Dieta FODMAP, tutto quel che c’è da sapere: pro e contro

Già sentito parlare della dieta FODMAP o low FODMAPs? Utile in caso di sindrome del colon irritabile, ne abbiamo parlato con la nutrizionista dott.ssa Barbara Lodetti.

La sindrome del colon irritabile è un problema estremamente diffuso, per dare sollievo a chi ne soffre è nata la dieta FODMAP o low FODMAPs. Abbiamo intervistato la dott.ssa Barbara Lodetti, biologa e nutrizionista, per comprendere su cosa si basa, i pro e i contro di questo regime alimentare.

Perché gli alimenti FODMAPs sono dannosi e come agiscono sull’organismo?
Gli alimenti FODMAPs di per sé non sono dannosi ma il loro uso e/o abuso, può diventare particolarmente dannoso e causare seri disturbi in individui predisposti. FODMAPs è un acronimo che serve ad indicare delle molecole e dei composti contenuti in diversi alimenti. (Fermentable Oligo-Di-Mono-saccharides And Polyols cioè Oligosaccaridi, Disaccaridi e Monosaccaridi Fermentabili e Polioli). Sono, in pratica, dei carboidrati che appunto, in soggetti predisposti, creano disturbi intestinali annoverati genericamente come Sindromi dell’Intestino Irritabile (SII). Queste molecole sono scarsamente assorbibili e/o digeribili nel piccolo intestino, per vari motivi (lenti meccanismi di trasporto verso l’epitelio intestinale, ridotta attività di alcuni enzimi sull’orletto a spazzola, mancanza di enzimi, ecc.), e proprio questo fatto determina una loro rapida fermentazione da parte della flora batterica con conseguente produzione di gas che determina crampi addominali, flatulenza, gonfiore e diarrea.

I carboidrati incriminati sono:
Lattosio (disaccaride) che in genere non viene digerito e perciò fermenta a causa della flora batterica. Presente in latte, formaggi freschi, gelati e alimenti additivati di lattosio tipo prosciutto cotto.

Fruttosio (monosaccaride) che, se assunto in quantità significative viene mal assorbito. Presente in frutta in particolare mele, pere, pesche, mango, anguria, albicocche, ciliegie; miele; alimenti contenenti zucchero, il saccarosio è infatti costituito da una molecola di fruttosio e una di glucosio, come biscotti, marmellate, yogurt con zucchero, dessert, merendine, snack, bibite dolci, concentrati di frutta, conserve di frutta, succhi di frutta, frutta secca.

Fruttani e Galattani (oligosaccaridi) anch’essi rapidamente fermentabili, il che può determinare la comparsa di sintomi gastrointestinali indesiderati. Tra le verdure: carciofi, asparagi, barbabietole, cavolini di Bruxelles, broccoli, cavoli, finocchi, aglio, scalogno, cipolle, cicoria. Tra i cereali: frumento e segale, pane, pasta, cous cous, crackers, biscotti. Tra i legumi: ceci, piselli, lenticchie, fagioli, fave. Tra la frutta: anguria, pesche bianche, cachi.

Polioli o Polialcoli (sorbitolo, mannitolo, xilitolo, isomalto) che se assunti in eccesso possono causare l’insorgenza di sintomi gastrointestinali paragonabili a quelli del malassorbimento del lattosio e del fruttosio. L’assorbimento lento può, probabilmente determinare il loro parziale malassorbimento con conseguente effetto lassativo se consumati in quantità eccessive. Presenti in frutta come mele, albicocche, ciliegie, pere, pesche, susine, prugne, anguria, avocado; in verdura come cavolfiori e funghi; in dolcificanti come sorbitolo, mannitolo, xilitolo, isomalto e presenti in moltissimi alimenti “senza zucchero” (es. gomme da masticare, caramelle sugar-free, yogurt magri alla frutta, dolci ipocalorici, biscotti ipocalorici).

La dieta Low FODMAP è adatta a tutti?
No, direi proprio di no. Innanzitutto la lista degli alimenti da eliminare, in un primo momento e limitare in un secondo, dopo una graduale reintroduzione, non genera sempre gli stessi effetti, con la stessa intensità in tutte le persone. Inoltre questo tipo di dieta risulta essere parecchio restrittiva e monotona e potrebbe a lungo andare portare a delle carenze nutrizionali. Per tale motivo, in genere viene prescritta per circa un mesetto, tempo nel quale, di solito, il paziente ha significativi miglioramenti della sintomatologia in particolare per dolore e gonfiore addominale.

Ci sono controindicazioni alla Dieta Low FODMAPs o effetti collaterali?
Le controindicazioni stanno proprio nella possibilità, se portata avanti per lungo tempo, di incorrere in carenza nutrizionali, inoltre viene praticamente eliminata quasi tutta la fibra. Questo, è necessario in un primo momento per non irritare ulteriormente l’intestino, ma successivamente, un giusto apporto di fibra solubile e insolubile è molto importante. In genere, dopo circa un mesetto di regime dietetico stretto si può far assumere della fibra in piccole dosi ed eventualmente iniziare a reintrodurre sistematicamente ogni settimana un cibo appartenente ad uno dei gruppi di FODMAP.

Questa dieta ha come obiettivo un intestino sano, aiuta anche a perdere peso?
L’obiettivo di questa dieta non è di curare ma bensì di alleviare i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile. Serve per tamponare la situazione in acuto. Per tale motivo non aiuta a perdere peso, questo è un effetto secondario dovuto alla riduzione del gonfiore e del dolore addominale. E’ importante sottolineare che alla Low-FODMAPs dovrebbe essere sempre associata una rieducazione alimentare perché un intestino irritato deriva in genere da un’alimentazione scorretta, ricca di grassi, abuso di sostanze irritanti/eccitanti come il caffè e uno scarso consumo di cereali integrali, frutta e verdura soprattutto cruda.

Quali sono i punti di forza di questa dieta?
Il punto di forza della FODMAP sta nella contemporanea restrizione di tutti gli alimenti che possono creare problemi in quei soggetti sofferenti per il colon irritato, al contrario di altri approcci dietetici che in genere eliminano solo una parte di essi (ad esempio togliendo tutti i latticini o gli alimenti contenenti lattosio). L’effetto netto sul paziente è il togliergli la convinzione di essere intollerante a quel determinato cibo perché non si tratta di intolleranza ma di malassorbimento. Perciò i cibi eliminati non devono essere banditi per sempre ma possono, con le dovute accortezze, e anche questo è molto soggettivo, essere reintrodotti nelle giuste quantità.

Quali possono essere le difficoltà nel seguire questa dieta e come si potrebbero superare?
Le difficoltà principali stanno nell’eliminare diversi tipi di alimenti di uso comune e in genere con consumo giornaliero. Va da sé che, se viene seguita strettamente per almeno due settimane, i risultati positivi invogliano a continuare. Lo “stare bene” è la miglior spinta per continuare.

Dieta FODMAP, tutto quel che c’è da sapere: pro e contro