La Madrague, la storia dell’ultima casa di Brigitte Bardot a Saint Tropez

La Madrague, la villa di Brigitte Bardot, non è solo una proprietà immobiliare di lusso: è diventato un simbolo culturale

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Claudia D'Alessandro

Giornalista, esperta di Spettacolo e Content Editor

Giornalista e content creator, si nutre da sempre di cultura e spettacolo. Scrive, legge e fugge al mare, quando ha bisogno di riconciliarsi col mondo.

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Brigitte Bardot era all’apice del successo quando cercò disperatamente un luogo dove sfuggire all’assalto costante dei paparazzi e alla pressione della fama parigina. Lo trovò sulla costa provenzale, lungo la Route des Canebiers. La Madrague divenne il suo rifugio, un vero e proprio santuario, un simbolo culturale della stessa vita dell’attrice, scomparsa a 91 anni e che segnò la storia del cinema.

La Madrague, la villa rifugio di Brigitte Bardot

Se Saint-Tropez è diventata la capitale mondiale del glamour e della “Dolce Vita” francese, lo deve in gran parte a una donna e alla sua casa. La Madrague, la villa di Brigitte Bardot, non è solo una proprietà immobiliare di lusso: è un simbolo culturale, un rifugio spirituale e il palcoscenico di una delle trasformazioni più celebri della storia del cinema.

Nel 1958, all’apice del successo dopo il film E Dio creò la donna, Brigitte Bardot cercava disperatamente un luogo dove fuggire dai paparazzi e dalla fama. Il luogo perfetto lo trovò la Route des Canebiers: all’epoca, La Madrague era una vecchia rimessa per pescatori, isolata e quasi selvaggia. Bardot se ne innamorò all’istante, acquistandola dai genitori di un suo amico. Il nome stesso, “Madrague”, fa riferimento alla tonnara, la rete da pesca tradizionale, sottolineando il legame profondo della casa con il mare.

La Madrague
IPA
La Madrague , la residenza di Brigitte Bardot a Saint Tropez

Lo stile della casa

A differenza delle sfarzose ville moderne che oggi costellano la Costa Azzurra, La Madrague ha sempre mantenuto un’impronta rustica e autentica, con muri in pietra, persiane azzurre e una vegetazione lussureggiante di bouganville e pini marittimi che proteggevano la privacy dell’attrice. La villa vanta un molo privato, diventato celebre per le foto che ritraevano BB mentre prendeva il sole o partiva per brevi gite in barca.

Brigitte Bardot a La Madrague
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Brigitte Bardot sul pontile de La Madrague

Chi ha avuto il privilegio di entrarvi descrive un ambiente accogliente, pieno di ricordi, libri, e soprattutto animali. “È la mia vera casa. È qui che ho lasciato il mio cuore”, raccontò l’attrice.

Il legame tra l’attrice e la sua casa è stato celebrato anche in musica: nel 1963, la canzone La Madrague divenne un successo internazionale. Con le sue note malinconiche, il testo evoca la fine dell’estate, le spiagge abbandonate e il desiderio di ritrovare la pace tra le conchiglie e il rumore delle onde.

Da tempio del cinema a santuario degli animali

Negli anni ’60 e ’70, La Madrague è stata il centro del mondo dello spettacolo: da lì sono passati artisti, intellettuali e amanti celebri dell’attrice. Tuttavia, con il ritiro dalle scene di Bardot nel 1973, la villa ha cambiato anima: col tempo è diventata un vero e proprio santuario. Negli ultimi anni della sua vita ha vissuto circondata dai suoi amati animali: cani, gatti, capre e asini.

La proprietà è stata donata da Brigitte alla sua fondazione, la Fondation Brigitte Bardot, per garantirne la protezione perpetua e assicurarsi che, anche dopo di lei, rimanga un luogo dedicato alla natura e alla causa animalista.

Gli ultimi anni Bardot li ha vissuti fra La Madrague e una seconda casa nascosta nei boschi vicini, “La Garrigue”, dove ospitava animali e dove era stata costruita una cappella privata. In un’intervista concessa a maggio a BFM TV, l’attrice rivelava di vivere “in pace, nella natura”: “adesso – aveva detto – vivo come un’allevatrice, con le mie pecore, le mie capre, i miei maiali, l’asinello e tutti i miei cani e i gatti”.

Oltre che rimanere un santuario per animali, La Madrague potrebbe avere un altro scopo: la Fondazione Brigitte Bardot ha ricevuto l’incarico di trasformarla in un museo dedicato all’attrice dopo la sua morte, in cui a seguito di permesso delle autorità, saranno collocate anche le sue esequie.

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