Durante un recente incontro all’Università di San Francisco, Nicole Kidman ha rivelato di aver intrapreso un percorso per diventare una “doula della morte” (death doula, in inglese). Una scelta che profuma di umanità e che affonda le radici da un dolore profondo: la perdita dell’amatissima madre, Janelle Ann Kidman, avvenuta nel settembre 2024.
La nuova missione di Nicole Kidman
Per Nicole Kidman non si tratta di un semplice cambio di carriera, ma di una vera e propria missione. Nessuna intenzione di buttare all’aria decenni di cinema e successi, piuttosto la volontà di fare la differenza, in un mondo che spesso corre troppo veloce. L’attrice ha deciso di prendersi il tempo necessario per imparare a stare accanto a chi sta affrontando l’ultimo viaggio in questa vita.
Una decisione maturata in un momento che per la Kidman è stato molto difficile. Mentre si trovava al Festival di Venezia per ricevere la Coppa Volpi, l’attrice è stata colpita dalla notizia della scomparsa della madre. In quella circostanza, ha parlato di una “collisione tra vita e arte” che le ha spezzato il cuore: per lei Janelle era una guida, colei che le aveva trasmesso la passione per la recitazione e la forza di mettersi in gioco, arrivando alle vette più alte del successo.
“Mentre mia madre si spegneva, si sentiva sola e la famiglia poteva offrirle solo fino a un certo punto”: Nicole Kidman ha confessato quanto sia stato difficile bilanciare le richieste della carriera con il desiderio di essere “pienamente presente” negli ultimi istanti di vita della madre.
Ed è proprio vedendo quanto possa pesare la solitudine che a volte accompagna la fine della vita, che ha sentito la necessità di una figura che avesse come unico scopo quello di “stare seduti con qualcuno”. Una presenza calma e senza agenda, che semplicemente sia in grado di onorare la dignità di quel momento: “Tra me e mia sorella, abbiamo tanti figli, le nostre carriere e il nostro lavoro, e volevamo prenderci cura di lei perché nostro padre non c’era più, ed è stato allora che ho pensato: ‘Vorrei che ci fossero persone al mondo disposte a sedersi imparzialmente e a offrire conforto e assistenza‘. Quindi questo fa parte del mio percorso di crescita e una delle cose che imparerò”.
Cosa è esattamente una “doula della morte”?
Da non confondere con la doula “tradizionale”, che accompagna le donne durante il miracolo della nascita, la “doula della morte” è una figura che si pone esattamente al suo opposto. Non è un medico e non somministra farmaci, ma funge da “ostetrica dell’anima” offrendo supporto emotivo e spirituale ma anche pratico al fine vita di una persona.
Non è certamente un compito facile da portare a termine ed è per tale ragione che occorre formarsi adeguatamente. La “doula della morte” aiuta a pianificare gli ultimi giorni secondo i desideri della persona che sta morendo, creando un ambiente confortevole e familiare e, soprattutto, offrendo una presenza costante che allevia la solitudine di quei momenti. È una figura che riporta la morte alla sua dimensione naturale, diventando un aiuto importante anche per le famiglie coinvolte, per gestire il lutto tra emozioni travolgenti e incombenze pratiche.
La figura della doula del fine vita è una realtà che sta crescendo anche nel nostro Paese. Se negli Stati Uniti e nel Regno Unito è una professione già consolidata, in Italia sono nati i primi corsi di alta formazione. Tutto con una missione onorevole: nessuno merita di morire solo.