Scottature anche con la crema solare: il motivo nella quantità

Ecco spiegata la ragione per la quale tendiamo a scottarci anche quando utilizziamo la crema solare: utile guida alla quantità da adoperare

Molte persone utilizzano un quantitativo limitato di crema protettiva. Un’abitudine dannosa, che espone al rischio di scottature solari.

L’estate non è solo relax e abbronzatura. Il gran caldo e la continua esposizione al sole, soprattutto in spiaggia, può infatti portare anche qualche spiacevole sorpresa. Il riferimento è alle odiose scottature, che provocano un acuto dolore dopo qualche ora, che può prolungarsi anche per dei giorni, nel caso di pelli particolarmente sensibili.

Dal gran rossore si passa rapidamente a una pelle abbronzata, che però avrà vita breve. L’epidermide bruciata inizierà il proprio ricambio, generando un effetto fastidioso alla vista e al tatto. I casi più gravi riguardano colori i quali si dedicano alla tintarella senza le dovute cautele. In tanti non fanno uso della crema di protezione ma, anche quando tale protezione viene applicata, il rischio scottatura non è del tutto scongiurato.

Viene però da chiedersi perché si debbano sopportare le bruciature nonostante si sia stati cauti nel prendersi cura del proprio corpo? La risposta è semplice e non riguarda la crema utilizzata, bensì la quantità che si è scelto di applicare sulle zone sensibili tra viso, braccia, addome, gambe e schiena.

Stando a uno studio condotto dai ricercatori del King’s College di Londra, risulta evidente come in molti applichino la crema con una certa leggerezza. Il quantitativo che le case di produzione utilizzano per mettere alla prova l’effettiva efficacia del prodotto è di due milligrammi per centimetro quadrato.

Dopo aver ridotto lo spessore delle creme analizzate, gli studiosi hanno riscontrato i danni per la pelle, quando la crema solare utilizzata è al di sotto della soglia minima. Nel caso di una protezione 50%, il risultato ottenuto è inferiore del 60% rispetto alle garanzie fornite dall’etichetta.

Il test è avvenuto su dei volontari dalla pelle chiara, posti a tintarella forzata per cinque giorni consecutivi. Grazie a una biopsia è stato possibile dimostrare come tale gruppo, costantemente sottoposto all’esposizione ai raggi UV, abbia ricevuto un danno al DNA nelle aree non protette dalla crema.

Questi danni sono stati ridotti nelle aree in cui la crema è stata applicata con uno spessore di 0.75mg per centimetro quadrato. Ulteriormente ridotti invece quando si è rispettata la norma dei 2 mg. Nessun timore di abbondare con la crema dunque, anche se questo dovesse comportare il dover sopportare quel fastidioso ‘effetto fantasma’.

Scottature anche con la crema solare: il motivo nella quantità