Codacons “difende” Corona dopo la cancellazione dei profili social: “Due pesi due misure”

Il Codacons interviene sulla faccenda della cancellazione dei profili social di Fabrizio Corona e punta il dito sulla disparità di trattamento delle piattaforme

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Claudia Giordano

Content editor Lifestyle e digital strategist

Appassionata di marketing e comunicazione, li ha trasformati in lavoro e si divide tra la professione di social media strategist, scrittrice e content editor.

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Nelle ultime ore la presenza social di Fabrizio Corona ha subito un terremoto digitale che sta facendo discutere tutti: i profili Instagram e Facebook del fotografo sono completamente spariti, rimpiazzati dalla fredda dicitura “pagina rimossa”, mentre la sua pagina legata al format Falsissimo è stata oscurata dai gestori delle piattaforme. La decisione, confermata da più fonti, non è il frutto di un provvedimento penale, ma sembra essere arrivata dopo una serie di diffide legali e segnalazioni per violazioni delle regole di copyright e degli standard delle community avanzate da terzi, tra cui la grande emittente televisiva Mediaset e il giornalista Alfonso Signorini, da tempo nel mirino delle puntate più rumorose di Corona.

La questione però sembra essere tutt’altro che risolta tanto che, in “difesa” di Fabrizio Corona interviene addirittura il Codacons.

Fabrizio Corona, interviene il Codacons dopo la rimozione dei profili social

La rimozione delle pagine social riconducibili a Fabrizio Corona continua a far discutere e ora finisce sotto la lente d’ingrandimento del Codacons. L’associazione dei consumatori ha sollevato forti perplessità sul comportamento delle principali piattaforme digitali di proprietà di Meta, Google e TikTok, accusandole di applicare criteri incoerenti nella gestione delle presunte violazioni delle loro stesse regole.

In una nota diffusa nelle scorse ore, il Codacons ha chiarito di non voler entrare nel merito dei contenuti pubblicati dall’ex fotografo dei vip, sottolineando che ogni valutazione in tal senso spetta esclusivamente alla magistratura. Tuttavia, l’associazione punta il dito contro il modo in cui i colossi del web avrebbero agito in questa circostanza, rimuovendo rapidamente i profili social legati a Corona.

Secondo il Codacons, infatti, in numerosi casi analoghi riguardanti presunte diffamazioni online o gravi violazioni della privacy dei minori, le stesse piattaforme non sarebbero intervenute con la stessa tempestività. In diverse occasioni, denuncia l’associazione, contenuti segnalati da cittadini o dallo stesso Codacons sarebbero rimasti visibili per lungo tempo, nonostante ripetute richieste di rimozione.

Questa disparità di trattamento fa sorgere il sospetto tanto che il Codacons ha voluto specificare che in questo caso sono stati applicati “Due pesi e due misure che fanno sospettare la possibilità che queste grandi piattaforme intervengano con attività di oscuramento e rimozione delle pagine solo quando le violazioni hanno risalto sui mass media e diventano casi di cronaca”.

L’associazione dei consumatori conclude chiedendo maggiore trasparenza e uniformità nell’applicazione delle regole da parte delle piattaforme digitali, affinché non vi siano cittadini di serie A e di serie B nella tutela dei diritti online.

Fabrizio Corona, violazione del diritto d’autore o censura?

La rimozione dei profili social di Fabrizio Corona sembrerebbe essere stata favorita da una serie di segnalazione da parte di terzi, tra cui sembrerebbe esserci anche Mediaset e il giornalista Alfonso Signorini, da tempo nel mirino delle puntate più rumorose di Corona.

Nei video di Falsissimo, Corona aveva infatti ripubblicato contenuti tratti da programmi tv e rilanciato accuse e retroscena che hanno fatto impazzire gli utenti per settimane, ma che secondo i legali di Mediaset violavano il diritto d’autore. Dopo che alcune puntate erano già state rimosse per questo motivo, la piattaforma proprietaria dei social, ovvero Meta, ha deciso di intervenire in modo più drastico, oscurando sia il profilo personale di Corona sia quello del suo show digitale.

Una scelta che ha subito scatenato reazioni: dal fronte della difesa, l’avvocato di Corona ha dichiarato “È in gioco la libertà di parola” e ha invitato a guardare con sospetto l’intervento delle piattaforme, sostenendo che simili decisioni mettano in discussione la libertà di parola online.

Sul versante opposto, chi appoggia la rimozione sottolinea come anche i contenuti più scatenati debbano rispettare leggi e regolamenti, soprattutto quando entrano in scena diritti d’autore e rischi di diffamazione. Al momento, l’unico spazio digitale dove Corona resta visibile è il profilo Threads e il suo canale YouTube, ma con contenuti limitati o esclusivi.