La mia nuova vita con 20 kg in meno

Sono passati tre mesi e venti chili dal giorno in cui mi sono operata di sleeve gastrectomy, e, giorno dopo giorno, sono rinata. Ecco la mia storia.

Irene Vella Giornalista televisiva Scrive da sempre, raccogli emozioni e le trasforma in storie. Ha collaborato con ogni tipo di giornale. Ha fatto l'inviata per tutte le reti nazionali. È la giornalista che sussurra alle pasticcerie e alla primavera.

Partiamo con le premesse, ho 51 anni e non voglio fare la modella, mi basta continuare a svolgere il lavoro che amo, cioè la giornalista, e raccontare la vita degli altri, raccogliere emozioni e trasformarle in storie. Dopotutto credo, senza falsa modestia, di essere anche abbastanza brava, ma avevo promesso che vi avrei tenuto aggiornate sui miei progressi, e così a distanza di tre mesi dalla sleeve gastrectomy, e con ben venti chili in meno sulle spalle, sono qua per fare il punto della situazione. Credetemi quando vi dico che mai avrei pensato di arrivare a sottopormi ad una resezione parziale dello stomaco, l’80%, anche perché essendo cresciuta a pane e Younan Nowzaradan e le sue vite al limite, ero convinta che gli interventi bariatrici riguardassero solo i grandi obesi, i casi senza speranza, quelli che proprio non avevano altro modo di uscire dalla prigione del loro corpo.

Non ringrazierò mai abbastanza il chirurgo Sergio Carandina e sua moglie Viola Zulian (anche lei chirurgo e dedita alla lifestyle medicine) per avermi presa per mano e accompagnata in questo percorso che mi ha restituito la gioia di vivere e soprattutto non mi ha mai fatta sentire sbagliata, ma malata, perché sì amiche, l’obesità è una malattia, e quando le analisi ti mettono davanti al fatto di avere il fegato grasso, il colesterolo a 280 e di soffrire della sindrome di gravi apnee notturne, non è più questione di body positive o di accettazione, diventa una questione di salute, che è poi il motivo principale per cui ho deciso di operarmi.

Ci tengo a sottolineare che per accedere all’intervento ci sono dei requisiti “sine qua non”: bisogna avere un indice di BMI di 35 minimo e con patologie accertate, o sopra i 40 senza, e io rientravo nella prima categoria e così sono stata inserita nel protocollo che segue le linee generali della Sicob (Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche) e ho potuto usufruire di tutti gli accertamenti necessari a carico dell’azienda sanitaria nazionale, ed essere operata il 3 maggio 2021 presso la clinica Madonna della Salute di Porto Viro.

Viola Zulian e Sergio Carandina

Sono passati tre mesi, novanta giorni, da quel momento, e ancora adesso la domanda che mi faccio più spesso è: perché non l’ho fatto prima? La risposta che sono riuscita a darmi è che probabilmente non era il momento. Già perché l’intervento in sé non basta, è un assist che ti viene dato, un modo per rinascere quando eri rassegnata a non guardarti più allo specchio, a soffrire entrando nei negozi scoprendo che nulla di quello che ti piace ti entra, o semplicemente a piangere in silenzio pensando di meritarti quel dolore che ti stai infliggendo. Perché, diciamoci la verità, spesso e volentieri, siamo i peggiori carnefici di noi stessi, affoghiamo i nostri dispiaceri in un piatto gigante di carbonara, cerchiamo un sorriso in una vaschetta di gelato da mezzo chilo, illudendoci che tra una brioche e una torta riusciremo a essere felici, riusciremo a soffocare quella voce interiore che vorrebbe solo chiedere aiuto.

Ho capito di essere arrivata al limite quando una mattina non sono riuscita quasi ad infilarmi un paio di collant, e per mettermi le sneakers mi è venuto il fiatone, ho pensato che nessun dolore al mondo, nessuna situazione di merda, nemmeno la malattia degenerativa di mio marito, poteva avere questo potere sulla mia vita, perché i miei figli non se lo meritavano, la mia famiglia non se lo meritava. Io non me lo meritavo. Sono stati giorni impegnativi, quelli dopo l’intervento, non è tutto così semplice, e l’aiuto di uno psicologo, è fondamentale, perché con l’operazione quello che cambia immediatamente è il tuo stomaco, ma non la tua testa, e se sei abituata a consolarti con il cibo, le settimane di dieta liquida e semiliquida, saranno un duro colpo.

Confesso di aver pianto alla fine del settimo giorno, mentre mio marito e i miei figli pasteggiavano con la amatriciana e io con il brodo vegetale, ma è stato un momento, il tempo di buttare fuori il dolore sopito e represso, e ricominciare. Ho sempre ascoltato il mio corpo, proprio come mi aveva suggerito il chirurgo, non ho mai forzato, e infatti in tre mesi non ho mai vomitato, che è una delle principali conseguenze negative degli interventi bariatrici. Mi sono sempre fermata al primo sintomo di sazietà e ho imparato nuovamente a mangiare, per il gusto di farlo, e non per soffocare le mie emozioni.

Irene Vella prima e dopo (foto Irene Vella)

Dopo due mesi e mezzo sono andata anche in ferie, da sola con il marito, che due giorni prima ha visto bene di rompersi una costola, e nonostante tutto siamo riusciti a partire, staccando da tutto e da tutti, dodici giorni di sole, mare e cene sulla spiaggia. Solo che adesso invece di scofanarmi tutto il menù, prendo un secondo e non riesco nemmeno a finirlo, mi gusto due cucchiaini di gelato e non mezzo chilo, vado agli aperitivi con le mie amiche rimanendo concentrata sulle loro storie e non sul tagliere degli affettati, in pratica porto a spasso la nuova me, che riesce a sorridere di nulla, anche se questo in parte lo facevo anche prima, ma soprattutto senza quel carico sulle spalle che mi aveva appesantito l’anima e la vita.

Ho ripreso a camminare tutti i giorni, a ballare in casa in sottoveste guardandomi nel riflesso della finestra felice dei risultati raggiunti, fiera di me e di quello che sono riuscita a fare, credendo in questo nuovo inizio. Per raggiungere il peso forma mi mancano 15 chili, ma sono sicura che ce la farò, perché merito di essere la migliore versione di me stessa, e se lo meritano anche i miei figli.

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