Alla Paris Fashion Week 2026 basta un attimo perché uno sguardo si fermi su un dettaglio preciso. Una linea, un colore, un movimento. In mezzo a una stagione dominata da silhouette rigorose e minimalismi calibrati, la passerella di Chloé sceglie invece la strada opposta: volume, leggerezza e un romanticismo che sembra arrivare da un’altra epoca. Ed è proprio dentro questa atmosfera che appare Vittoria Ceretti, avvolta in un total red scenografico che cattura immediatamente l’attenzione.
Vittoria Ceretti protagonista alla Paris Fashion Week 2026
La presenza di Vittoria Ceretti alla Paris Fashion Week 2026 è ormai una certezza. La modella italiana è diventata negli anni uno dei volti più richiesti delle passerelle internazionali, capace di attraversare universi estetici molto diversi tra loro senza mai perdere la propria identità.
Sulla passerella di Chloé il suo passo diventa parte integrante della scenografia. Il look total red è costruito per muoversi, oscillare, respirare. La blusa ampia scivola sulle spalle lasciandole scoperte, mentre una serie di balze leggere incornicia il busto creando una struttura morbida ma scenografica.
Il nodo sul décolleté introduce un dettaglio quasi romantico, che dialoga con l’estetica della collezione. Le maniche sono voluminose, raccolte ai polsi, e accompagnano ogni movimento con un effetto fluido. Nulla è rigido, nulla è trattenuto. La parte inferiore dell’outfit continua lo stesso racconto visivo. La vita è segnata da una fascia arricciata da cui si sviluppa una gonna ampia, composta da strati di tessuto che si muovono come onde mentre la modella cammina.
Il rosso è assoluto, intenso, senza distrazioni cromatiche. Un colore pieno che amplifica la presenza scenica di Vittoria Ceretti e trasforma il look in uno dei momenti più memorabili della sfilata.

Il look Chloe: romanticismo contemporaneo e spirito folk
Per la collezione presentata alla Paris Fashion Week 2026, Chemena Kamali ha guardato lontano nel tempo. La direttrice creativa ha dichiarato di essersi ispirata a un immaginario folklorico e artigianale che affonda le radici nella storia stessa di Chloe. Il riferimento è anche culturale: la fondatrice del brand, Gaby Aghion, era nota per il suo spirito anticonformista e per l’idea di moda libera, lontana dalle rigidità dell’alta couture più formale.
In passerella questa visione prende forma attraverso abiti costruiti con enormi quantità di tessuto. Alcune gonne, secondo quanto raccontato nel backstage, sono realizzate con oltre venticinque metri di materiale, mentre gli abiti arrivano anche a trentacinque metri. Il risultato è evidente: i capi non seguono il corpo, ma lo accompagnano. Fluttuano, si aprono, si gonfiano leggermente mentre le modelle attraversano lo spazio della passerella.

Nel look indossato da Vittoria questa idea si traduce in una silhouette volutamente ampia, quasi teatrale. Le balze, le ruches e le stratificazioni richiamano una femminilità romantica che sembra uscita da un’altra epoca. Non a caso molti osservatori hanno parlato di una vera e propria “ode all’era Laura Ashley”, il periodo in cui la moda celebrava il valore del fatto a mano, del ricamo, dei tessuti naturali e delle silhouette morbide.
Gli accessori completano il racconto visivo della collezione. Borse con inserti in pelo, cinture con grandi fibbie decorative, orecchini pendenti e collane con ciondoli importanti impreziosiscono i look. Anche gli occhiali da sole diventano parte integrante dello styling, spesso scelti in forme rotonde dal gusto dichiaratamente anni Settanta.