Mustang, il docu-film emozionante di Kasia Smutniak: la promessa fatta a Pietro Taricone

Con Mustang Kasia Smutniak mantiene una promessa fatta a Pietro Taricone vent'anni fa: nel docu-film c'è anche la figlia Sophie

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Serena De Filippi

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Alcune promesse restano sospese per anni, in attesa del momento giusto per compiersi. Quella di Kasia Smutniak ne ha attesi oltre venti, ed è diventata un docu-film. Si intitola Mustang il nuovo lavoro dell’attrice e regista, un documentario che ci porta alla scoperta di un posto lontano, un viaggio compiuto insieme a Pietro Taricone quando erano poco più che ragazzi. Un racconto delicato che riporta, con dolcezza, il volto e il ricordo dell’uomo che le è stato accanto. E quella promessa che ha finalmente trovato il suo compimento, anche grazie alla figlia Sophie.

Mustang, il docu-film di Kasia Smutniak

Come è nato Mustang, il nuovo docu-film di Kasia Smutniak? Sophie Taricone, ormai cresciuta, si è imbattuta in un archivio di vecchie riprese: c’era l’amato papà, la mamma giovanissima, i sentieri himalayani percorsi tanti anni prima.

Kasia Smutniak e Pietro Taricone
Ansa
Kasia Smutniak e Pietro Taricone

Per capire quel materiale, però, bisogna riavvolgere il nastro fino a quando Kasia Smutniak e Pietro Taricone erano appena agli inizi della loro storia, quando presero un aereo, misero l’essenziale in spalla e si affidarono a una telecamera, diretti verso una zona precisa del Nepal, incastonata tra le vette: la regione del Mustang. Un posto dove non c’era neppure la strada, e dove la vita scorre come secoli fa. Rimasero folgorati da quella comunità e, prima di ripartire, si dissero una cosa semplice: sarebbero tornati, un domani, per fare la loro parte nel proteggere un patrimonio così fragile.

Il seguito, chi conosce la loro storia lo sa. La vita ha preso una piega crudele: Taricone è venuto a mancare nel 2010, ancora giovanissimo, dopo un lancio con il paracadute finito in tragedia. Aveva trentacinque anni. Quella parola data, in cima al mondo, è rimasta lì, sospesa, come un debito d’affetto che nessuno dei due avrebbe mai immaginato di lasciare inevaso.

Il ritorno nel passato

Tornando su quei luoghi con la figlia accanto, Kasia Smutniak incrocia la strada di Kunzom, una donna dalla forza non comune. Da quell’incontro nasce qualcosa: nell’angolo più sperduto di quella regione prende vita un istituto per i più piccoli, così che possano istruirsi restando vicino ai propri cari, senza lo strappo di dover partire. Il patto stretto vent’anni prima, finalmente, viene mantenuto.

A fare da filo conduttore, lungo tutta l’opera, è il punto di vista di Sophie. È lei ad accompagnare chi guarda dentro una vicenda che parte dall’album di famiglia per parlare a chiunque. Più che un progetto portato a termine, questo documentario ha l’obiettivo ambizioso di ragionare sul trascorrere degli anni, su ciò che svanisce e su ciò che invece si salva. Un interrogativo che riecheggia quell’eterno mutare delle cose che da quelle parti porta il nome di Samsara.

Firmato dalla Smutniak con Marella Bombini, il progetto è targato Fandango e ha potuto contare sull’apporto della onlus dedicata a Taricone e sull’appoggio della realtà buddhista italiana. Alla produzione compare anche Domenico Procacci, oggi legato all’attrice. Un’impresa condivisa, dunque, in cui il capitolo più privato di una vita si mette al servizio di uno scopo che riguarda molti.