Maria è uno dei nuovi personaggi di Don Matteo 15. Ci stiamo tutti appassionando e commuovendo per la sua storia: una ragazza di 16 che è appena diventata mamma e ha perso la memoria a seguito di un’aggressione. Lei non ricorda nulla di sé ma soprattutto nessuno la cerca. Almeno così sembra. Per fortuna a lei pensano Don Massimo (Raoul Bova), Natalina (Nathalie Guetta) e Pippo (Francesco Scali).
Maria è interpretata da Fiamma Parente, una giovane attrice che calca le scene da quando è bambina. A 12 anni ottiene una parte in un cortometraggio che le fa capire che il set è il suo mondo. Nel 2022 recita nella serie di Netflix Di4ri e poi nel film Voglio guardare. Ma con Don Matteo 15 è entrate nel cuore del grande pubblico televisivo.
Fiamma Parente ci ha raccontato del suo personaggio, di come è stato lavorare con Raoul Bova e su un set così affiatato come quello di Don Matteo (leggi anche la nostra intervista a Federica Sabatini).
In Don Matteo 15 interpreti Maria: ci racconti del tuo personaggio? Cosa ci fa in canonica?
Maria è un personaggio a cui sono profondamente legata. È una ragazza che ha vissuto un’esperienza traumatica e che non sa nulla del proprio passato. Deve riscoprire chi è, e più va avanti più emergono verità che la spaventano. Vedremo che piano piano lei con la sua testardaggine, con la sua voglia di scoprire chi è, chi è il padre del suo bambino, riuscirà a ottenere dei risultati che appunto la spaventeranno molto. Per fortuna però non è sola a fare queste ricerche. È affiancata da Don Massimo, da tutti gli altri personaggi della canonica che l’aiuteranno a stare comunque bene.
Interpretarla mi ha insegnato a non dare nulla per scontato, nemmeno qualcosa che per noi è normale come la memoria o l’identità. Maria mi ha fatto capire che non conta chi eravamo ieri, ma chi scegliamo di essere oggi e chi sogniamo di diventare domani.
Abbiamo visto che all’orizzonte c’è anche un ragazzo, Giona, interpretato da Edoardo Miulli
Sì, l’incontro con Giona sarà fondamentale. Senza fare spoiler, posso dire che diventerà un punto d’appoggio importantissimo per lei, un vero pilastro emotivo. Il loro rapporto crescerà molto e il pubblico lo scoprirà episodio dopo episodio.

Come è stato lavorare con Raoul Bova?
Bellissimo. All’inizio avevo molta paura, perché mi sentivo circondata da grandi professionisti e temevo di non essere all’altezza. Sono partita con grande entusiasmo ma ero anche un po’ in ansia. Raoul invece è stato subito disponibilissimo: mi ha aiutata a provare le scene, a modificarle, a trovare la verità dei momenti. È stato un grande maestro, da lui ho imparato moltissime cose, anche dal punto di vista tecnico, perché su un set così si lavora spesso in velocità e lui mi ha aiutato a recitare bene fin dall’inizio. Mi ha insegnato tantissimo ed è una persona splendida. Oltre ad essere un grande amico per tutti noi, per me è stato un grande maestro.
Qual è il consiglio più importante che hai ricevuto sul set di Don Matteo?
Di credere di più in me stessa. Sono molto perfezionista e tendo a non essere mai completamente soddisfatta di una scena. Mi hanno aiutata a capire che stavo facendo un buon lavoro e che dovevo fidarmi di più delle mie capacità. Questo mi ha permesso di vivere l’esperienza con più serenità, senza rovinarmela con l’ansia.
E il pubblico sembra dare ragione a chi ti ha dato questo consiglio
Sì, i messaggi che sto ricevendo sono molto positivi e questo mi ha tranquillizzata tanto. Le riprese continuano mentre la serie è già in onda, quindi la responsabilità resta, ma ora affronto tutto con più entusiasmo e meno paura.
In che modo l’esperienza di Don Matteo ti ha fatto crescere professionalmente?
È stata una grande sfida. Cambiando spesso registi, ho dovuto adattarmi continuamente a richieste e visioni diverse. Questo mi ha resa più flessibile, più malleabile come attrice. Sento di riuscire ad adattarmi meglio alle esigenze di chi mi dirige e di aver acquisito competenze che prima non avevo.
Quando è nata la tua passione per la recitazione?
Mi è sempre piaciuto il palcoscenico, nel senso che mi è sempre piaciuto fin da bambina fare spettacoli. Ho studiato danza per tanti anni. Esibirmi mi è sempre piaciuto perché sentivo proprio che il palco non mi metteva ansia, ma anzi mi trovavo a mio agio. Poi mentre ero alle scuole medie, mi divertiva imitare le persone, soprattutto quelle che mi facevano ridere. Riproducevo la voce, i gesti, le movenze, riuscivo bene a farlo. Queste imitazioni erano molto verosimili e quindi da lì con mamma abbiamo deciso di trovare un’agenzia, di iscrivermi a una scuola di teatro. Quindi ho iniziato a studiare un po’ tutto: canto, danza, recitazione, musical. E allo stesso tempo ho cominciato a fare i primi provini. Fondamentale è stata la mia partecipazione a un cortometraggio quando avevo 12 anni. Avevo una piccola parte ma lì ho capito davvero che il set faceva per me.
Hai delle attrici di riferimento?
Tra le americane adoro Uma Thurman, soprattutto in Kill Bill, e Natalie Portman. Tra le italiane seguo molto Claudia Gerini e Virginia Raffaele, anche perché le imitazioni sono state fondamentali per il mio percorso.
La danza oggi fa ancora parte della tua vita?
Al momento meno, solo per una questione di orari. In passato ho studiato tantissimi stili, dalla classica all’hip hop, dal tip tap ai balli caraibici. Mi piace molto, ma mi sento più sicura nella recitazione, nel canto e nel musical.
Su cosa stai lavorando adesso?
Sto continuando con Don Matteo, facendo provini e studiando canto lirico. Quando finiranno le riprese vorrei iscrivermi all’università, probabilmente a Lingue, continuando comunque a studiare recitazione, canto e musical.
E se arrivasse Don Matteo 16?
Ovviamente lo farei subito.