L’undicesima edizione del Premio Ravera. Una canzone è per sempre va in scena a Castelraimondo, nelle Marche, sabato 20 giugno. A condurla c’è Amadeus. Gli artisti ospiti sono di altissimo livello e rappresentano la musica italiana a 360 gradi, attraversando tutti i generi e tutte le generazioni, da Orietta Berti a Ditonellapiaga, da Lorenzo Salvetti, vincitore di Amici 2026 che si è aggiunto all’ultimo, a Michele Bravi.
Con Pasquale Mammaro e Michele Pecora, rispettivamente manager e direttore artistico e ideatore del Premio, abbiamo ricordato il grande Gianni Ravera, gli artisti che ha scoperto, il suo modo unico di lavorare e scoprire talenti. E poi ci hanno raccontato di questa undicesima edizione e dei numerosi cantanti cui il Premio Ravera ha portato fortuna. Per fare solo due nomi, Ditonellapiaga e Sal Da Vinci.
Il Premio Ravera è arrivato alla sua undicesima edizione: Pasquale Mammaro, lei ne è il direttore artistico, ci racconta che cosa dobbiamo aspettarci quest’anno?
Ricordo ancora il momento in cui, undici anni fa, Michele mi telefonò e mi disse: “Ho un’idea nel cassetto”. Quando mi spiegò che desiderava creare un evento per ricordare Gianni Ravera, che aveva iniziato la sua carriera proprio con lui e che Ravera era profondamente legato alle Marche, capii subito che era un progetto importante.
Da lì è iniziata un’avventura straordinaria. Pensammo immediatamente che la prima edizione dovesse avere un volto simbolico e chi meglio di Pippo Baudo, legatissimo a Ravera, poteva inaugurare questo percorso? Accettò con grande entusiasmo e da quel momento il Premio ha continuato a crescere. Nel corso degli anni si sono alternati grandi conduttori, da Fabrizio Frizzi a Mara Venier, da Pupo a Carlo Conti, che ha guidato le ultime tre edizioni. Quest’anno, poi, abbiamo il ritorno di Amadeus, che in passato è già stato nostro ospite per ritirare il Premio e che questa volta ne sarà il conduttore. È un motivo di grande orgoglio.
Michele Pecora, lei è l’ideatore del Premio. Qual è il significato più profondo di questa manifestazione?
È innanzitutto un atto d’amore verso Gianni Ravera, una persona che ha fatto tantissimo per la musica italiana. Era un talent scout straordinario, un uomo animato da una passione immensa e con un legame fortissimo con la sua terra, le Marche. Spesso mi parlava con emozione della sua regione e dei suoi ricordi. Da qui è nata l’idea di dedicargli un evento che ne custodisse la memoria.

Pasquale, lei ha conosciuto personalmente Ravera e custodisce un aneddoto che racconta bene il suo modo di intendere la musica?
Sì, è un ricordo a cui sono molto affezionato. Ero ancora un ragazzo e frequentavo il suo ufficio romano. Un giorno gli feci una domanda che credo si siano posti in tanti: “Come fai a capire se una canzone diventerà un successo? È un dono naturale?”. La sua risposta mi sorprese. Mi disse: “Le canzoni le sceglie il popolo”. Mi raccontò che, quando individuava alcune canzoni che riteneva particolarmente forti, le faceva ascoltare alle persone comuni: il macellaio, il panettiere, il benzinaio, gli amici. Voleva capire quali emozioni suscitassero nella gente. Il suo metodo era semplice ma geniale: prima di tutto veniva il pubblico.
Una lezione che ha messo in pratica?
Assolutamente sì. Lo faccio ancora oggi. Quando ascolto un brano, naturalmente ho le mie impressioni professionali, ma poi mi piace confrontarmi con persone che fanno tutt’altro nella vita. Il loro sguardo è libero da dinamiche e sovrastrutture del settore. E devo dire che molte intuizioni vincenti sono nate proprio così.

Michele, quale eredità le ha lasciato, personalmente, Gianni Ravera?
La passione, senza alcun dubbio. L’ho conosciuto nel 1977, quando un amico mi segnalò a lui. Ho ancora la lettera originale in cui Ravera rispondeva dicendo che quel ragazzo gli sembrava interessante e che avrebbe dovuto partecipare a Castrocaro. Da lì iniziò tutto e io vinsi quel Festival. Ma ciò che ricordo di più è il suo modo di lavorare. Durante le selezioni era sempre presente. Non si limitava ad assistere alle esibizioni serali: seguiva le prove, passeggiava davanti al palco, osservava, ascoltava, dispensava consigli. Era totalmente immerso nella musica. Quella passione era il suo motore e credo sia anche l’insegnamento più importante che abbia lasciato a chi lavora in questo mondo.
Anche quest’anno il cast è ricchissimo: Noemi, Orietta Berti, Ditonellapiaga, Fausto Leali, Fabrizio Moro… Come è possibile riunire così tanti artisti?
Pasquale Mammaro: Direi con passione, relazioni e anche un pizzico di intuito. Ogni anno c’è sempre qualche sorpresa. Per esempio, abbiamo voluto invitare Lorenzo Salvetti, vincitore di Amici, anche perché quest’anno alla conduzione ci sarà Amadeus, che di quel programma è stato giudice. Ha accettato immediatamente.
Ci sarà anche Michele Bravi, che è riuscito a spostare un impegno pur di essere presente. E poi ci sono artisti ai quali siamo particolarmente legati, come Ditonellapiaga. Lo scorso anno era in un momento delicato del suo percorso artistico. La invitammo al Premio e, scherzando ma non troppo, le dissi che magari Carlo Conti avrebbe potuto notarla e pensare a lei per Sanremo. È andata esattamente così. Sono piccoli episodi che ci rendono felici.
Michele Pecora: C’è un altro aspetto importante. Abbiamo sempre cercato di mantenere un equilibrio tra memoria e innovazione, tra artisti storici e nuove generazioni. È esattamente ciò che faceva Gianni Ravera. Aveva una straordinaria capacità di rinnovarsi e di comprendere i nuovi linguaggi musicali. Esiste un video di Vasco Rossi che gira sul web e che io conservo gelosamente. Vasco ringrazia Ravera perché fu lui a convincerlo a partecipare a Sanremo. Aveva intuito il suo enorme potenziale e quell’occasione cambiò il corso della sua carriera. Questo racconta perfettamente chi fosse Gianni Ravera.
Allora il Premio Ravera porta fortuna?
Pasquale Mammaro: Beh, diciamo che qualche indizio c’è. Lo scorso anno era con noi Sal Da Vinci e tutti sappiamo quanto sia cresciuta ulteriormente la sua popolarità. Anche Tananai, arrivato ultimo a Sanremo, ha poi conquistato il pubblico. E noi scherziamo spesso su questa cosa: chi passa dal Premio Ravera sembra avere una marcia in più.
Michele Pecora: Più che fortuna, forse il Premio ha la capacità di intercettare talento, proprio come faceva Gianni Ravera.
Anche il Premio in sé è un’opera artistica speciale, non è così Pasquale?
Sì, il Premio è realizzato dal maestro orafo Michele Affidato, artista ufficiale del Festival di Sanremo e del Vaticano. Per noi è motivo di grande orgoglio poter affidare a lui la realizzazione di un riconoscimento che non è soltanto un premio, ma un simbolo di gratitudine e di memoria.
Dopo undici anni, quale pensate sia il vero successo del Premio Ravera?
Michele Pecora: Aver trasformato un ricordo in una realtà nazionale capace di parlare ancora al presente e al futuro della musica italiana.
Pasquale Mammaro: E soprattutto aver dimostrato che la lezione di Gianni Ravera è ancora attualissima: il talento va cercato, ascoltato e accompagnato. Sempre con passione e con lo sguardo rivolto alla gente.