Eriksen, quella paura che ci ha unito: le immagini che non dimenticheremo

La paura, quasi terrore, di aver assistito a una tragedia: poi l'apprensione, infine la buona notizia. Cosa ci resta del dramma di Christian Eriksen

C’è un’immagine che rimarrà indelebile negli occhi e nel cuore di chi ha seguito la vicenda di Christian Eriksen, il centrocampista della Danimarca, che durante la partita della sua Nazionale contro la Finlandia si è accasciato al suolo privo di sensi ed è stato rianimato in campo, sotto gli occhi sbigottiti di tutta Europa. È l’immagine dei suoi compagni di squadra che nel momento più spaventoso, quello in cui i medici provavano a fargli riprendere conoscenza con il massaggio cardiaco, si agganciano con le braccia uno all’altro e nonostante la paura, nonostante le lacrime impossibili da trattenere, si mettono in piedi attorno a lui, di spalle, a fare da schermo.

Perché loro non riescono a guardare e temono che stia per accadere il peggio. Mentre tutto lo stadio piomba in un silenzio tombale, loro pensano a proteggere il compagno, che altrimenti sarebbe stato alla mercè di telecamere e smartphone.

Lui giace a terra, gli occhi sbarrati. Sono attimi di terrore per chiunque stia assistendo, dagli spalti o da casa. Tutto accade in pochissimi istanti, minuti che sembrano un’eternità. Ed è straziante assistere alla disperazione della moglie di Eriksen che dalle tribune si fionda in campo per capire cosa stia succedendo, come stia l’amore della sua vita, il padre dei suoi figli. Tutto è cambiato in un secondo. Quello che era un momento come tanti altri, una partita di calcio come mille altre in pochi istanti si è trasformato in un incubo. Sembra una frase fatta, ma in un momento come quello tutte ci siamo unite alla sua paura, al suo terrore per come la vita possa in un attimo essere stravolta, senza che tu possa fare nulla.

Ed eccola un’altra delle immagini che non dimenticheremo: quella di Sabrina Kvist Jensen che viene abbracciata dai compagni del marito, il portiere Schmeichel e il difensore Kjaer, che la stringono a loro e cercano di rassicurarla, quando loro per primi sono sconvolti.

Se ora siamo qui a parlarne è perché, per fortuna, quella che poteva essere una tragedia alla fine è stata solo un enorme spavento: Christian Eriksen è vivo, è cosciente in ospedale dove sarà sottoposto a controlli, ma il suo pensiero è andato soprattutto a loro, a quei compagni che si sono stretti intorno a lui e ai quali ha chiesto di andare avanti, di tornare in campo e portare a termine la partita. Forse per chiudere un cerchio, per dimostrare che la vita è così preziosa che non bisogna perdere neanche un minuto. E anche noi, che siamo stati tutti col fiato sospeso per ore vogliamo ricordare solo il bello di questa giornata terribile: quella catena umana che nella sofferenza e nella paura ha saputo unirsi e stringersi ancora più forte. E noi con loro.

Eriksen malore

I giocatori della Danimarca che si stringono per proteggere il compagno dalle telecamere durante i soccorsi

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