Kabir Bedi a Sanremo 2026, com’è cambiato il Sandokan che ha fatto innamorare intere generazioni

Una carriera internazionale e un personaggio indimenticabile: Kabir Bedi, come è cambiato il Sandokan che torna a Sanremo 2026

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Paola Landriani

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Ci sono volti che attraversano il tempo senza perdere fascino. Kabir Bedi è uno di quelli. Attore, icona internazionale e simbolo di un’epoca televisiva che ha fatto sognare milioni di spettatori, è tornato sotto i riflettori con la partecipazione a Sanremo 2026, riportando alla memoria un mito che ha segnato intere generazioni.

Per molti resterà sempre Sandokan, il pirata romantico dagli occhi magnetici e dallo sguardo fiero. Ma Kabir Bedi è molto di più: un artista che ha attraversato continenti, linguaggi e decenni di spettacolo reinventandosi senza mai perdere il suo carisma.

Kabir Bedi è Sandokan, il mito da sogno della tv italiana

Prima di diventare uno degli attori più amati negli anni ’70, Kabir Bedi aveva già alle spalle diverse esperienze tra cinema indiano e produzioni internazionali. Ma è il 1976 a segnare la svolta definitiva della sua carriera: la televisione italiana manda in onda Sandokan, lo sceneggiato di Sergio Sollima tratto dai romanzi di Emilio Salgari, destinato a diventare un fenomeno culturale.

Con il turbante, lo sguardo intenso e un fascino fuori dal tempo, Kabir Bedi entra nell’immaginario collettivo italiano. Il suo Sandokan è un eroe d’avventura, ma anche un personaggio romantico, tormentato, in grado di mescolare forza e vulnerabilità. Un pirata gentiluomo che ha fatto battere il cuore a milioni di spettatori e spettatrici.

Kabir Bedi e Carole Andrè in "Sandokan"
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Kabir Bedi e Carole Andrè in uno spezzone di “Sandokan”

Il successo è travolgente. La sigla diventa iconica, le repliche continuano negli anni, e Kabir Bedi si trasforma in una vera star internazionale. In un’epoca senza social e streaming, bastano uno sguardo e una presenza scenica potente per entrare nella storia della televisione.

Kabir Bedi e l’Italia: fiction, reality e tv cult

Se Sandokan è stato il primo grande amore italiano, il legame tra Kabir Bedi e il nostro Paese non si è mai davvero interrotto. Negli anni, l’attore è tornato spesso sul piccolo schermo attraverso fiction, programmi tv e apparizioni che hanno rafforzato un rapporto speciale con il pubblico.

La sua carriera, in realtà, è sempre stata profondamente internazionale. Da Hollywood al cinema europeo, fino alle produzioni indiane, Kabir Bedi ha lavorato in contesti diversissimi, dimostrando una versatilità rara. Eppure, ogni volta che riappare in Italia, l’accoglienza è quella riservata alle grandi icone: un misto di affetto, nostalgia e curiosità.

Nel corso della sua carriera non sono mancate le esperienze più pop: tra le presenze più amate c’è quella in Un medico in famiglia, dove Kabir Bedi entra in una delle serie più iconiche della tv italiana, dimostrando ancora una volta la sua capacità di attraversare generi e generazioni.

Kabir Bedi e Lino Banfi
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Kabir Bedi e Lino Banfi

Ma non solo: nel 2004 partecipa alla seconda edizione de L’Isola dei Famosi, arrivando fino alla finale e conquistando il secondo posto. Un percorso che lo ha riportato al centro della scena italiana, permettendo al pubblico di riscoprirlo sotto una luce nuova: più spontaneo, ironico e vicino alla vita reale. Lo stesso avviene nel 2022, quando prende parte al cast del Grande Fratello Vip.

Kabir Bedi con Aida Yespica e Francesco Facchinetti
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Kabir Bedi con Aida Yespica e Francesco Facchinetti all’Isola dei Famosi

Kabir Bedi a “Sanremo 2026”

Ancora oggi, a distanza di decenni, Sandokan resta uno dei personaggi più amati della tv italiana. E Kabir Bedi continua a esserne il volto simbolo: un’icona che ha segnato un’epoca e che ancora oggi evoca avventura, passione e un certo modo di raccontare l’eroismo.

Forse è anche per questo che Carlo Conti ha deciso di invitarlo come ospite alla prima serata del Festival di Sanremo 2026. Un ritorno carico di significato e che gioca anche sul filo della nostalgia, ma con uno sguardo al futuro: accanto a lui, infatti, Can Yaman, protagonista della nuova versione di Sandokan. Un passaggio simbolico quello ideato dal conduttore: quasi un ideale testimone tra generazioni, che unisce chi ha sognato davanti alla tv negli anni ’70 e chi scopre oggi il mito del pirata della Malesia.