Effetto Venezia, Grazia Di Michele: “Ai giovani dico di non inseguire ciò che funziona, ma di trovare la propria voce”

La direttrice artistica Grazia Di Michele ci racconta Effetto Venezia 2026: i The Kolors si prendono la piazza e poi Tosca, Ditonellapiaga, l'omaggio a Dalla

Foto di Federica Cislaghi

Federica Cislaghi

Royal e Lifestyle Specialist

Dopo il dottorato in filosofia, decide di fare della scrittura una professione. Si specializza così nel raccontare la cronaca rosa, i vizi e le virtù dei Reali, i segreti del mondo dello spettacolo e della televisione.

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Effetto Venezia 2026 è iniziato con l’energia dirompente dei The Kolors e prosegue con Tosca, Ditonellapiaga e numerosi altri artisti di generazioni Effettdiverse fino al 2 agosto.

Il quartiere della Venezia di Livorno si trasforma così in un enorme palcoscenico dove musica, cinema, teatro, impegno civile si incontrano guardano al “futuro prossimo” delle nuove generazioni.

Come ci spiega Grazia Di Michele, per la terza volta direttrice artistica di Effetto Venezia, il programma riunisce artisti differenti tra loro, capaci di dialogare con un pubblico di età differenti e affronta temi come  cyberbullismo, intelligenza artificiale, ambiente, impegno politico e inclusività. L’obiettivo è tessere connessioni tra giovani e adulti attraverso l’arte e la cultura.

Il tema della 41esima edizione di Effetto Venezia è “Futuro Prossimo – Idee e storie delle nuove generazioni”, ci spiega questa scelta?
Questa è la mia terza edizione come direttrice artistica. La prima era dedicata alla musica dal mondo, la seconda alle donne e mi sembrava naturale che la terza fosse dedicata ai giovani, perché rappresentano davvero il nostro futuro prossimo, proprio come recita il titolo della manifestazione. Lavoro con i ragazzi da tantissimi anni e conosco bene le loro esigenze, le loro fragilità, ma anche il loro straordinario desiderio di raccontarsi. Da qui è nata un’edizione costruita su misura per loro, ricca di musica, teatro, letteratura e tante forme artistiche capaci di dialogare con il loro mondo.

Il programma prende in considerazioni temi importanti come il cyberbullismo e l’inclusione. In che modo l’arte può aiutare ad affrontare queste questioni?
Credo sia fondamentale. L’arte, da questo punto di vista, è sempre più avanti rispetto ai discorsi che si fanno soltanto a parole. Molto spesso si affrontano certi temi attraverso slogan o dichiarazioni, mentre l’arte riesce a entrare direttamente nelle emozioni delle persone. Non conosce categorie e non ha bisogno di spiegare tutto in modo didascalico: arriva comunque. È proprio questa la sua forza. Per questo ho voluto che temi così delicati fossero raccontati attraverso linguaggi artistici diversi. La musica, il teatro, la parola e la letteratura riescono ad aprire domande, a creare empatia e a rendere il pubblico partecipe di problematiche che riguardano tutti.

Tra gli argomenti affrontati c’è anche l’intelligenza artificiale, una realtà che sta cambiando profondamente il modo di comunicare, creare e informarsi.
È un tema che riguarda soprattutto i giovani, perché sono loro a vivere quotidianamente questi nuovi strumenti. Noi adulti stiamo ancora cercando di comprenderli, mentre le nuove generazioni ci sono già immerse. Per questo credo sia importante sviluppare senso critico. Oggi bisogna imparare a distinguere ciò che è autentico da ciò che è prodotto artificialmente, ciò che è vero da ciò che può essere manipolato. Questo vale soprattutto nel mondo dell’informazione, ma inevitabilmente coinvolge anche quello artistico. L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando moltissimi ambiti e non possiamo ignorarla: dobbiamo invece imparare a conoscerla e ad affrontarla con consapevolezza.

Sul palco convivono artisti appartenenti a generazioni e percorsi molto diversi: dai The Kolors a Tosca, passando per giovani cantautori, Ginevra Di Marco e l’omaggio a Lucio Dalla. Quanto era importante creare questo dialogo?
Era uno degli obiettivi principali. Ho cercato artisti trasversali, capaci di parlare pubblici differenti e, soprattutto, di dialogare tra loro. Mi piaceva l’idea che ogni serata mettesse in relazione esperienze diverse, perché credo che sia proprio dall’incontro tra generazioni che possa nascere qualcosa di significativo. Ci saranno artisti amatissimi dai giovani, ma anche interpreti con una lunga storia alle spalle. Abbiamo iniziato alla grande con l’energia dei The Kolors e proseguiamo con Tosca e altri quattro giovani cantautori; c’è l’omaggio a Lucio Dalla e  poi accanto a Ginevra Di Marco, Giulia Mei. Ogni concerto racconta una storia diversa una sensibilità e un’esperienza diversa, in un dialogo continuo tra quella che possiamo definire la vecchia scuola e la nuova.

Qual è il risultato che spera di raggiungere con questa edizione di Effetto Venezia?
Mi piacerebbe che ogni persona portasse a casa qualcosa. Non importa se sia un pensiero, una riflessione, un’emozione, un momento di gioia o semplicemente il piacere della condivisione. Credo che questo sia il compito più autentico dell’arte: lasciare un segno nelle persone.

Lei ha lavorato con tantissimi giovani artisti nel corso della sua carriera. Quale consiglio darebbe a chi oggi sogna di entrare nel mondo dello spettacolo?
Non esistono formule magiche. Il consiglio è quello di conoscere davvero il mondo in cui si desidera entrare. Bisogna ascoltare tanta musica, leggere, studiare, informarsi, nutrire la propria cultura artistica. Oggi molti pensano che basti saper cantare o scrivere qualche canzone, magari facendosi anche aiutare dall’intelligenza artificiale. Ma se non si conosce la storia della musica e dell’arte, tutto questo inevitabilmente emerge. L’altro consiglio è ancora più importante: non cercate di assomigliare a qualcuno. Oggi si sente continuamente dire “questo funziona, questo no”. Se si passa il tempo a inseguire ciò che funziona, si rischia soltanto di allontanarsi da se stessi. Un artista deve trovare la propria identità, non rincorrere quella degli altri.