Rosa Parks, la donna che col suo “no” cambiò il mondo

«Vorrei essere ricordata come una persona che voleva essere libera, così anche altre persone potranno essere libere»

Un semplice e sonoro “No” che ha cambiato la storia intera, due parole che celano una vita di lotte, sacrifici, ingiustizie e diseguaglianze. Un’esclamazione che ha lasciato il segno è che è diventata l’emblema della lotta per l’emancipazione dei neri. Così Rosa Parks disse di no, rifiutò di alzarsi e cedere il suo posto in autobus a un uomo che lo pretendeva, solo perché bianco, dando vita a una fiera e orgogliosa protesta afroamericana nel sud degli Stati Uniti.

Figlia di James Parks e Leona McCauley, Rosa nasce a Tuskegee, in Alabama, il 4 febbraio del 1913. La sua pelle è nera, ma di un nero che negli anni ’50 infastidisce gran parte della popolazione degli Stati Uniti. Sono gli anni in cui il Paese tiene separate le persone bianche da quelle di colore, una differenziazione che passa dai mezzi di trasporto pubblici, alle scuole, dai posti di lavoro fino ai ristoranti. Il diritto al voto è negato, gli afroamericani sono i reietti della società.

Questa situazione spinge Rosa Parks, nel 1943, a far parte del Movimento per i diritti civili statunitensi diventando, poi, segretaria della sezione di Montgomery della National Association for the Advancement of Colored People. Insieme a lei, anche suo marito Raymond Parks, già attivo nel Movimento anni prima.

Rosa Parks

Rosa Parks

La sera del primo dicembre del 1955, Rosa sale sull’autobus per tornare a casa dal lavoro da Montgomery. Quella sera i posti liberi riservati alle persone “come lei” sono terminati, così sceglie di proposito di occupare un altro sedile. Poche fermate più avanti ed ecco salire un uomo bianco che, seguendo le leggi in vigore, rivendica il suo posto. Ma Rosa non si alza, neanche a seguito delle intimidazioni dell’autista, dovrà arrivare la polizia, con il conseguente arresto per condotta impropria, a farla alzare dal suo posto.

Le persone dicono sempre che non ho ceduto il mio posto perché ero stanca, ma non è vero. Non ero stanca fisicamente o non più di quanto non lo fossi di solito alla fine di una giornata di lavoro. Non ero vecchia, anche se alcuni hanno un’immagine di me da vecchia allora. Avevo 42 anni. No, l’unica cosa di cui ero stanca era subire”

 “Rosa Parks: My Story”

Rosa ParksRosa Parks, foto dell’arresto

La sera stessa, Rosa viene liberata grazie all’aiuto di un avvocato bianco e antirazzista. Il giorno del processo, inizia un vero e proprio boicottaggio dei mezzi pubblici da parte della comunità afroamericana creando importanti danni al trasporto pubblico utilizzato, fino a quel momento, soprattutto dalla comunità stessa.

Passa un anno e il processo arriva alla Corte Suprema: Rosa Parks non è colpevole e, anzi, la segregazione della comunità nera sugli autobus dell’Alabama viene considerata anticostituzionale. Una vittoria, questa, di dignità umana e libertà, per Rosa e per tutti.

Da quel momento diventa The Mother of the Civil Rights movement, la donna che, come disse Bill Clinton: “mettendosi a sedere, si alzò per difendere i diritti di tutti e la dignità dell’America”.

Rosa Parks muore a Detroit il 24 ottobre 2005, la foto esposta durante la sua commemorazione è quella scattata dalla polizia nel giorno del suo arresto, perché è così che la ricorderemo per sempre: forte, coraggiosa e libera.

Vorrei essere ricordata come una persona che voleva essere libera…così anche altre persone potranno essere libere

Rosa Parks

Rosa Parks, foto dell’arresto

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Rosa Parks, la donna che col suo “no” cambiò il mondo