Arianna Craviotto debutta a teatro: “Dare voce a Hermione nella serie? Lancio un appello”

"Ogni personaggio ha un'anima e con la mia voce gli do vita": Arianna Craviotto, doppiatrice e leggenda del web, ci racconta del suo spettacolo e del suo lavoro speciale

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Federica Cislaghi

Royal e Lifestyle Specialist

Dopo il dottorato in filosofia, decide di fare della scrittura una professione. Si specializza così nel raccontare la cronaca rosa, i vizi e le virtù dei Reali, i segreti del mondo dello spettacolo e della televisione.

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Hermione, le principesse Disney, i Minions, Bridgerton: Arianna Craviotto presta la sua voce a tantissimi personaggi  dando loro vita e le sue imitazioni sono diventate leggendarie sui social.

Il prossimo ottobre Arianna Craviotto debutta a teatro con uno spettacolo tutto suo, divertente e profondo, dal titolo eloquente, Arianna tra le voci. Il tour parte a Gallarate e finisce a Trieste, passando da Roma a Milano, da Napoli a Verona.

Doppiatrice, content creator, Arianna è una delle figure più amate del web e della TV e a noi ha raccontato dell’emozione di salire sul palco e incontrare di persona il pubblico. Ma anche dei suoi sogni professionali, delle sue artiste di riferimento e dei segreti delle sue famosissime imitazioni.

Partiamo dal tuo debutto a teatro, ci racconti del tuo spettacolo Arianna tra le voci?
Sì, è la prima volta che porto in scena uno spettacolo di questa portata. In passato ho già avuto esperienze teatrali, ma questa rappresenta qualcosa di completamente diverso e molto più grande. È una sfida che mi emoziona tantissimo, perché unisce tutte le parti della mia personalità artistica. Da una parte ci sono le voci e il divertimento, dall’altra c’è il desiderio di raccontare il percorso che mi ha portata fino a qui. Sarà uno spettacolo leggero, ma con momenti anche più intimi e riflessivi.

Che tipo di esperienza vivrà il pubblico?
Sarò io… e le mie voci. Sarà uno spettacolo in cui ci saranno momenti divertenti, ma anche occasioni di riflessione sulle esperienze che mi hanno accompagnata fino a oggi.  Racconterò episodi della mia vita e della mia carriera e ci sarà anche una parte in cui coinvolgerò direttamente gli spettatori. Mi piace l’idea che chi viene a teatro non assista soltanto a uno spettacolo, ma partecipi davvero. Ma su quella preferisco mantenere un po’ di mistero.

Ci saranno anche le tue imitazioni più famose?
Assolutamente sì. Tutte le voci che il pubblico ha imparato a conoscere attraverso i social saranno sul palco. Da Hermione in poi, ci saranno davvero tanti personaggi che mi accompagnano da anni. Sarebbe impossibile fare uno spettacolo senza quei personaggi che hanno contribuito a farmi conoscere e che ormai fanno parte della mia storia.

Dietro quel risultato, però, c’è un lungo percorso di formazione. Come nasce una doppiatrice?
Molti pensano che basti avere una bella voce, ma in realtà è un lavoro che richiede tantissimo studio. Io ho frequentato una scuola di doppiaggio a Torino per tre anni. Terminato il percorso ho iniziato a spostarmi a Milano, dove ci sono molti studi di registrazione, e successivamente anche a Roma, che rappresenta il centro del doppiaggio italiano.
La parte più difficile arriva proprio dopo gli studi: bisogna farsi conoscere, chiedere continuamente provini, incontrare direttori di doppiaggio e avere molta pazienza. È un percorso fatto di costanza e determinazione. Oltre alla tecnica servono una buona preparazione nella recitazione e una dizione impeccabile.

Quanto conta la perseveranza in una professione come questa?
Tantissimo. Non è un mestiere in cui le opportunità arrivano da sole. Devi essere tu a cercarle ogni giorno, continuare a studiare e non scoraggiarti quando le porte sembrano chiuse. È una professione che richiede pazienza e tanta passione.

Oggi sei molto conosciuta anche grazie ai social. Quanto hanno cambiato la tua carriera?Direi tantissimo. I social mi hanno permesso di raggiungere un pubblico che probabilmente non avrebbe mai scoperto il mio lavoro nel doppiaggio. Mi piace creare contenuti perché posso sperimentare continuamente e ricevo un riscontro immediato dalle persone.
La cosa bella è che continuo a divertirmi esattamente come all’inizio. Le imitazioni sono nate quasi per gioco, ma ancora oggi rappresentano il contenuto che mi diverte di più realizzare e quello che il pubblico continua ad apprezzare maggiormente.

Il teatro, invece, ti mette davanti a un pubblico vero. Cambia molto rispetto ai social?Completamente. Sui social sei nella tua comfort zone: registri quando vuoi, puoi rifare una scena se qualcosa non ti convince. Sul palco, invece, ogni momento è irripetibile. C’è uno scambio continuo con chi hai davanti e proprio questo rende il teatro così emozionante.

Oggi sei dietro al microfono, ti piacerebbe comparire davanti alla macchina da presa come attrice?
Sì, è uno dei miei sogni. In realtà ho già avuto una prima esperienza davanti alla telecamera con un programma Rai, On Air, dove ero protagonista di diverse avventure. È stato il mio primo approccio con la recitazione televisiva e mi ha fatto capire quanto mi piacerebbe continuare anche in quella direzione.

Esistono artisti che consideri dei punti di riferimento?
Tra le imitatrici trovo straordinarie Virginia Raffaele e Paola Cortellesi. Hanno una capacità incredibile di trasformarsi e ogni personaggio risulta sempre credibile. Nel mondo del doppiaggio potrei citarne tantissimi, ma una voce che porto sempre nel cuore è quella di Melina Martello. Ha interpretato personaggi iconici e ogni volta che la ascolto continuo a emozionarmi.

Molti spettatori pensano che doppiare un cartone animato sia più semplice rispetto a doppiare un attore. È davvero così?
In realtà no. Sono due lavori completamente differenti. Quando doppi un personaggio animato devi costruire gran parte della sua personalità attraverso la voce. Devi regalargli un’anima, perché il personaggio nasce proprio grazie all’interpretazione. Con un attore in carne e ossa il lavoro cambia: devi rispettarne la recitazione, seguirne il respiro, lo sguardo, le emozioni. Se l’attore ha lavorato bene, tu devi accompagnarlo senza mai sovrastarlo.

Qual è stata la prova più difficile che hai affrontato in sala doppiaggio?
Ricordo un personaggio di un film d’animazione cinese: un piccolo demone del fuoco di nome Meza. Aveva una voce estremamente roca e passava gran parte del tempo a urlare. Dopo ogni turno di doppiaggio la mia voce era davvero stanchissima. È stata una prova tecnica molto impegnativa.

Guardando i tuoi video sembra quasi naturale passare da una voce all’altra. Quanto c’è di istinto e quanto di tecnica?
La tecnica è fondamentale. Cambia il modo in cui emetti il suono, la posizione della lingua, della bocca e della respirazione. Però c’è anche un aspetto molto fisico: quando interpreto una persona anziana, ad esempio, mi incurvo spontaneamente, modifico l’espressione del viso e cerco di entrare completamente nel personaggio. Anche se nessuno mi vede, il corpo aiuta tantissimo la voce.

Hermione è uno dei personaggi che più ti hanno resa popolare. Con la nuova serie di Harry Potter speri di poterla doppiare?
In questo momento non so ancora chi se ne occuperà. Però, se dovesse esserci la possibilità, sarebbe sicuramente una bellissima occasione. Diciamo che il mio appello lo lancio volentieri.

Hai lavorato anche per Bridgerton. Che ricordo conservi di quell’esperienza?
Molto bello. Ho doppiato due pretendenti dei fratelli Bridgerton completamente opposte tra loro. Una era molto elegante e raffinata, mentre l’altra era decisamente più goffa e simpatica. Mi sono divertita tantissimo proprio perché potevo passare continuamente da un registro all’altro.

Se potessi scegliere qualsiasi attrice del panorama internazionale, chi ti piacerebbe doppiare?
La prima persona che mi viene in mente è Zendaya. È un’attrice che ammiro molto e affronta ruoli sempre diversi e complessi. Sarebbe una sfida bellissima e credo che proprio per questo mi piacerebbe affrontarla.

Chiudiamo con una curiosità che molti lettori si saranno chiesti almeno una volta. Quando doppiate un attore dovete imitare perfettamente la sua voce?
Non necessariamente. La cosa più importante è che la voce sia compatibile con il personaggio. Molto spesso il direttore di doppiaggio sceglie un interprete proprio perché la sua voce naturale si sposa già perfettamente con quel ruolo. Poi, naturalmente, bisogna adattarsi al ritmo, alle intenzioni e alle emozioni dell’attore originale.

Dalle sale di doppiaggio ai social, fino al palcoscenico, la tua carriera sembra essere in continua evoluzione. Cosa speri che il pubblico porti a casa dopo averti visto dal vivo?Spero che si diverta, prima di tutto. Ma mi piacerebbe anche che uscisse dal teatro con la consapevolezza che dietro ogni voce c’è un lavoro enorme, fatto di studio, sacrificio e tanta passione. Se riuscirò a trasmettere anche solo una parte dell’amore che provo per questo mestiere, allora avrò raggiunto il mio obiettivo.

Su quali nuovi progetti stai lavorando?
Per il momento posso solo dire che ci saranno novità importanti, sia nel doppiaggio sia in altri ambiti. Mi piacerebbe raccontare tutto, ma devo ancora aspettare.