Dopo aver conquistato il pubblico con la sua personalità fuori dagli schemi, Beatrice Quinta sta spopolando con il suo ultimo singolo Aiuto!, un singolo che trasforma ansie, insicurezze e autosabotaggio in un’esplosione pop irresistibile.
Il brano è un mix travolgente di ironia tagliente, confessioni senza filtri e sonorità leggere e ipnotiche che raccontano il caos emotivo di una generazione sospesa tra social, aspettative e ricerca costante di sé stessi. Dal ritornello martellante alle immagini dissacranti – tra “Marilyn Monroe versione low cost”, “fit check” e sogni che oscillano tra OnlyFans e il posto statale in Sicilia – Aiuto! è uno sfogo lucido e autoironico che gioca con la fragilità senza mai perdere energia e sarcasmo
Beatrice Quinta racconta la nascita del brano, le esperienze di X Factor e con Dargen D’Amico, le artiste che l’hanno ispirata e il desiderio di costruire una carriera autentica, capace di arrivare davvero a tutti.
Aiuto! è un brano molto personale. Come è nato?
È nato davvero in fretta. In un giorno avevamo già trovato il concept. Stavamo cercando di capire quale sarebbe stato il prossimo singolo e mi sono fermata a riflettere sulle pressioni che sentivo addosso: dover performare sempre al massimo, essere perfetta fisicamente, impeccabile nel modo di vestire, avere sempre tutto sotto controllo. Quando vivi costantemente inseguendo la perfezione, l’unica cosa che ti viene da dire è proprio: “Aiuto, non ce la faccio più”. È un pezzo che nasce da un’esperienza molto personale.
Nel testo emerge anche la difficoltà di continuare a credere nei propri sogni quando l’attenzione del pubblico diminuisce.
Succede a tanti artisti. C’è un momento in cui i riflettori si spengono un po’ e sei tu che devi continuare a credere in te stessa. Magari gli altri pensano che tu sia illusa perché continui a inseguire un sogno, ma io ho un ottimismo quasi immotivato verso la vita. Credo che smettere di sognare significhi dare un pessimo esempio a chi viene dopo di noi.
La musica sembra essere molto più di un lavoro per te.
Assolutamente. Per me è qualcosa di fisiologico, come mangiare o respirare. Non esiste una realtà in cui io smetto di fare musica. Posso decidere di non pubblicarla, ma non posso smettere di scriverla. È parte di me. E, nel bene e nel male, non ho mai avuto un piano B.
Ti definisci una “diva contemporanea” che ama non prendersi troppo sul serio. Cosa significa?
Che secondo me si può parlare di qualsiasi argomento, anche dei più pesanti, ma farlo con leggerezza permette alle persone di comprenderlo meglio. Questo per me è il senso del pop: essere popolare, arrivare a tutti. Vorrei che quello che scrivo fosse facilmente leggibile da chiunque, senza escludere nessuno. In fondo racconto emozioni che vivono tante ragazze della mia generazione.
Ed è proprio questo il contrasto che colpisce in Aiuto!: un ritmo che fa ballare e un testo che racconta ansie molto reali.
Esatto. Mi diverte mettere temi anche pesanti sopra BPM molto alti. All’inizio magari senti solo il ritmo e hai voglia di muoverti, poi, quando ascolti davvero il testo, ti accorgi che stai ballando sopra esperienze molto concrete della vita di una giovane donna.
Come sta reagendo il pubblico al tuo brano?
Sono molto felice. Ho la sensazione che questo singolo stia trovando il suo spazio e che piaccia anche più dei precedenti. Vedo che, piano piano, le cose si stanno muovendo nella direzione giusta.
Le tue influenze musicali sono molto varie. Da chi hai preso ispirazione per questo nuovo percorso?
Abbiamo ascoltato tantissima musica. Sicuramente Madonna per alcune sonorità funky, Charli XCX per il modo estremamente sincero di scrivere, Donna Summer per la sua sensualità. Ma se devo citare una figura che mi accompagna sempre è Raffaella Carrà.
Cosa rappresenta per te Raffaella Carrà?
Una donna completamente libera. Tutto quello che faceva era autentico. Ha aperto porte quando il mondo non era ancora pronto ad accoglierla e non ha mai aspettato che qualcuno le concedesse uno spazio: se l’è preso. Mi affascina tantissimo questa sua capacità di reinventarsi continuamente e di restare sempre fedele a se stessa. È un esempio di autodeterminazione straordinario.
Anche esteticamente ti richiami alle grandi popstar degli anni Settanta e Ottanta?
Sì, mi piace tantissimo quell’estetica. Le grandi showgirl, le popstar di quegli anni avevano una presenza scenica incredibile. Mi ispirano ancora oggi.
Stai già lavorando ai prossimi progetti?
Sto scrivendo tantissimo. Sono appena uscita da una lunga sessione di scrittura e stanno nascendo molti brani che, magari, un giorno diventeranno un album. Oggi il mio obiettivo è creare musica bella ma soprattutto chiara, capace di arrivare al maggior numero di persone possibile.
Hai detto di voler “semplificarti”. Cosa intendi?
Per tanto tempo mi sono sentita incompresa. Se vuoi essere capita, devi anche trovare il modo di farti capire. Non significa rinunciare alla propria identità, ma comunicarla meglio. Amo profondamente la cultura pop italiana e mi piacerebbe che la mia musica potesse arrivare davvero a tutti: alle ragazze della mia età, ma anche alle mamme e alle nonne.
Dove ti immagini tra dieci anni?
In una casa davanti al mare, continuando a fare musica. E magari con un programma dedicato al cibo, perché adoro cucinare.
Se potessi scegliere una collaborazione?
Mi piacerebbe tantissimo lavorare con Elodie. Oppure con Annalisa. Vorrei fare un progetto pop con un’altra donna, come ho già fatto con Rettore, ma guardando alla scena pop contemporanea. Mi piace molto anche Sara Toscano.
X Factor ha cambiato il tuo modo di fare musica?
All’inizio sì. Quando esci da un talent tutti si aspettano che tu abbia subito la hit e rischi di concentrarti più sul risultato che sulla musica. Oggi, invece, sono molto più sicura del mio gusto. Prima chiedevo il parere a chiunque, adesso la prima domanda che mi faccio è: “Questa cosa piace a me? Mi rappresenta davvero?”.

Oltre alla crescita artistica, cosa ti ha lasciato quell’esperienza?
Tantissimo. Ho imparato a leggere meglio le persone e ho capito una cosa fondamentale: la musica è importante, ma il team che hai accanto lo è quasi altrettanto. Avere persone che credono davvero nel progetto e parlano di te con entusiasmo ovunque vadano è un valore enorme.
Hai lavorato anche con Dargen D’Amico. Come è andata?
Con Dargen c’è un rapporto che va oltre il lavoro. Lo stimo profondamente e mi ha insegnato molto, soprattutto osservandolo. Più che con grandi discorsi, mi ha ispirata con il suo modo di essere: non ha mai avuto paura di dire quello che pensa.
La sincerità sembra essere un filo conduttore del tuo percorso.
Per me è fondamentale. Esiste un modo di fare pop senza svuotarlo di significato. Io non sopporto il pop che suona bene e basta. Ho bisogno che dentro ci sia un messaggio, perché la comunicazione è importante quanto la musica stessa. Mi interessano gli artisti che hanno valori riconoscibili e che riescono a trasmetterli con chiarezza.
E Sanremo?
Sarebbe bellissimo. Vedremo cosa riserverà il futuro. Io continuo a lavorare, a scrivere e a credere nella mia musica.