Larissa Iapichino si prende la scena agli Europei: il sogno è appena cominciato

Un salto solo e poi a riposare: la figlia di Fiona May archivia la qualificazione in un minuto e si prepara alla notte che vale il titolo continentale

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Francesca Secci

Giornalista, esperta di lifestyle

Sarda, ma anche molto umbra. Giornalista pubblicista, sogno di una vita, scrive soprattutto di argomenti di attualità, lifestyle e cura della casa.

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Un salto solo, e poi via a riposare. Larissa Iapichino ha risolto la qualificazione del salto in lungo agli Europei di atletica di Birmingham in meno tempo di quanto serva a preparare un caffè: 6,94 al primo tentativo, con la misura d’accesso fissata a 6,80. Poi la borsa in spalla e l’appuntamento rimandato a domenica sera, quando si assegna il titolo europeo.

“Dopo Tokyo non la considero una formalità. La qualificazione non è mai scontata”, ha spiegato ai microfoni della Rai.

Una faccenda di famiglia, risolta a luglio

Chi segue Larissa Iapichino da quando aveva diciotto anni sa che sul suo nome è sempre stata appoggiata una zavorra molto specifica: essere la figlia di Fiona May. Non un’atleta qualsiasi, ma la donna che nel 1998, agli Europei di Budapest, aveva saltato 7,11 metri, primato italiano rimasto in piedi per ventotto anni. Larissa Iapichino sarebbe nata quattro estati dopo quel salto, e da ragazzina si è sentita ripetere in ogni intervista che prima o poi avrebbe dovuto superarlo.

È successo il 4 luglio scorso, a Eugene, in Oregon. Primo tentativo, 7,12. Un centimetro. Il record è rimasto in famiglia, ha solo cambiato intestataria. Dopo l’atterraggio l’azzurra è andata ad abbracciare in tribuna il padre e allenatore Gianni Iapichino, che di quella misura si porta dietro una parte non piccola.

Quello che era successo a Tokyo

Il riferimento al Giappone, nelle parole di oggi, non è nostalgia. Nel settembre 2025, ai Mondiali di Tokyo, Larissa Iapichino era data per certa sul podio e non è nemmeno entrata in finale: tre salti sbagliati, quindicesimo posto, quattro centimetri di distanza dalle prime dodici. “Sono sotto shock, non ho emozioni”, disse subito dopo, chiedendo di poterne parlare in un altro momento..

Da quel pomeriggio sono passati undici mesi e la sua carriera ha cambiato dimensione. A marzo, ai Mondiali indoor di Toruń, in Polonia, è arrivata la prima medaglia iridata: un argento costruito all’ultimo salto, dietro alla portoghese Agate De Sousa.

Le “larissate”, parola sua

Il termine se l’è inventato lei, e racconta molto meglio di qualunque analisi tecnica il rapporto che ha con le proprie gare. Dopo l’argento di Toruń ha ammesso di aver lottato “anche contro le mie larissate”, ossia contro la tendenza a complicarsi la vita quando la posta in gioco sale. Nella stessa occasione aveva parlato di una specie di maledizione mondiale che si portava dietro da anni.

Chiamarla per nome, quella fragilità, aiuta parecchio. E spiega perché una qualificazione superata al primo colpo, per lei, valga più di quanto dica il cronometro.

Chi troverà in finale domenica

A Birmingham, Larissa Iapichino arriva da vicecampionessa europea in carica, dopo l’argento conquistato a Roma nel 2024 davanti al pubblico di casa, e con il miglior salto stagionale del continente nelle gambe. Ventiquattro anni compiuti a luglio, portacolori delle Fiamme Oro, un oro europeo indoor ad Apeldoorn nel 2025 e due vittorie nella classifica generale della Diamond League.

Le rivali sono le stesse di sempre. La tedesca Malaika Mihambo, già due volte campionessa d’Europa all’aperto, e Agate De Sousa, che a marzo l’ha battuta per cinque centimetri. Entrambe oggi hanno superato il turno, entrambe saranno in pedana domenica sera. Il titolo europeo all’aperto è l’unica casella ancora vuota nella bacheca di Larissa Iapichino.