’attenzione deve però rimanere alta perché la malattia colpisce circa 55.000 donne in Italia ogni anno, una su otto nell’arco della vita, confermandosi come il tumore più diffuso nel genere femminile.

A noi Cristina Parodi ha raccontato del suo ruolo per AIRC, dell’importanza della prevenzione, parlandoci come madre e come donna, dei suoi impegni a sostegno dell’universo femminile. E ci ha svelato i segreti degli abiti splendidi che crea col suo brand di moda.

Come è nata la tua collaborazione con AIRC?
È già da diverso tempo che collaboro con AIRC. Seguo molto da vicino questo tipo di cause sociali che danno proprio un senso al mio lavoro che è quello di comunicare. Quella di AIRC è una campagna per le donne importante, bella e luminosa che sostengo da anni. In particolare nel 2021 mi hanno chiesto di essere la madrina italiana dell’accensione della luce, avvenuta il 30 settembre scorso, con la quale si sono illuminati di rosa i monumenti in tutta Italia.
Credo che quella di AIRC sia una campagna piena di speranza sia per tutte quelle donne che soffrono e stanno combattendo la loro battaglia contro il tumore al seno sia per tutte le altre donne che questa battaglia l’hanno vinta. Il nastro rosa ci ricorda proprio quanta strada la ricerca abbia fatto e deve fare per rendere il tumore al seno sempre più curabile. Quindi dobbiamo proprio inseguire questa luce e renderla ancora più brillante.
La campagna dà delle indicazioni precise in tal senso. Da una parte, fare prevenzione, sottoporsi ai controlli annualmente e dall’altra sostenere la ricerca, perché è l’unico strumento che ci può permettere di sconfiggere questa malattia che purtroppo colpisce tantissime donne, nell’ultimo anno 55mila solo in Italia.

Perché è importante fare prevenzione?
Perché una diagnosi precoce ti può salvare la vita: questo è un messaggio che tutte le donne devono capire. Soprattutto dopo una certa età, è fondamentale farsi controllare ogni anno, solo così si può individuare per tempo un eventuale tumore e riuscire a curarla nel migliore dei modi. Anche grazie alla prevenzione si è arrivati a salvare l’87% delle donne colpite da questa patologia. È un risultato che ci riempie di ottimismo, però la campagna di AIRC quest’anno è proprio mirata a far capire che manca ancora quel 13%, che rappresenta un nucleo di donne, soprattutto giovani, colpite da tumori più aggressivi per i quali ancora non c’è una terapia adatta. Ed è lì che si concentra la ricerca, per rendere guaribili anche queste forme tumorali.

Hai tre figli (Alessandro, Benedetta, Angelica ndr), tra cui due femmine, come madre, quale consiglio di prevenzione dai alle giovani donne?
Le ragazze giovani oggi sono molto più consapevoli e informate rispetto alle generazioni precedenti. Le mie ragazze che adesso hanno 25 e 20 anni sono attente a uno stile di vita sano, ma anche a sentire il proprio corpo, a farsi controllare se c’è qualcosa che non va. Io credo che i giovani di oggi siano davvero più informati e quindi più consapevoli, anche grazie a campagne come quelle di AIRC. L’ottobre rosa per la prevenzione ai tumori femminili è ormai diventato una consuetudine.

Oltre all’AIRC, sostieni diversi progetti a favore delle donne, quanto è importante valorizzarne il lavoro?
Direi importantissimo. Oggi il motore vero della società, soprattutto dopo due anni di pandemia, sono le donne. Noi donne siamo state fondamentali per portare avanti la famiglia e il lavoro, perciò tutto quello che si può fare a sostegno delle donne, va fatto. Io sono vicina a tante organizzazioni che si occupano di donne, in particolare di donne in zone del mondo dove si vedono negati i loro diritti fondamentali. Bisogna certamente aiutarle tutte, senza dimenticare che ci sono luoghi dove la vita è ancora più difficile, soprattutto se si è donna o bambina. Anche in Italia con la pandemia la condizione femminile è peggiorata, sia in termini di fatica per dover gestire la casa, la didattica a distanza e anche il lavoro sia nelle situazioni più fragili e difficili quando ci si trova in famiglie violente.
Ma c’è un altro dato che si lega alla nostra campagna di AIRC ed è allarmante: tante donne in questo periodo di pandemia non sono andata a fare i controlli cui normalmente si sottoponevano. Perciò, si stima che ci possano essere migliaia di donne che non hanno avuto una diagnosi ad esempio di tumore al seno. Dunque, è importante sottolineare che, dopo l’emergenza Covid, adesso gli ospedali sono un luogo sicuro, per cui bisogna riprendere a sottoporsi agli esami di routine.

Quali sane abitudini hai adottato come prevenzione?
Innanzitutto, faccio la mammografia tutti gli anni. Poi cerco di mantenere un’alimentazione sana, ho escluso quasi totalmente la carne dalla dieta. Faccio movimento, tutte le mattine vado a camminare, a me piace molto. Poi pratico yoga, una disciplina che cura il corpo e la mente e mi fa star bene. E cerco di avere sempre pensieri positivi, perché anche quello aiuta.

Cambiando argomento, ci parli del tuo brand di moda, Crida?
È una parte totalizzante della mia vita: è un sogno inseguito per tanto tempo che si è finalmente concretizzato un anno e mezzo fa. Io e la mia amica e socia, Daniela Palazzi abbiamo fondato Crida con cui già da tanto tempo ci creavamo i vestiti. Il progetto è nato attorno all’abito, perché a noi piacciono gli abiti di seta, senza tempo, che recuperi dall’armadio e sono sempre perfetti. Ci concentriamo su look che non seguono tanto le tendenze del momento ma che rappresenti quell’eleganza tipica del made in Italy che tutto il mondo ci invidia. Utilizziamo solo tessuti naturali,  produciamo gli abiti a km 0, intorno a Bergamo, con attenzione alla sostenibilità. Un’avventura iniziata tutta in salita, nel febbraio 2020 quando la moda si è fermata, ma in realtà in questo anno e mezzo è cambiata anche la mentalità del mondo fashion. Il nostro concetto di produrre meno ma meglio e quindi di comprare meno fast fashion privilegiando cose belle che durano nel tempo è oggi condiviso anche dai grandi brand. Quindi ci sembra che stiamo andando nella direzione giusta.

Il capo che non può mancare nel tuo armadio è quindi l’abito di seta?
Direi di sì. A noi piace la seta perché è un tessuto che è un piacere, un’emozione indossare sulla pelle. E poi lo chemisier a maniche lunghe è un abito che puoi indossare sia d’inverno che in estate, non ha stagioni. Naturalmente produciamo anche abiti di lana e di cachemire per l’inverno e in cotone e lino per l’estate. Crediamo che l’abito sia il capo d’abbigliamento più comodo per la donna perché non ha bisogno di abbinamenti. Ci piace l’idea che una donna possa mettersi un unico abito dalla mattina alla sera, ovviamente quel vestito deve essere confortevole. Sicuramente non produciamo abiti estremi, succinti, stravaganti, al contrario realizziamo vestiti raffinati che possono essere portati di giorno con le scarpe basse, coi mocassini e poi la sera con un accessorio più elegante diventano ultra chic. Sicuramente una donna che indossa un abito esprime un mood diverso rispetto a quando porta jeans e pantaloni.

Invece in cucina come te la cavi?
Maluccio, in quel campo il talento è andato tutto a mia sorella [Benedetta Parodi ndr.]. Io faccio il minimo indispensabile. Me la cavo, i fondamentali li so, ma sicuramente non è una mia passione. Quindi quando posso evito di cucinare [ride].

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