Britney Spears chiamò il 911 per chiedere aiuto: il retroscena

Britney Spears chiamò il 911 per chiedere aiuto: il nuovo retroscena sulla battaglia della popstar per tornare libera

Britney Spears chiamò il 911 per chiedere aiuto: spunta un nuovo retroscena nella spinosa vicenda legata alla popstar che ormai da oltre dieci anni è sotto la tutela del padre Jamie. L’uomo, come è noto, gestisce la vita della cantante in ogni aspetto, sia finanziario che privato, grazie a una legge, la conservatorship. La tutela legale, conferita da un giudice al padre di Britney nel 2008, oggi è divenuta per la Spears una sorta di prigione da cui sta cercando di uscire in ogni modo.

Ora un’inchiesta del The New Yorker svela nuovi inquietanti retroscena. Poco prima di testimoniare in tribunale, raccontando pubblicamente il suo dramma, Britney sarebbe riuscita a eludere la sorveglianza del padre e del suo staff, chiamando il 911. Una telefonata in cui la popstar avrebbe denunciato degli abusi nella tutela legale. A rivelarlo sono stati i giornalisti Ronan Farrow e Jia Tolentino che hanno scoperto alcune anomalie in quanto accaduto.

La telefonata al 911 infatti non è stata resa pubblica, come vorrebbe la prassi, ma è stata secretata perché parte di un’inchiesta in corso. Non solo: i reporter hanno anche scoperto che dopo la chiamata di Britney “membri del suo team legale cominciarono a scambiarsi frenetici sms. Erano preoccupati di cosa avrebbe potuto dire l’indomani”.

Farrow e Tolentino hanno interpellato diverse persone che hanno vissuto accanto alla Spears, sperimentando l’esistenza intorno a lei di una gabbia dorata da cui non riesce a fuggire. Britney sarebbe isolata da tutto e da tutti, senza possibilità di utilizzare un telefono o fare chiamate. Riceverebbe inoltre una paghetta di duemila dollari a settimana. “La sua è una situazione alla Handmaid’s Tale”, ha spiegato il suo ex truccatore. Mentre un’amica, che oggi non può più frequentare la popstar, ha svelato che l’udienza per conferire la tutela legale di Britney al padre durò pochi minuti. “Nessuno testimoniò, non ci furono domande, neanche a lei. Britney non ha mai avuto una chance”, ha ricordato.

All’epoca il compito di rappresentare la cantante venne affidato dal giudice al legale Sam Ingham. L’avvocato da allora viene pagato da Britney 520 mila dollari l’anno e alcune fonti sono convinte che l’uomo sia dalla parte di Jamie e lo tenga costantemente informato riguardo i movimenti della star.

La Spears ha anche deciso di abbandonare definitivamente la musica e il suo storico manager, Larry Rudolph, ha annunciato di voler lasciare l’incarico inviando una lettera ai tutori legali della popstar, il padre Jamie e l’avvocato Jodi Montgomery. L’agente della star, che le è stato accanto per ben 25 anni, ha rivelato di non avere più contatti con lei da oltre due anni e non aver avuto nessun ruolo nella sua battaglia legale.

“Sono passati più di due anni e mezzo dall’ultima volta che io e Britney abbiamo comunicato, ovvero quando mi informato che voleva prendersi una pausa dal lavoro a tempo indeterminato. Oggi però ho capito che l’intenzione di Britney era quella di ritirarsi ufficialmente”, ha affermato l’agente. E poi ha aggiunto: “inizialmente sono stato assunto su richiesta di Britney per assisterla nella sua carriera.e come suo manager, credo che sia nell’interesse di Britney di mettermi dal suo team poiché i miei servizi professionali non sono più necessari“.

“Sarò sempre incredibilmente orgoglioso di ciò che abbiamo realizzato nei nostri 25 anni insieme – ha concluso Rudolph -. Auguro a Britney tutta la salute e la felicità del mondo e sarò lì per lei se avrà ancora bisogno di me, come ci sono sempre stato”.

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